Rifondazione Comunista: «reddito cittadinanza giusto, ma così no»

Il segretario veneto Benvegnù: «contrari a ogni sovranismo, anche di sinistra: il problema non é l’euro, ma la Bce». E critica il compagno Rizzo: «stalinista»

Ebbene sì, esistono ancora e lottano in mezzo a noi. E non intendono dismettere il nome. Sono e restano comunisti, persino in Veneto, il Veneto leghistissimo e moderato anche a sinistra. Proprio loro, già. Quelli di Rifondazione Comunista, però. Diversi da altre formazioni (come il Partito Comunista guidato da Marco Rizzo). A rappresentarli dal 2015 é il segretario regionale Paolo Benvegnù: operaio poligrafico in pensione (é stato delegato Cgil nel consiglio di fabbrica del Corriere della Sera), ha iniziato a far politica nel Psiup (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria), militando anche in Potere Operaio. Insomma, una vita a sinistra, quella rossa, non rosé. Ci tiene a precisare, a mo’ di introduzione, che «Rifondazione Comunista è presente in tutto il territorio nazionale, con 17 mila iscritti, e siamo il quinto partito nelle sottoscrizioni del 2 per mille nel 730 che compilano gli italiani». In Veneto sono presenti in tutte le province, con 50 circoli e 800 iscritti. «E nel parlamento Europeo abbiamo eletto Eleonora Forenza con la lista Tsipras», sottolinea.

Non siete morti. Avete rotto con Potere al Popolo, però, cioé con l’ultima sigla elettorale che ha raggruppato la sinistra “radicale”. Perché, e con quali prospettive?
Ci siamo rifiutati di votare su due proposte contrapposte di statuto. Non vogliamo fare un altro partitino. La nostra prospettiva rimane quella di unire forze che si riconoscono nell’ alternativa di sinistra al liberismo in tutte le sue varianti, dal Pd ai gialloverdi. Stiamo lavorando con altri per costruire la lista per le Europee con il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Nella chiarezza dei contenuti siamo sempre per proposte larghe e inclusive.

Ma quindi avete rotto per una questione tecnica, statutaria?
No, politica: non abbiamo voluto votare uno statuto a maggioranza semplice, volevamo che fosse condiviso. Con l’obiettivo di creare un soggetto aperto.

La sinistra a sinistra del Pd, per così dire, è al suo minimo storico: praticamente non è più percepita e percepibile nello scontro nazionale. Di chi sono le maggiori responsabilità?
Apparentemente la realtà è questa, ma non é detto che questo debba per forza durare. Lo spazio politico esiste ma vanno battute due tendenze: una opportunista, che fa prevalere la logica delle alleanze con il centrosinistra per eleggere a tutti i costi; e quella identitaria, che fa prevalere gli elementi divisivi sulla ricerca dell’unità. In Europa dove è prevalsa la linea unitaria esistono a sinistra forze importanti, che contano.

Chiariamo: bisogna essere aperti, come mi diceva prima, ma non del tutto, come mi dice ora rifiutando un’alleanza col centrosinistra. Ma in pratica, quanto dev’essere largo questo fronte?
Più largo possibile, ma restando alternativi al Pd, che non ha fatto nulla di sinistra in questi anni.

Quindi é un partito di destra, come dice il pentastellato Di Battista.
No, non di destra, ma é ancorato a una logica liberista. Ma é di sinistra.

Capisco. Ma tanto si sa che bisogna sempre parlarci, con la sinistra moderata e liberista, no?
No, stiamo parlando solo delle elezioni europee di quest’anno. Per le politiche ci sarà tempo.

Domanda classica ma ancor più obbligatoria oggigiorno: cosa significa essere comunisti nel 2019, e in particolare nel Veneto dove la precarietà non sembra aver intaccato l’egemonia dell’imprenditoria diffusa? Non è forse più fedeltà esistenziale al proprio credo di una vita, più che un’opzione concreta di incidere nella realtà presente?
Sono più comunista di ieri. Perché oggi più di ieri è netta l’alternativa fra socialismo o barbarie. Il capitalismo che alle origini ha avuto un ruolo propulsivo nello sviluppo della società umana oggi può sopravvivere solo inasprendo i conflitti, la guerra di tutti contro tutti. L’umanità è di fronte a un bivio: o un radicale cambiamento nel modello sociale ed economico, o la rovina. Essere comunisti oggi vuol dire battersi per dare un futuro all’umanità.

