La Lega che vince: balle come se piovesse

Dal Tav ai migranti, mentire paga. Analisi del tragicomico successo di Salvini &C

Raccontare balle, in politica, è diventata la moda nazionale. Nessuno ha il coraggio di raccontare le cose come stanno; spesso nemmeno a sé stesso. Non è sempre malafede: in politica tiene banco l’idea che le persone siano stupide e distratte, meglio nasconder loro le verità difficili. Con risposte semplici (anche se sbagliate) arrivano più risultati. Ma funziona: maledetti i furbi, perché hanno ragione loro.

Partiamo dalla politica, nazionale e locale. Lasciamo stare l’opposizione, che si tafazza da sé. E lasciamo stare (per il momento) i 5 Stelle, che qui in Veneto contano pochissimo. Restano i leghisti, oggi prima forza. Tra loro, anche quelli intelligenti mentono senza problemi, convinti che sia la cosa giusta da fare. Un po’ come facevano i democristiani con Ustica, il terrorismo e la Mafia. Siamo ancora fermi lì. Vediamo tre balle chiave di questo inizio d’anno: 1) Meno clandestini anche qui grazie alla linea dura sugli sbarchi; 2) Siamo ormai una forza nazionale; 3) L’alta velocità serve e la faremo. Ecco perché sono tre bugie gigantesche.

1) Sbarco sì, ma il lunario.Nessuno sta fermando gli sbarchi e gli arrivi dei migranti (o clandestini, chiamateli come volete). Non ci riescono nemmeno gli Stati Uniti al confine col Messico, che pure hanno una fetta di terra da controllare più agevole della nostra. Eppure lì hanno fatto un muro, un muro vero, e hanno accordi meno traballanti dei nostri con i paesi di confine. Ma i viaggi continuano e non sono gli arresti, le violenze, le morti a fermarli. Pensare di riuscirci qua, in una (pen)isola che ha più coste che caste, è semplicemente ridicolo. Anche il blocco della Sea-Watch (azione almeno in parte legittima, almeno finché esiste uno Stato e dei confini nazionali) serve solo a far braccio di ferro con l’Europa, per guadagnare qualche centinaio (centinaio!) di trasferimenti. E a scaldare, per qualche giorno, gli animi di favorevoli e contrari. Sembrerà strano, ma per vincere, in politica, hai solo bisogno di due cose: crearti molti amici e altrettanti nemici. Niente è più utile di un campo diviso in due per convincerci che abbiamo un posto dove stare e una maglia da indossare o da tifare. È esattamente quel che ottengono i leghisti: persone convinte, a favore o contro, pronte a lanciarsi verso le cabine elettorali, mantenere i poteri acquisiti e appassionarsi per vittorie e sconfitte. A proposito: non è che ragionano così anche tutti gli altri?

2) Lega nord o lega nerd. La Lega non è una forza nazionale. O meglio, lo è finché centro e sud Italia faranno finta di crederlo. Ma il sogno segreto di ogni leghista di casa nostra, dal primo all’ultimo, è quello di sempre: non avere obblighi con quest’Italia, almeno dalla Toscana in giù (o direttamente dal Po, secondo altre scuole più geografiche). Il federalismo, quello che abbiamo in mente noi veneti – anche i più duri di sinistra e i puri della vecchia destra – è un federalismo tra Veneto, Lombardia, Friuli, Piemonte; l’alto Adige solo se la smettono col tedesco che qua non siamo pratici. Già con questi è difficile andare d’accordo, figurarsi con gli altri. La verità è saremmo molto più felici di federarci con la Slovenia che con la Liguria. Negatelo, se avete il coraggio. Quello che piacerebbe a noi è una federazione che gestisca decisioni e soldi tra questi confini; (poche) tasse reinvestite qui e la possibilità di conoscere faccia, nome e cognome di chiunque viaggi nei dintorni della statale 11. Un’idea provinciale, volgare, gretta, razzista, secondo molti, ma che resta salda e forte. Somigliamo più all’Arkansas che a New York.

Ma il problema, per la Lega, sono proprio i fatti, le opere, le scelte. La sua spina dorsale, insomma. Possiamo parlare fin che vogliamo dei bravi amministratori locali, ma non esiste una sola grande idea leghista che si sia dimostrata vincente e in linea con le aspettative: dalle superstrade alle autostrade, dalle ferrovie alle grandi opere, tutte le mega decisioni gestite dalla Lega (sola o accompagnata) hanno mostrato gli stessi orrori e le stesse vergogne del passato: spese folli, ricavi minimi, utilità sotto zero. Pensate alla Brebemi, la fallimentare autostrada che doveva essere il vanto della Lombardia operosa; ci è costata una follia, ha pedaggio più alto rispetto all’A4 ed è mezza vuota. Ma un amministratore così, dove lo mettereste voi?

Oppure pensate alla nostra A31, voluta e pretesa anche, e spesso soprattutto, da molti politici leghisti. Un’opera talmente fallimentare che lo ammettono, involontariamente, perfino loro. Mesi fa, intervistato da una tivù locale, un amministratore disse che la situazione non era affatto male. Alla domanda “perché mai l’autostrada è tuttora priva di autovelox?”, la risposta è stata: “perché non vale la pena di metterli: i guadagni previsti non coprirebbero nemmeno i costi”. Non lo trovate tragicomico?

3) L’alta velocità serve. Sì, come il Mose. La necessità di portare avanti il modello di alta velocità anche tra Veneto, Friuli e Lombardia, è difesa da buona parte dei leghisti al potere. Non tutti, va detto: c’è un forte critica interna, almeno tra chi ha il coraggio di dire come la pensa. Ma il mito dell’alta velocità è una bugia, accettata solo per la mansuetudine degli elettori leghisti, da sempre più di bocca buona degli elettori 5 Stelle o Pd. Il treno ad alta velocità Torino-Venezia, su cui in Veneto si discute da anni, è l’ennesima sciocchezza. Finché le stupidaggini arrivavano da Roma lo si poteva accettare. Ma ascoltare un politico o un industriale veneto che dice “Vogliamo l’alta velocità per arrivare a Milano in un’ora” è semplicemente ridicolo. E offensivo. Ragionare così significa dimostrarsi più ignoranti dei veneti della commedia all’italiana. Spieghiamolo, a questi geni, che il treno ad alta velocità per percorrere Venezia-Milano, Padova-Milano o Vicenza-Milano in un’ora c’è già. È il locale che i pendolari prendono ogni mattina per andare al lavoro. Proprio lui: di suo, quel treno insignificante corre già a 180 all’ora. E gli ultimi modelli superano i 200. Basterebbero dunque semplicissimi lavori alla linea, per dargli il via in pochi mesi.

Ma noi preferiamo applaudire chi promette linee da milioni di euro per treni da 300 all’ora. Che però, obbligati a fermarsi ogni 30 chilometri per non scontentare nessuno (da Venezia a Milano si fanno ancora cinque fermate nel 90 per cento dei viaggi), arriverebbero comunque a Milano in non meno di due ore. Esattamente come un intercity su linee normali. Ma avanti così, bugie dopo bugie: sono più facili da capire. E fanno tutti felici.