Abruzzo, fronda M5S anti-Di Maio: «identità tradita»

I risultati delle elezioni regionali in Abruzzo segnano un forte calo di voti a favore del Movimento 5 Stelle. Il partito fondato da Beppe Grillo ha raccolto il 20,20% dei consensi, mentre la candidata governatrice, Sara Marcozzi, si è fermata al 19,70%. Un esito ben lontano da quello del 4 marzo 2018, quando il M5S aveva sfiorato il 40% dei voti, e in calo anche rispetto alla scorsa tornata regionale: rispetto al 2014, infatti, la Marcozzi ha perso per strada 30.000 voti, il M5S circa 17.000. Segno che non solo molti elettori si sono spostati a destra, votando per la Lega alleata di governo, ma anche che la campagna elettorale grillina non è riuscita ad arginare l’astensione alle urne.

E se la diretta interessata Marcozzi minimizza, dalle fila dei parlamentari 5 stelle filtra malcontento nei confronti della linea politica del leader Luigi Di Maio: «Questi risultati devono portarci a riflettere tutti! Al di là dei meccanismi delle elezioni regionali abbiamo perso 20 punti rispetto alle ultime politiche nonostante ci fossero meno liste in corsa». Scrive su Facebook il deputato M5S Davide Galantino. «Ostentare risultati e alimentare troppe speranze non paga – aggiunge – Bisogna essere sinceri e soprattutto saper chiedere scusa quando non puoi mantenere fede a tutte le promesse fatte in campagna elettorale. Che ci serva di lezione».

La collega senatrice Elena Fattori critica soprattutto le aperture alle posizioni di destra della Lega: «purtroppo tradire la propria identità non paga», dichiara all’Adnkronos. «Spero fortemente che ci sia uno scatto di orgoglio da parte del mondo 5 Stelle prima delle europee per non lasciare che abbiano la meglio le peggiori destre sovraniste. La sovranità che proponeva il Movimento era un approccio diverso. Sicuramente – insiste – occorre un ripensamento delle modalità usate sin qui che hanno avuto un effetto devastante sulla natura profonda e sulla fiducia nel Movimento. Purtroppo chi lo aveva capito sin dall’inizio non solo non è stato ascoltato, ma emarginato nelle azioni politiche reali. Non è ancora troppo tardi ma rischia di essere tardi molto presto».

(Ph. Imagoeconomica)

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