The Cave, la trincea controculturale é a Badia Polesine

La provincia profonda nasconde inaspettati avamposti di resistenza al mainstream. Come l’Antica Rampa del «libraio militante» Moretti

La provincia trincea di (contro)cultura? E’ possibile. Perfino in quella che in Veneto é forse la più provincia di tutte: Rovigo. E sia chiaro: il termine qui vale come complimento. Come sinonimo di “strapaese”, quell’Italia profonda dei piccoli e piccolisi centri, i paesi, dove la prossimità ha un effetto benefico sulle relazioni umane. A Badia Polesine, nel Rodigino, un libraio dallo spirito conviviale anima una “caverna” in cui i libri si fondono con bicchierate da simposio: si chiama Gilberto Moretti, classe 1974, avvocato felicemente mancato, una passione per la cultura. In particolare per quella tradizionale, che gli fece aprire la prima attività antesignana di quella attuale: «nel 2008 – racconta – con la mia famiglia apriamo Il Piccolo Museo Arti e Mestieri a Malcesine sul lago di Garda, un bar e tre livelli di esposizione di attrezzi, armi e oggetti religiosi». Tre anni dopo, liberandosi uno spazio più adatto nella sua cittadina natìa, inaugura l’Antica Rampa a Badia.

«Sono state la lunga militanza fin dal 1996 nell’associazione Identità Europea fondata da Franco Cardini da una parte e la collaborazione con la casa editrice Il Cerchio di Rimini dall’altra, che mi hanno fatto pensare a come fare promozione culturale senza dover necessariamente ricorrere a finanziamenti pubblici sempre più ridotti». Una professione vissuta quindi come impegno ideale, quella di Moretti («faccio questo mestiere con lo spirito del militante, consapevole che nel mio piccolo lo posso solo punzecchiare senza dar fastidio ma vita est militia, per cui va bene così»). Dove prima c’era un pub-pizzeria fra le mura medievali nacque una libreria con un cocktail bar al piano interrato, “The Cave Socialclub”: «”libri&inebrianti” potrebbe essere una definizione appropriata di quello che proponiamo».

A domanda se la desertificazione culturale da web abbia fatto strage anche nella dimensione provinciale dal punto di vista esistenziale, e non solo intellettuale, Moretti dà un’articolata risposta in sostanza a due facce, anche se é più visibile quella orgogliosa, di chi combatte dal fronte “piccolo é bello”: «il processo di impoverimento percepito è sicuramente più lento ma c’è, e purtroppo si intensifica di anno in anno per molteplici fattori: calo demografico e fuga dei giovani che, con l’università, Erasmus e corsi postuniversitari, tendono a lasciarsi il paese alle spalle ed a subire l’attrazione di grandi centri che offrono maggiori possibiltà lavorative; la disaffezione per la politica locale come mezzo per migliorare le condizioni di vita sul proprio territorio che lascia le amministrazioni in mano a personaggi in cerca d’autore; la conseguente mancanza di visione di lungo periodo che condanna i piccoli centri a non poter immaginare un futuro diverso; la progressiva chiusura di negozi e servizi che non aiuta ad attrarre investimenti. Eppure “Strapaese” resiste perché le comunità hanno ancora un’anima alla faccia della crisi economica e della globalizzazione che ci vuole soli e precari in ogni ambito dell’esistenza, dal lavoro agli affetti. In provincia, per fortuna, non si è soli. Non beviamo il caffè di Starbucks ma non ce ne frega niente».

L’Antica Rampa ha ospitato vari nomi della cultura che si potrebbe definire alternativa al pensiero unico liberale, dal succitato Cardini a Diego Fusaro («a cui abbiamo dedicato la polibibita Fusaroni, un twist sul Negroni in chiave sovranista», battuteggia Moretti). «Non solo, con mia sorella abbiamo iniziato a caratterizzare anche il Cave con proposte diverse dal solito, abbinando cocktail a spettacoli letterari/teatrali. L’appuntamento più originale è “Il Discorso del Tè. Il cocktail delle 5pm” in cui a stuzzichini dolci e salati e a cocktail leggeri affianchiamo una lezione spettacolo di letteratura, non solo ma in particolare con l’intervento del giovane filosofo e performer teatrale marchigiano Cesare Catà». Girando per kermesse e manifestazioni in Italia, Moretti nota comunque «un certo fermento. Si sono affacciati sulla scena della cultura non conforme giovani autori e giovani editori che hanno dato una scossa positiva a questo mondo. Alcuni sono mediaticamente efficaci e così riescono ad avere un impatto positivo sulla circolazione di libri e idee. Ci sono stati in questi anni veri e propri esperimenti riusciti di superamento della dicotomia destra/sinistra come l’Alterfestival di Rovereto (Trento) o il Festival del Pensiero Ribelle nella provincia parmense, fino ad arrivare alla bella iniziativa del Festival dell’editori indipendente di Libropolis a Pietrasanta, nel Lucchese». Il passo successivo sarebbe «avviare percorsi di rete tra i giovani editori perché da soli e con poco catalogo si rischia di non fare molta strada: il rischio per questo ambiente è dato dai personalismi…».

E il Veneto, il nostro Veneto com’è, nell’ottica di un libraio-combattente? Non è poi così male, anzi: «mettiamola così: tutta l’Italia è paese ma il Veneto, secondo me, oltre ad un’identità profonda legata alla storia della Serenissima, in modo più evidente che da altre parti ha sicuramente città importanti ma non una grande città che funga da polo di attrazione così forte da annichilire del tutto le possibilità per i piccoli centri di ritagliarsi uno spazio e di proporre cose interessanti. Questo è ancora più evidente nella mia zona, dove il capoluogo di provincia, Rovigo, non è definibile come città. Diciamo che la nostra è una regione di strapaese»

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