Baggio ne fa 52: le migliori imprese del “Divin Codino”

Tutti i numeri del numero 10 vicentino che fatto la storia del calcio recente

Roberto Baggio, il mitico “Divin codino”, oggi compie 52 anni. Nato a Caldogno (Vicenza) nel 1967, a soli 13 anni si mise in luce nelle giovanili del Lanerossi Vicenza, segnando 110 gol in 120 partite. Con i biancorossi fu protagonista della promozione in serie B, segnando 12 gol in 29 partite. Non ancora ventenne, un grave infortunio al ginocchio destro rischiò di compromettere la sua carriera. La Fiorentina, che lo aveva appena acquistato, decise di tenerlo comunque. L’intervento comportò oltre 200 punti di sutura, una gran perdita di peso e una lunga assenza dal campo. Come se non bastasse, l’anno dopo si infortunò di nuovo. Ma forse il destino era più forte del dolore, perché Baggio ritornò di nuovo a giocare e nella stagione ’88-’89 segnò 15 gol e l’anno dopo 17, più di Maradona.

Il rapporto con la Juve parte male. La Fiorentina non può rifiutare i 25 miliardi, record per l’epoca, ma Baggio non dimentica la pazienza della società viola nei suoi momenti peggiori e compie alcuni gesti eclatanti. Alla prima conferenza stampa getta in terra una sciarpa della Juve, mentre nel primo match contro la Fiorentina si rifiuta di tirare un calcio di rigore. Nonostante i rapporti tormentati con gli allenatori Marcello Lippi e Giovanni Trapattoni, Baggio nella Juve lascia il segno. Memorabile il poker nel 5-1 contro l’Udinese e i gol decisivi nella vittoria della coppa Uefa. Nel 1993 vince il pallone d’oro.

Nel 1995 passa al Milan di Berlusconi e vince lo scudetto, uno dei pochi calciatori a vincere il campionato per due anni di fila con due squadre diverse. Nel frattempo era maturata la delusione dei Mondiali americani persi in finale con quel maledetto rigore sbagliato, ma con reti decisive per il cammino azzurro. Nel Milan ha pessimi rapporti sia con Fabio Capello che con Arrigo Sacchi. Nel 1997 passa al Bologna, poi all’Inter dove ritrova in panchina Marcello Lippi. memorabile la sua doppietta in Champions contro il Real e altri due gol contro il Parma nello spareggio decisivo per qualificarsi alla competizione europea. Anche se vorrebbe rimanere all’Inter, l’allenatore lo impiega poco e lui rescinde il contratto.

Baggio è arrivato anche ad allenarsi da solo e ha rifiutato offerte dal Giappone per non allontanarsi troppo dalla famiglia. La sua ultima impresa calcistica è legata al Brescia, squadra allenata da Carlo Mazzone dove ha giocato assieme a Pep Guardiola, attualmente uno degli allenatori più prestigiosi e vincenti del panorama calcistico. Nei 4 anni al Brescia centra sempre la salvezza e segna uno dei suoi gol più belli contro la Juve a Torino. Dopo il ritiro del campione vicentino il Brescia retrocederà. Anche se ha giocato poco con la nazionale, è l’unico ad aver segnato in tre Mondiali diversi. Dopo il calcio Baggio si è dedicato ai tre figli, alla sua passione per la caccia e ad alcune attività di imprenditore. Nel 2010 diventa dirigente della Federcalcio nel settore giovanile della nazionale  e l’anno dopo ottiene il patentino di allenatore di seconda categoria (dalla serie C in giù). Nel 2013 lascia l’incarico in Federcalcio dopo la bocciatura della sua proposta: «non ci tengo alle poltrone». Eh no, stare fermo non fa per lui, soprattutto se si pensa a ruoli di facciata. A quel punto meglio correre dietro ai figli e andare a caccia. Tanti auguri Roby.

(ph: Shutterstock – Fabio Diena)