Ultime notizie “Ansia” dal Veneto

Bestemmie nella città del Santo. Idee per smaltire la legna sull’Altopiano. Il Mose Salerno-Reggio Calabria. Ridiamo per non piangere…

La lingua del Santo
Padova: autisti a scuola di lingua elegante. (Attenzione: audio molto spinto, vietato ai minori e alle anime belle).
Ha fatto scalpore il video dell’autista del bus padovano che apostrofa con parolacce e improperi una passeggera, di origine straniera, che si lamenta per il suo stile di guida. Ditini alzati e richieste di licenziamento sono arrivate a grappoli per la violenza del linguaggio. Le critiche più severe giungono però dall’associazione Amici Bar Centrale: «Inammissibile – si legge nella loro nota – bestemmiare in modo così distratto e scarsamente creativo; consigliamo all’autista un po’ di scuola di vero veneto. Non possiamo che concordare.

Gialloblu sempre più giù
Retrocesso dalla Serie A ma rimpinzato con milionate di euro (lo prevede la ridicola logica del ridicolo calcio italiano: ti pagano se retrocedi), il Verona che doveva massacrare il campionato massacra invece le gonadi dei suoi tifosi: non vince e non convince. I tifosi le hanno provate tutte: sciopero del tifo, contestazioni, curve vuote…Una sola cosa non hanno ancora provato: smettere di ricattare la società impedendole di acquistare calciatori di colore. Fosse almeno una scelta autarchica, come il Verona degli anni 80, quando giocavano solo italiani: questo avrebbe un senso. Ma oggi ai tifosi va bene tutto: può fare il presidente anche un pluricondannato; può giocare un albanese, un ucraino, un argentino, un marziano, un elohim, un rettiliano… ma guai se non è bianco, per dio. E la società, un esempio di coraggio, accetta. Potrebbe avere tra le mani il nuovo Gullit ma niente da fare. Lo rispedisce a casa. Ma di gente con le palle ce n’è, dalle parti dell’Arena?

Mose Salerno-Reggio Calabria
5 miliardi e mezzo di euro di spesa, ovvero 5.000 miliardi di vecchie lire, una cifra con cui il Veneto avrebbe potuto comprare tre o quattro regioni di confine e ricostruire l’impero austro ungarico. Invece è il costo del Mose, l’opera più discussa d’Italia, madre di tutte le tangenti. E ce l’abbiamo proprio noi, mica quei dilettanti di Roma o Milano. Son soddisfazioni. Tiene banco l’ennesimo slittamento della data di consegna. Doveva essere il 2011, ricordiamolo, ma è diventata 2021. «Se tutto va bene, però» , sussurrano al Consorzio che la gestisce dopo lo scandalo. Dieci anni più tardi e nemmeno garantiti. Eppure, dicono i dati, l’opera è pronta al 94%. Il problema oggi? Che ci crediate o meno sono le imprese: «non è facile trovare qualcuno che faccia i lavori» dicono al Consorzio. Non è facile, diciamo noi, senza più tangenti, furti, accordi sottobanco. E intanto sott’acqua, sulle paratie, avanza la ruggine, in punti in cui l’acciaio era garantito fino al 2030. Il prossimo che vi parla dell’intelligenza e serietà dei veneti, prendetelo a badilate in faccia.

Padova: in serie C ma con un nuovo stadio
Il Padova calcio non caccia i giocatori di colore. Anzi, dei giocatori se ne occupa a tempo perso, a partire da metà campionato. Il vero impegno è destinato al nuovo stadio. Ma come, l’Euganeo è nato nel 1994, recentissimo quindi; è il secondo per grandezza nel Veneto dopo il Bentegodi, ospita atletica leggera, rugby e grandi concerti. Ma non va, sono già partiti i progetti per uno stadio tutto nuovo, più piccolo, comodo, compatto, con le tribune attorno al campo. E aggiungiamo noi, costosissimo, se no che veneti siamo? A proposito, era esattamente quello che avevano chiesto i padovani (tifosi, giocatori, appassionati, persone serie) negli anni 90. Ma che ci volete fare, siamo fatti così: ci piace fare cose inutili, pagarle milioni e milioni, arricchire pochi e mettere nel conto di tutti.

Altopiano di Asiago: un nuovo business dopo la tempesta
Pare siano oltre 300 mila gli alberi distrutti dalla tempesta di novembre, sull’Altopiano di Asiago. Ma il Veneto, sempre operoso, si è dato subito da fare. La prima cosa è stata la richiesta dello stato di calamità (e quindi di soldi), perché il primo pensiero, piaccia o non piaccia va sempre lì. Dopo le idee, le polemiche: «abbiamo un sacco di legna da vendere», ha detto qualcuno. Eh no, hanno risposto, svendere il legno non si può: sarebbe un danno per chi lo produce; nemmeno lasciarlo lì si può: sarebbe un danno per il territorio. E allora ecco l’idea vincente, lanciata da un montanaro creativo e subito sponsorizzata da Regione e Provincia: come accontentare tutti all’italiana.

(ph: Javier Brosch – Shutterstock)

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