A Vicenza si torna al Palladio. Bene, ma non benissimo

L’amministrazione Rucco ha siglato un «patto vicentino» per le prossime mostre. Ma non si spiega la latitanza di Museo Civico e Accademia Olimpica

«Noi crediamo nella cultura come motore di sviluppo della città attraverso il turismo» ha dichiarato Raffaele Colombara, consigliere di minoranza dell’amministrazione Rucco, elencando le strategie sbagliate che hanno determinato la scarsa affluenza di visitatori alla mostra “Il trionfo del colore” a Palazzo Chiericati. «Cifre deludenti e scelte errate » ha aggiunto esprimendo il pensiero della sua parte politica, informato che nei primi 52 giorni – sono già due terzi dell’intero percorso – la rassegna ha registrato 15 mila presenze. Cifra non esaltante ma normale per una mostra dai contenuti modesti – il pubblico non si lascia più sedurre dai titoli roboanti –. Eppure continua a manifestare sdegnato stupore chi non smette di fare insostenibili confronti con le mostre-evento di Marco Goldin. Gli eventi alla Goldin, fenomeni di massa basati su un turismo di passaggio, producono vantaggi economici immediati ma non promuovono la conoscenza di una città d’autore, la cui crescita dipende dalla valorizzazione del suo patrimonio storico-artistico, bene durevole e inalienabile.

Riconosciute le cause che hanno penalizzato il “Trionfo del colore”, bisognerebbe concentrarsi ora sulle mostre che puntano a recuperare l’identità culturale della città nel suo contesto socio-economico. Diversi sono gli obiettivi delle amministrazioni comunali che si sono succedute. L’amministrazione Rucco ha maturato l’idea che le mostre preconfezionate e intercambiabili non lavorano per una presa di coscienza sulla città, non esaltano la sua specifica vocazione. Gioca la carta del palladianesimo, un fenomeno che ha fatto storia nel mondo e che ha lasciato nei palazzi di città e nelle ville di campagna vicentini testimonianze memorabili. Oltre a Palladio e Tiepolo tanti nomi illustri di architetti, scultori, pittori. Ma non basta. Serve promuovere una serie di iniziative che coprano l’intero arco dell’anno. Solo la continuità di eventi tempestivamente programmati incrementerà il flusso turistico.

Si è stretto in questi giorni «un patto vicentino per far tornare le grandi mostre. Comune, Cisa, Teatro uniti per la rinascita della città, museo a cielo aperto. Si inizia dal Rinascimento ». É prevista per fine anno la prima grande iniziativa che avrà come fondamentale punto di riferimento il Palladio. Che sia la volta buona? Mostre del genere non sono mancate in passato, ma senza apprezzabili conseguenze. Sul piano promozionale, il Teatro Comunale, che ha dimostrato di sapersi muovere, metterà a frutto le sue strategie. Sul piano scientifico, il Centro Internazionale di Architettura metterà in campo il suo direttore, che ha dato ottime prove in altre città. Guido Beltramini ha dichiarato: «saranno mostre per i vicentini e non nel senso di demonizzare i turisti, che anzi sono indispensabili, ma nel senso di mettere al centro della scena pezzi della storia di questo territorio ».

Non si capisce, a questo punto, la latitanza dell’Accademia Olimpica, erede del Palladio e depositaria del Teatro Olimpico. Grande assente anche il Museo Civico, privo di un direttore autonomo e autorevole che faccia valere specifiche competenze. É auspicabile, in ogni caso, che le istituzioni impegnate nell’impresa non trascurino i loro compiti istituzionali. Spiace constatare, per esempio, che il Cisa ha perso lo slancio propulsivo di un tempo, facendo rimpiangere la presenza di maestri dell’architettura e dell’arte che hanno stimolato la ricerca e dato lustro all’istituzione.