Idealmente e teoricamente il discorso fila, ma politicamente, insisto, come può rendersi spendibile la parola “comunista”, con tutto quel che evoca storicamente, e messo pure nel conto che viviamo in un’egemonia culturale liberale, di destra o sinistra che sia?
Anzitutto, Marx é ancora il filosofo ed economista più letto al mondo. Poi, voglio dire, a vedere il film sul giovane Marx c’erano tanti giovani… Ora, sarei scemo a non vedere la campagna che c’è stata per infamarne la memoria, ma non siamo fuori dalla Storia. Il comunismo parla di superamento del capitalismo, e rimane un punto fermo. Se vuole, lo chiami socialismo. Negli Usa a crescere sono i candidati socialisti del Pd, che hanno rapporti con noi.

Se dovesse dire qual è la priorità per i veneti in questo momento storico, cosa direbbe? Non l’autonomia regionale, immagino.
Il Veneto è dentro questa morsa fino in fondo. Per stare nell’ economia globale un tessuto produttivo sostanzialmente fragile e nei suoi asset principali vocato all’export non può che sfruttare al massimo la forza lavoro e il territorio. Non ho alcun dubbio che questo modello già in crisi vedrà acuirsi le contraddizioni. Bisogna costruire una proposta di alternativa che sia centrata nella difesa della dignità e la qualità del lavoro, ambientalmente sostenibile. L’autonomia regionale non è la risposta.

Perché?
Noi non siamo statalisti, siamo per un potere più vicino ai cittadini. Ma questo avviene a livello di Comuni, non in mini-Stati regionali. Non seguendo questa idea morta di autosufficienza, di “paroni a casa nostra”. Noi siamo perché i diritti siamo uguali in Veneto come in Sicilia. Ma tanto, a Zaia non concederanno i residui fiscali.

Prima citava il lavoro, per voi valore-cardine. Contrario al reddito di cittadinanza grillino?
Noi siamo d’accordo sul fatto che uno debba avere un reddito che gli garantisca la dignità. Nella passata legislatura abbiamo proposto, raccogliendo 50 mila firme, il salario sociale, che è una forma di reddito simile. Non siamo d’accordo però su come é stato impostato, in un’ottica familista e con vincoli incredibili, ad esempio sulle distanze. In ogni caso non è un’invenzione grillina, si parla di reddito di base nel dibattito fra i movimenti almeno dagli anni ’90.

A livello mediatico il comunista più conosciuto è Marco Rizzo, del Partito Comunista. Che differenze ci sono con voi, e come giudica le sue posizioni critiche sulla linea “borghese” del centrosinistra su immigrazione e diritti civili?
Marco Rizzo lasciò il Prc per sostenere il governo D’Alema, é bene ricordarlo. Piace a Fusaro, a cui piace Casa Pound. Per noi diritti sociali e diritti civili devono stare insieme, sono un tutt’uno. Marco Rizzo potrebbe chiedere sul punto qualche delucidazione ad Angela Devis, donna, nera e comunista. Va spesso in televisione perché quello che dice è funzionale alla narrazione dominante. Per noi comunismo è libertà, non una caserma con sopra una bandiera rossa. E’ uno stalinista, con lui passa il messaggio che essere comunisti significa essere a favore della Corea del Nord.

Il sovranismo, di destra o di sinistra, ha come nemico politico e istituzionale l’Ue, o meglio l’euro. Ci vede giusto, in questo?
Il sovranismo di destra e quello di sinistra non sono la stessa cosa. Il sovranismo di destra è identitario e figlio dei nazionalismi che in Europa hanno prodotto due guerre mondiali e che hanno generato fascismo e nazismo. Il sovranismo di sinistra critica giustamente l’impianto ademocratico dell’Unione Europea, ma indica una soluzione sbagliata e comunque impraticabile. Riteniamo l’Europa il centro necessario della nostra iniziativa. Il punto non è la moneta, ma il funzionamento della Bce.

Che la moneta unica sia figlia di una concezione liberista dell’economia, però, é un fatto storico. Draghi, il presidente della Bce, la considera letteralmente irreversibile, cioé eterna. Non stride tutto questo con ridurre il problema alla sola gestione dell’euro, come sostiene lei? Per lei é riformabile, il binomio Ue-Bce?
La Bce funziona come una banca privata. Il nostro debito é in mano alla speculazione privata. Se fosse acquirente di ultima istanza dei titoli di debito, non ci sarebbe speculazione. Il divorzio fra Banca d’Italia e Tesoro statale é stata anni prima del Trattato di Maastricht, che, voglio sottolinearlo, é stato bocciato soltanto da noi. E’ il funzionamento del sistema che non va, e il cambiamento va fatto in Europa, a meno di non voler tornare agli Stati nazionali, che é assurdo.