Pfas, in zona rossa più diabete in gravidanza e bebè con anomalie

Nelle aree del Veneto più esposte a contaminazione da Pfas, si riscontra un incremento di pre-eclampsia e diabete gravidico, ma anche di bebè con basso peso alla nascita o anomalie congenite al sistema nervoso e difetti congeniti al cuore. È quanto emerge dall’aggiornamento dello studio sugli esiti materni e neonatali già condotto nel 2016 a cura del Registro Nascita – Coordinamento malattie rare Regione Veneto, coordinato dalla professoressa Paola Facchin. La Direzione Prevenzione dell’Area Sanità e Sociale della Regione del Veneto ha diffuso infatti una serie di informazioni aggiornate sull’incidenza dell’inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche (Pfas) sugli esiti materni e neonatali. Il Piano di sorveglianza sanitaria approvato con Dgr 2133/2016 e attualmente in corso prevede la chiamata attiva di un’ampia fascia della popolazione residente nella cosiddetta zona rossa, incluse le donne in età fertile. Sono già state invitate più di 20.000 donne in età riproduttiva (nate tra il 1970 e il 2002). Inoltre, un recente aggiornamento ha esteso il Piano di sorveglianza sanitaria anche alla popolazione pediatrica di 8-10 anni e ai 14enni. Ad oggi sono stati invitati già 1.270 bambini nati nel biennio 2008-2009 e 570 ragazzini nati nel 2003. Gli esiti degli esami effettuati su queste prime coorti pediatriche saranno pubblicati nel prossimo report periodico.

Per alcune delle patologie riscontrate «sarà necessario effettuare maggiori approfondimenti per consolidare i valori ottenuti, incrociando i dati con altri flussi informativi oppure allungando il periodo di osservazione», si legge in una nota della Regione. Lo studio, comunque, «mette in evidenza una possibile associazione tra alcuni outcome di salute materno-infantile e la residenza in aree esposte – spiega la Regione Veneto – fornendo risultati compatibili con quanto già emerso dalla letteratura scientifica disponibile. Tuttavia, dato il disegno ecologico dello studio, per approfondire l’esistenza di un nesso causa-effetto sarà necessario integrare i risultati ottenuti con i dati di biomonitoraggio, che forniscono informazioni sull’esposizione dei singoli individui». (r.a.)

Fonte: Adnkronos
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