Paolo Rossi: «d’accordo con Rosso: campionato di transizione per il Vicenza»

Parla Pablito, tornato per la prima volta al Menti come dirigente della società biancorossa: «sono contento che la gente identifichi Vicenza con me»

Era il 29 novembre dell’anno scorso, già due mesi e mezzo da quando apparve la notizia che Paolo Rossi sarebbe rientrato nel “suo” Vicenza. Lo aveva lasciato giusto quarant’anni fa, nel 1979 (l’anno disgraziato della retrocessione del Real), quando il presidente Giussy Farina lo aveva ceduto in prestito al Perugia. A Pablito, il nuovo patron Renzo Rosso ha assegnato un posto del cda dell’LR Vicenza Virtus e l’incarico di ambasciatore del calcio vicentino in Italia e nel mondo. Al Menti però il capocannoniere dei Mondiali 1982 non si era ancora visto. Aveva seguito la squadra nella trasferta a Gubbio l’11 dicembre e, una settimana dopo, aveva partecipato alla festa di Natale della società nella sede Diesel di Breganze. L’esordio in casa sabato 9 febbraio, per la partita contro il capolista Pordenone.Racconta così il ritorno al Menti: «Sono andato in spogliatoio a salutare la squadra e poi sono sceso in campo e mi sono detto: ma perché non posso giocare? Poi ho guardato la carta d’identità…» L’emozione che gli anni e i trionfi di chi poi è stato campione del mondo non possono smorzare i ricordi, perfino lo scenario pressochè immutato del vecchio Menti possono creare queste illusioni. Le sue prime parole sono per spiegare il suo legame con il Vicenza: «il mio primo amore in senso assoluto, il mio lancio, le mie prime gioie. Sono diventato professionista qui, sono arrivato a vent’anni… Quella squadra è stata un miracolo».

Il Real è nato da un assemblaggio di giocatori che nessuno si aspettava così.
Era un calcio diverso, a quell’epoca si poteva costruire delle squadre in grado di far bene anche in categorie importanti. Oggi è diventato molto più complicato e quindi serve una programmazione, non bisogna aver fretta. Ma siamo tutti così appassionati e amanti di questa squadra… chi non vorrebbe vedere subito il Vicenza che risale?

La situazione del Vicenza di oggi è comunque ben diversa da quella di quarant’anni fa.
La squadra è stata presa da Renzo Rosso in un momento di difficoltà incredibile, stava precipitando, ne è uscita fuori fortunatamente, ripescata per i capelli, e adesso piano piano risorgerà. Progettualmente, nella testa c’è già. La piazza è talmente bella e importante… ci sono davvero tutte le premesse. Ho trovato dei bravi professionisti in società, hanno bisogno solo di tempo.

Paolo Rossi è soprattutto un testimonial per la squadra e quindi per la città, che si identifica visceralmente con la squadra.
Io rappresento il Vicenza un po’ ovunque. Vado spesso a Roma e a Milano e tutti mi ritengono ormai come vicentino. Sono contento che la gente identifichi con me Vicenza. È bello perché c’è una storia che prosegue. Tutti dobbiamo dare un minimo di contributo perché questa società riesca a ritrovare il posto che merita.

Rossi è un simbolo per i tifosi. Si aspettano un suo contributo importante, magari che sia un trascinatore per i giocatori.
Non ricopro nessuno delle cariche tipiche dell’organigramma di un club, sono più rappresentativo che altro. Ho voluto rientrare perché mi pareva il momento opportuno e giusto e perché la società ha ambizioni. Io so che non è facile nel calcio, bisogna averlo vissuto per capire le difficoltà per riemergere. Ma qui ci sono tutte le prerogative per far bene.

Rosso ricorda spesso che questo è l’anno zero. Che nessuno ha promesso la promozione subito.
La Serie C è un campionato complicato. Costruire una squadra subito dall’inizio, forse non da C ma da B, non è assolutamente facile. E poi lo sappiamo, tante volte si sbagliano gli acquisti. Ci vuole un mix fra qualche giocatore d’esperienza, che in questo campionato serve sempre, e giovani interessanti. Che qui ci sono. Quattro o cinque ragazzi che possono fare un’ottima carriera.

Come finirà questo campionato per il Vicenza?
Oramai la stagione va, non sappiamo come, diciamo. Ci sono però dei segnali positivi. Quest’anno, sono d’accordo con Renzo Rosso, dovrebbe essere di transizione. C’è una costruzione generale che va fatta sulla base di un programma un po’ più a lungo termine.

È molto difficile centrare la promozione dalla B alla C. Paradossalmente più che dalla B alla A. È anche un problema legato al numero di squadre nelle tre categorie?
In Serie A due squadre le toglierei, la farei a diciotto. La B si può lasciare a venti, una di più del campionato in corso. Sulla Lega Pro ci sarebbe da discutere a lungo perché la maggior parte delle società sono in grave difficoltà. Le gestioni in questa categoria sono onerose, non ci sono proventi adeguati. Io la ridurrei, anche se non saprei quanto.

(ph: Vvox)

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