Imprenditori entrano nel L.R. Vicenza Virtus. Era ora

Rosso ha compiuto un mezzo miracolo. Fra le new entry c’è un po’ di tutto: dai big internazionali al curioso gruppo Quei de Basan

L’azionariato della società sportiva L.R. Vicenza Virtus, ex-Bassano Virtus, si allarga e, da lunedì 18 febbraio, oltre all’azionista di maggioranza OTB (Only The Brave, la holding di Renzo Rosso) comprende altri undici soci. Per la maggior parte imprenditori vicentini, a titolo personale o con le proprie imprese e finanziarie.

Il proprietario di Diesel realizza così il primo dei numerosi obbiettivi che aveva lanciato il 30 maggio dello scorso anno, al momento della aggiudicazione da parte del Tribunale fallimentare del ramo d’azienda del Vicenza Calcio s.p.a., fallito il 18 gennaio precedente.

In realtà Rosso ha compiuto un mezzo miracolo. Perché coinvolgere gli industriali locali nel calcio biancorosso è sempre stato una mission impossible. È dal 1997 che gli appelli all’imprenditoria vicentina restano infatti senza riscontro. Ventidue anni fa una cordata di conciari guidata dal ds Gianbattista Pastorello aveva cercato di partecipare all’asta fallimentare della Trevitex, la finanziaria della famiglia Dalle Carbonare, per aggiudicarsi il Vicenza Calcio ma si era ritirata all’ultimo momento perché l’offerta degli inglesi di Stellican era superiore di tre miliardi. Nel ventennio successivo, durante la gestione Cassingena e poi quella ViFin, si erano sprecati gli appelli agli imprenditori di casa, che però si erano tenuti alla larga, forse non senza ragione. Un anno fa infine nessun industriale si era fatto avanti per rilevare dal fallimento il club non ostante l’attivismo del curatore Nereo De Bortoli.

Poi è arrivato Rosso a sparigliare l’immobilismo dei colleghi vicentini, trasferendo nel capoluogo il suo Bassano, cambiandogli nome e colori sociali e colmando un vuoto calcistico che avrebbe potuto lasciare la città, dopo 115 anni, priva di una squadra che la rappresentasse fra i professionisti.

Evidentemente l’esempio e il carisma del 10° uomo più ricco d’Italia è servito e, finalmente, una decina di nomi è salita sul carro del vincitore. Certo, il loro intervento sarebbe stato più apprezzabile dodici mesi fa, perché avrebbe evitato la perdita del titolo sportivo e garantito la continuità -reale, non solo ideale- con il passato, ma è andata così.

Mr Diesel si era impegnato a portare nel nuovo calcio vicentino i colleghi del territorio e ci è riuscito. Anche Paolo Scaroni, entrato con la propria finanziaria, può considerarsi in qualche modo espressione del vicentino anche se per attività e residenza è milanese. Il neo-presidente del Milan è infatti nato in città e ci torna con frequenza. Senza contare che è stato presidente del vecchio Vicenza dal 1997 al 1999 ed a lui sembra si debba attribuire il merito di aver convinto Renzo Rosso a subentrare in via Schio.

Gli altri componenti dell’11 presentato ieri a Breganze, nella sede Diesel, dopo aver firmato l’acquisto delle azioni davanti al notaio, sono invece tutti vicentini DOC ma non sono omogenei per consistenza industriale e notorietà. Prima di tutto ci sono infatti tre big di livello internazionale come Mastrotto (Rino Mastrotto Group di Trissino), Maltauro (tramite la controllata Sipe) e Zambon (che partecipa con la società immobiliare Cleops). Poi c’è un altro nome di fama mondiale come Dainese, ma non è chiaro se la partecipazione sia personale del fondatore Lino o dell’azienda, la cui maggioranza però è stata ceduta nel 2014 a un fondo del Bahrain.

A un livello imprenditoriale meno alto, ma comunque di eccellenza, troviamo la Omis di Sandrigo, leader nel settore dei sistemi sollevamento, e un top della Grande Distribuzione veneta come Cestaro. Chi si aspettava però di trovare un nome noto del calcio come Marcello Cestaro, già sfortunato proprietario e presidente del Padova Calcio, è rimasto deluso perché in realtà la partecipazione è personale del fratello Mario, presidente di Unicomm.

Chi invece mastica calcio da anni, ma a livello dilettantistico, è Lino Chilese (entrato con la finanziaria Futura), presidente dell’Arzichiampo che milita in Serie D e che, se quest’anno centrasse la promozione, potrebbe poi trovare come avversario nello stesso girone proprio l’LR Vicenza. Conflitto d’interessi permettendo, ovviamente.

Pelletterie Sagi e Better Silver sono due new entry di cui non si sa molto. La prima di Dueville, l’altra di Bressanvido, operano entrambe nel settore della moda. Non hanno certo lo stesso profilo degli altri compagni di cordata.

C’è infine un ultimo socio, che risulta piuttosto diverso dal resto dei nuovi. È una srl di cui fanno parte sei imprese tutte del comprensorio di Bassano, «già presenti nella compagine sociale del Bassano Virtus» come spiega il comunicato stampa della società. Il nome è pittoresco, QDB (acronimo di Quei de Basan), e non è spiegato se la quota acquistata si aggiunga o meno a quelle che già i singoli avevano nel Bassano Virtus o se invece le abbiano conferite nella srl. Non è malizioso supporre che nel gruppo ci siano fornitori della Diesel: la pratica è molto diffusa, dalla Fiat in giù. Se così fosse, caso mai si potrebbe dubitare della «fede biancorossa» di questi imprenditori, contagiati piuttosto dalla personalità del leader Rosso.

Stando sempre al comunicato di via Schio, tutti i nuovi soci condividono il progetto quinquennale che dovrebbe riportare il Vicenza in Serie A. Sarebbe interessante sapere però come. Quale quota del capitale sociale rappresentano? Le quote acquistate sono tutte uguali? Entreranno tutti nel cda? Verseranno pro quota i capitali necessari a perseguire lo sviluppo sportivo della squadra? E i soldi che ha incassato OTB dalla vendita delle azioni di sua proprietà ai nuovi soci saranno investiti nell’LR Vicenza?

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