Politici, svegliatevi: il Veneto rischia di diventare un enorme ospizio

Si parla tanto di famiglia tradizionale e di dialetto nelle scuole. Ma i dati sulle nascite e sull’invecchiamento fanno rabbrividire

L’Italia ( e il Veneto) non è un paese per vecchi? Falso. Chi è andato in pensione con il retributivo se la passa meglio di molti giovani lavoratori. Negli ultimi 20 anni poi le famiglie con un over 65 come capofamiglia hanno aumentato il loro patrimonio del 60%, mentre le famiglie con un under 35 lo hanno dimezzato. Poi questi figli del baby boomers vecchi non lo saranno mai: leggono, vanno a teatro, se ne vanno a sciare e viaggiano in moto. Hanno inventato la giovinezza e non hanno alcuna intenzione di sbarazzarsene. Però, c’è un però. I dati sono inquietanti. L’Italia si sta trasformando in una casa di riposo. Il Veneto rischia di diventare un gigantesco ospizio. Un landa popolata da girelli e dentiere.

Perché sta succedendo tutto questo? Perché gli italiani da decenni hanno smesso di fare figli e adesso cominceremo a pagarne le conseguenze. Il tasso di fertilità, il numero di figli per donna, è di 1,3. E’ evidente che per mantenere l’equilibrio tra le generazioni, ognuno di noi, visto che i figli si fanno in 2, deve fare due figli. Se invece ne facciamo solo 1,3 ( un figlio e una gamba) questo significa che la generazione dei nostri figli sarà il 35% in meno della nostra. Se questo avviene per decenni, le conseguenze diventano drammatiche. Il paese si svuota, si rischia l’estinzione. Questo perché la progressione diventa geometrica e non algebrica. In poche parole, facendo pochi figli da decenni ci saranno sempre meno giovani che a loro volta faranno pochi figli. 20 anni fa avevamo 9 milioni di giovani adulti (in demografichese significa giovani tra i 25 e i 34 anni) e oggi ne abbiamo 6,7. Quindi una porzione sempre più ristretta di quei giovani che dovrebbero essere il motore del paese: quelli che hanno l’energia e la propensione all’innovazione, quelli che hanno l’ambizione e la voglia di far carriera, quelli che dovrebbero aver voglia di mettere su famiglia, di copulare e di riprodursi. Insomma, la forza trainante di una comunità. Questo è anche uno dei motivi per cui le nostre cittadine sono sempre più vuote, le nostre osterie più desolate, i nostri paesi sempre più simili a delle ghost town.

L’Istat ha fatto una proiezione che dovrebbe diventare, in un paese serio (dimenticavo siamo in Italia), l’argomento centrale nel dibattito pubblico. Se continuiamo a fare solo 1,3 figli per donna, se oggi siamo 60 milioni, a parità del flusso migratorio, nel 2060 saremo 46 milioni. Un quarto in meno e tutti molto vecchi. Una società a piramide rovesciata, con una base ampissima. Può reggere un paese così? Il Welfare State, in una nazione in cui ci saranno molti più pensionati che lavoratori, potrà resistere? Gli ultimi dati sulle nascite in Veneto confermano questa tendenza. Nel 2018 sono nati soltanto 36 mila bambini, contro i 49mila del 2008. Abbiamo diminuito le nascite di un terzo in 10 anni. Nel 2008 inoltre il saldo migratorio segnava un più 100mila persone, mentre oggi è vicino allo zero.

Questo significa che ci sono sempre più vecchi rispetto ai giovani. Nella mia Schio ci sono 177 over 65 ogni 100 under 15. Cosa hanno fatto il Doge Zaia e la sua truppa di fanatici e bizzarri difensori della famiglia tradizionale? Costoro, che non sono caduti dal cielo, ma governano dal 1995, poco o nulla. Infatti in Veneto solo il 9,6% dei bambini da 0 a 2 anni frequentano scuole per l’infanzia pubbliche o finanziate dal pubblico, contro una media del 12,6%. Siamo molto, ma molto indietro rispetto a Regioni come l’Emilia Romagna, la Val d’Aosta, il Friuli, la Toscana, il Trentino, la Lombardia e il Lazio, ma veniamo superati anche da Umbria, Liguria, Piemonte Molise e Sardegna.

Lo so che la single Donazzan era occupata ad organizzare in tutte le scuole della Regione la festa della famiglia tradizionale. Lo so che Zaia non aveva tempo, perché doveva approvare quella delibera indispensabile che promuove nelle nostre scuole il dialetto e la cultura veneta. Però, tra una politica neofeudale e una delibera al raboso, forse è ormai urgente mettere in atto delle politiche di sostegno alle famiglie. Se non vogliamo che la nostra Regione diventi una terra desolata nella quale la mela cotta avrà definitivamente sostituito il baccalà, nella quale le fabbriche e le osterie saranno vuote e gli ospizi pieni.

(ph: Photobac – Shutterstock)