Il Gnoco non ha sesso: lasciate in pace il carnevale di Verona

“Fortezza Europa” attacca il candidato gay al “Sire” del tradizionale Bacanal. Lui ribatte (male). E una piddina polemizza mestamente col sindaco. Che tristezza

Vi prego, non rovinateci anche il Carnevale. A Verona la 489sima edizione del Papà del Gnoco, il “Sire” della festa per eccellenza in riva all’Adige, é ammorbata da polemiche degne di miglior causa sulla possibilità o meno che a vestirne i panni possa essere un attivista omosessuale, Sebastiano Ridolfi, con strascichi tutti politici fra il sindaco di centrodestra, Federico Sboarina, e l’opposizione Pd. A cominciare, per dir così, è stata l’associazione di destra radicale Fortezza Europa, che il 31 dicembre scorso su Facebook aveva attaccato la candidatura di Ridolfi, che si era presentato appunto come «attivista dei diritti Lgbt», definendola una «stortura», parlando di «simpatiche macchiette», e scrivendo che «la maschera del quartiere di San Zeno non ha bandiera arcobaleno». Insomma, non sta bene che un cittadino impegnato a favore dei gay corra alle elezioni del prossimo 10 febbraio per la corona di re del carnevale veronese.

Fin qui, tutto prevedibile: l’attivista gay che smania dalla voglia di dirlo, i fascisti che provano a impiantarci un po’ di casino, odio che sprizza dai rispettivi pori e amen. Ma poi ecco che Sboarina, sia pur a titolo personale, partecipa ad un convegno organizzato sempre da Fortezza Europa proprio sulla festività: «Il Bacanal del Gnoco: radici, storia, tradizione». Anche qua, nessuna sorpresa: il sindaco civico ha un vissuto di destra, quella di una volta, e perciò non é strano che presenzi a un evento di quell’area. Il problema é l’opportunità politica, dopo l’attacco dell’associazione di cui sopra. Alla consigliera comunale piddina Elisa La Paglia non é perso vero di gridare alla vicinanza di Sboarina agli «omofobi». Capirai la novità. Ha detto bene lui: una «polemicuccia» di nessun conto. E difatti, per la cronaca, nessun altro dai banchi delle minoranze ha mostrato interesse ad accodarsi alla La Paglia.

Dopodiché, su L’Arena di oggi, l’aspirante “Sire” Sebastiano Ridolfi é montato in groppa alla tigre e ha detto la sua: «se basta così poco per creare scandalo in città, allora significa che Verona ha più che mai bisogno di un Papà del Gnoco gay. Il mondo cammina, va avanti. Anche le tradizioni e i costumi si rinnovano». Per quel niente che vale, noi si fa il tifo per lui. Ma non perché una festa che ha quasi cinquecento anni di storia debba avere come suo uomo-simbolo un omosessuale, ma per il semplice fatto che non dovrebbe sussistere discriminazione di alcun genere che non sia, ovviamente, la veronesità (e lui, come ha dichiarato, é un «veronese de soca»), oltre che, semmai, le sue passioni e il suo lavoro.

Chi se ne frega se tizio o caio é omo o etero. Non é questo il piano su cui va onorata una tradizione antica che non ha legami, tanto meno diretti, con la questione dei diritti gay (ma potrebbe essere, che so, l’accoglienza dei richiedenti asilo o l’assistenza agli indigenti). Come tutte le tradizioni, può sì modificarsi col tempo, ma anzitutto deve trasmettere nel tempo (tradere) il senso delle origini che l’hanno fondata. Ci pare che il messaggio profondo di un carnevale, di qualsiasi carnevale, non sia il sussiegoso impegno politico-sociale, ma proprio il contrario: una liberatoria pausa dalla normalità e dai suoi ruoli. Pura gioia disinibitoria, non seriosità moraleggiante sui diritti e sui doveri. Che poi questo significato di fondo sia stato eroso dalla modernità che non distingue più fra routine e rito, questo non inficia il valore originale, residuo ma non residuale, della tradizione.

Gli unici qua ad aver ragione piena sono i consiglieri del Comitato del Bacanal del Gnoco, che hanno riaffermato la pura e semplice verità in una nota giustamente stizzita, minacciando l’annullamento del voto se non la si pianta con le strumentalizzazioni di ogni colore e provenienza: «il carnevale di Verona non è un palcoscenico sul quale esporre una qualsivoglia convinzione, sopratutto di carattere politico, ma ha la funzione di salvaguardare e tramandare le antiche tradizioni popolari del rione di San Zeno e dell’intera città, quindi la politica non entri, e se da parte dei candidati non ci fosse la volontà di rispettare tali premesse, peraltro finora rispettate, il Senato si riserva la facoltà di annullare le elezioni e di procedere con il conclave». Lo diciamo da forestieri, con ammirazione e rispetto: lo Gnoco é di genere neutro e di pura stirpe veronese, e basta. Con buona pace di chi lo usa per affibbiargli un’identità di parte. Queste minoranze: a volte più arroganti delle maggioranze.

(ph: Facebook Papà del Gnoco)