Prove di fine del mondo: crisi nucleare tra Usa e Russia

Domenica scorsa, l’ora riportata dal Doomsday Clock, l’orologio dell’Apocalisse, è stata confermata a due minuti dalla mezzanotte. Ciò significa che, idealmente, mancano 2 minuti all’ora “x”, eventualità accaduta solo due volte: nel 1957, in piena Guerra Fredda, e l’anno scorso, a causa dei test nucleari della Corea del Nord. In questi giorni le lancette sono tornate a ticchettare, in seguito all’annuncio della messa in produzione da parte degli Stati Uniti di una nuova testata termonucleare a basso rendimento W76-2. La risposta dagli antichi avversari di Mosca, che detiene il secondo armamento nucleare del mondo, non si è fatta attendere ed è arrivata sotto forma di articolo di propaganda del Cremlino pubblicato sul quotidiano Zvezda.

Nel testo, l’esperto militare Alexei Leonkov, spiega: «Se un missile Sarmat con una resa esplosiva compresa tra i 6,75 ed i 7,5 megatoni, colpisse un’area densamente popolata degli Stati Uniti ucciderebbe all’istante qualcosa come 33/37 milioni di persone. Quindi dieci Sarmat sono più che sufficienti per cancellare l’intera popolazione degli Stati Uniti». Leonkov conclude: «in qualsiasi scenario di attacco contro la Russia, l’aggressore che ha osato iniziare una guerra verrebbe completamente distrutto. Come ha detto giustamente Vladimir Putin, morirebbero tutti. Ma il presidente russo parla molto più spesso di pace ed invita i leader occidentali a porre fine allo scontro che potrebbe condurre alla guerra, l’ultima nella storia della civiltà umana».

La velata minaccia non è stata vista di buon occhio da Washington e la tensione tra le due potenze nucleari continua a salire. È di poco fa l’annuncio che gli Usa intendono ritirarsi dal trattato per il controllo della armi nucleari con la Russia. L’amministrazione Trump aveva detto che avrebbe abbandonato il trattato bilaterale se la Russia non avesse iniziato a rispettarlo, fissando così una sorta di ultimatum che scade domani, 2 febbraio. L’annuncio del ritiro di oggi avvierà comunque un nuovo periodo, di 180 giorni, per renderlo definitivo a meno che la Russia non ritorni a rispettare l’accordo firmato nel 1987. Nel frattempo, l’orologio continua a ticchettare.

(Ph. Shutterstock)

Tags: