Tav, analisi costi-benefici? Stesso valore dell’oroscopo

Per essere contrari non é indispensabile un lavoro tecnico che sarà usato come mezzo di manipolazione dell’opinione pubblica

La verità tecnico-scientifica che emergerà dall’analisi costi-benefici sul Tav ha lo stesso valore dell’oroscopo che si legge la mattina sui giornali. Forse esagero e sarebbe più serio dire che ha la stessa attendibilità dell’oracolo di Delfo che a quanto si narra era più politicizzato degli oroscopi. Ma di scientifico non ha nulla come ben sa chiunque conosca i limiti dell’analisi costi-benefici (ci si è dimenticati dei rischi e infatti di solito si usa il termine “Analisi Costi Rischi, Benefici”: ACRB) se la si considera uno strumento definitivo che chiude la bocca a ogni discussione.

Nel prendere decisioni, soprattutto pubbliche, l’ACRB è solo uno strumento tecnico: utile, ma parziale. Lo si applica per calcolare alcuni aspetti di un problema, ma non è idoneo a sostituirsi a un processo decisionale pubblico e soprattutto a una valutazione valida per tutti sull’opportunità di una grande (enorme) opera. Per esempio, basta cambiare l’orizzonte temporale, che in questo caso può andare dai trenta ai cento e più anni, e i risultati sono diversi. Come si quantificano i disagi pluriennali dei cantieri e come si misura l’impatto di essi su persone di diversa età e di luoghi diversi in termini di utilitarismo paretiano? È un errore pensare che l’ACRB ci possa dire se il Tav si deve fare o no. Fornirà qualche numero in più per rafforzare o indebolire i pregiudizi alla base della sua applicazione. È quindi un lavoro tecnico privo di contenuto scientifico. Lascia implicite tutte le valutazioni etico-politiche e le visioni del futuro della società e dell’economia che per un’opera del valore di miliardi e con impatti ambientali enormi e irreversibili (come li si quantificano?) sono indispensabili e non possono essere sostituiti da tabelline dell’ACRB fatte da ingegneri e da econometrici.

Alla fine, questa ACRB non sarà altro che un mezzo di manipolazione dell’opinione pubblica e una buona fonte di reddito per chi la redigerà. In passato ne ho redatte anch’io e so che le tariffe del consulente tendono a lievitare se il committente si accorge che i risultati vanno nella direzione opposta della sua convenienza. La mia onestà è sempre stata provata, non dalle conclusioni e dai numeri, ma dal fatto che ho sempre esplicitato metodo e (pre)giudizi. Se nel rapporto non erano inclusi, non accettavo di firmarlo. In genere non è necessario agire in modo così esplicito anche perché pochi consulenti, essendo tutti di formazione ingegneristica o econometrica, si accorgono delle mistificazioni: l’insieme delle domande sollevate e i termini della commessa già contengono conclusioni pressoché inevitabili. Chi farà l’ACRB del Tav è al di sopra di ogni sospetto e sono convinto che non sarà influenzato dal committente. Ma questo è addirittura peggio! Perché, per quanto sciorinerà centinaia di dati e tabelle che ai profani appariranno oggettive, metterà inevitabilmente nel lavoro, proprio quello che si vuole evitare con il ricorso al tecnico: le sue convinzioni politiche e scientifiche, certamente basate su studi e molto più dotte ed elaborate di quelle di inesperti del settore, ma pur sempre opinabili e senza rendersene conto nascoste.

Ora la realizzazione o meno della Tav non va discussa nella fattispecie concreta, ma in relazione al modello di sviluppo e di assetto territoriale che si prevede per l’Europa e l’Italia. I Paese a elevato Pil pro capite che nei decenni passati sono cresciuti di più hanno sviluppato settori a basso impatto ambientale. L’Italia è ancora la seconda economia industriale d’Europa, davanti a Francia e Regno Unito e seconda alla sola Germania che però ha più di un quarto di abitanti in più. La crisi italiana è in parte determinata dal peso ancora eccessivo di industrie quali le costruzioni che, sia pure in regresso, incidono eccessivamente sul Pil complessivo e generano impatti ambientali inaccettabili da parte di una larga parte dell’opinione pubblica. Si tratta di un settore che ha bisogno di trasformarsi profondamente e la realizzazione di grandi opere quali le strutture del Tav non ne stimola la riconversione. Interventi per la razionalizzazione, l’informatizzazione e la riorganizzazione dei trasporti sarebbero molto più trainanti per l’economia che la realizzazione di opere ad alto impatto ambientale. Inoltre, si sta facendo strada nell’occidente un’opinione pubblica diffusa, sensibile alla difesa dell’ambiente.

Sono sempre di più coloro che “per principio” sono contrari a questo tipo di opere e sono interessati nell’economia dell’intelligenza, nella ricerca, nella wikinomics e via discorrendo. Questa parte dell’opinione pubblica voterà contro in un eventuale referendum sul Tav. Un’altra parte, sostenuta dalle vecchie lobby dei vecchi grandi costruttori divoratori di commesse di Stato intrecciate con la grande finanza, sosterrà che autostrade, Tav, centri commerciali, cemento, trasporti eccetera stanno ancora alla base della crescita e anzi ne sono ancora l’unica possibilità. Chiaro che ci troviamo di fronte a uno scontro di culture e di poteri, l’uno emergente, l’altro in difesa delle posizioni. La Lega assieme a tutti gli altri partiti che hanno governato per decenni sono ovviamente a favore del Tav, mentre il M5Stelle rappresenta un’altra Italia e un’altra Europa. Non si possono fare pronostici su chi vincerà. La contraddizione del M5Stelle sta nel non volere ricorrere (da parte di alcuni) al referendum per giungere a una decisione. Io non sono sempre e per tutto a favore della democrazia diretta, ma in questo caso il ricorso all’espressione del popolo ha molto senso trattandosi di decidere su un modello di sviluppo, su una questione etica, su due diverse visioni del mondo e del futuro. Più complesso sarà decidere chi deve votare? Gli abitanti della Valle di Susa, i piemontesi o gli italiani?

(ph: imagoeconomica)