Pfas, Legambiente: «non solo acqua, prodotti alimentari a rischio»

«I Pfas fanno male perché costituiscono un fattore di rischio ulteriore nello sviluppo di una serie di malattie». Lo afferma la responsabile del settore prevenzione della Regione Veneto, dott.ssa Francesca Russo, nel corso di un convegno promosso dall’Ordine dei giornalisti a Vicenza il 23 gennaio scorso. Nello stesso incontro, la dottoressa Russo ha ricordato anche come i residenti nelle aree rurali della zona rossa che si sono sottoposti al piano di sorveglianza promosso dalla Regione, si ritrovino con percentuali di Pfas nel sangue doppie rispetto ai residenti nelle aree non rurali. «Questa è una conferma tanto importante quanto inquietante delle criticità che Legambiente con il Coordinamento Acqua Libera da Pfas solleva inascoltata da anni dalle istituzioni – dichiara Piergiorgio Boscagin di Legambiente Veneto e portavoce del coordinamento contro i Pfas – ed è ora il momento che la Regione affronti con coraggio il problema della contaminazione alimentare da Pfas e si impegni a fermare l’uso in agricoltura dei fanghi da depurazione contaminati oltre che ad avviare un censimento obbligatorio dei pozzi privati. Ad oggi – continua Boscagin – seppur richiesto esplicitamente alla Commissione regionale di inchiesta sui Pfas, oltre a non sapere dove sono e quanti sono i pozzi privati inquinati, non sappiamo neppure se siano state intercettate situazioni agronomiche in cui si sia fatto uso di fanghi di depurazione e ammendanti compostati da fanghi».

A fronte dunque di tale presa d’atto del capo della prevenzione della Regione Veneto e delle nuove indicazioni che arrivano da Efsa (autorità europea per la sicurezza alimentare) sulla necessità di rivedere al ribasso le stime sui valori limite di assunzione delle sostanze perfluoroalchiliche attraverso gli alimenti, Legambiente con il Coordinamento Acqua Libera dai Pfas tornano a chiedere un censimento completo dei pozzi di captazione privata nelle aree contaminate denominate come zona Rossa A e B, con l’estensione di tale mappatura alla zona denominata arancio, in particolare per i comuni di Sovizzo, Creazzo, Monteviale e Altavilla Vicentina, l’estensione alla zona Arancio del piano di sorveglianza nei confronti della popolazione, attualmente previsto solo per la zona Rossa, la rivalutazione delle indagini sulle matrici alimentari e zootecniche, orientandole maggiormente sui fattori di rischio agronomici e un piano straordinario di bonifica e risanamento del bacino dell’Agno-Fratta-Gorzone. L’associazione ambientalista e gli attivisti locali chiedono inoltre alla Regione Veneto di adottare iniziative presso i ministeri competenti per far recepire le nuove indicazioni dell’Efsa alle autorità sanitarie nazionali e di promuovere a livello nazionale ed europeo iniziative per l’avvio dei processi di “phasing out” del comparto chimico, industriale e conciario in particolare del bacino del Chiampo, prevedendo anche la messa al bando della produzione e della commercializzazione delle sostanze perfluoroalchiliche, comprese le nuove sostanze a catena corta. (r.a.)

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