Un vicentino e un bresciano alla conquista del Nepal… in bici

Un’amicizia che nasce 10 anni fa dal nostro primo incontro sullo Zugna, per puro caso, in una giornata autunnale: un giro dei tanti, una delle solite domeniche per monti. Michele con la Nomad verde e rossa, bellissima, cigolante e distrutta. Io con la Mde Bolder con Roco a molla, 17 chili di fazzoletti di rinforzo, cigolante e distrutta. Lo stesso stile, un po’ ignorante, giù dal sentiero, facendo a gara a chi riusciva a stare dentro le curve sul fondo viscido. Bellissima giornata, la ricordo come fosse ieri: da allora non manchiamo di uscire insieme. Abitudini, gusti, orari differenti nella vita di tutti i giorni, nonchè 100 chilometri di distanza tra Brescia e Vicenza, ma una volta in sella siamo una bella coppia. Negli anni ci siamo fatti tutta una serie di avventure, da viaggi nelle Alpi, in Svizzera, cime dolomitiche una dietro l’altra, spesso con condizioni non proprio ottimali. Non direi proprio che ce le andiamo a cercare: credo sia una voglia di avventura continua, di ricerca del nuovo sentiero non ancora percorso o della vallata incontaminata. Magari dormendo in tenda per salire all’alba su una cima. Questi siamo noi.

Dario

e Michele

 

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Siamo arrivati alle seconda parte del nostro viaggio, ora si entra nel vivo dell’avventura, ci lasciamo alle spalle il bellissimo lago di Phoksundo e ci dirigiamo all’interno del selvaggio Dolpo, la nostra terra sognata e quella dove nessuna guida Mtb Nepalese ha voluto accompagnarci, “difficult” dicevano e non avevano tutti i torti visto che un normale tour Enduro in quelle terre prevede al massimo un solo passo oltre i 5000mt mentre noi ne avremmo dovuto affrontare ben sette ma il tarlo di trovare il paradiso per la mountainbike con trail naturali da favola era troppo grande da farci desistere…avevamo ragione? Buona lettura su @mtbmag https://www.mtb-mag.com/nepal-in-mtb-in-autosufficienza-parte-2-aria-sottile/ [email protected]_dario .. .. .. .. @tribedistribution @lordgunbicycles @alpstationbrescia @miss_grape_bikepacking @hookabike @transitionbikes @montura_official #trailhunter #transitionbikes #nepal #mtblife #mtb #allmountainmtb #enduromtb #downhillmtb #bikepacking #jomsom #dolpo #outdoorisfree #nature #adventurebybike #mountains #himalaya #vttenduro #cycling #pinkbike #bikestable #gopro #annapurnacircuit #upperdolpo #freeride

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Forte della sua esperienza in Nepal nel 2015, Michele mi parla di una regione remota, al confine col Tibet. un altopiano oltre l’Annapurna e il Dhaulagiri: il Dolpo. Fu aperto ai turisti solo dagli anni ’90 ed è abitato da popolazioni tibetane, in piccoli villaggi di pochissimi abitanti, collegati tra loro da giorni di cammino con passi oltre 5000 metri. Questa è la zona che vorremmo visitare, un luogo dove la nostra voglia di avventura sarebbe forse saziata. Ovviamente in quei luoghi nessuno ha mai pensato di passare in bici, vuoi per la difficoltà di accesso, vuoi per i percorsi impervi e senza punti di appoggio. Come sui monti dietro casa, partiamo da una cartina aperta sul tavolo del bar di Michele e da uno scambio di messaggi o di foto per definire la traccia da percorrere.

Una volta focalizzate le valli, i principali punti di passaggio e i passi, non è neanche troppo difficile tracciare un percorso. Uno è il sentiero, spesso dannatamente ripido e troppo in alto: «qui si sfiorano i 6000 metri vecchio». «Già, che roba!». Tracciamo due percorsi, uno più lungo e ampio, l’altro più corto e – sembra – più tecnico e selvaggio. Chiunque interpelliamo per chiedere informazioni ci invita a lasciar perdere, le bici li non ci vanno. Amici e contatti italiani e nepalesi credono sia un azzardo, considerato anche il poco tempo a disposizione che abbiamo, meno di 20 giorni utili. Per fortuna siamo testardi e decidiamo di proseguire con la nostra idea. Con non poco stress riusciamo a definire tutto l’ultima settimana prima di partire. Non dimenticherò mai la gomma latticizzata 3 ore prima della partenza del volo: sudavo ed ero concentratissimo per preparare le ultime cose. Sicuramente l’organizzazione e la pianificazione non sono il nostro forte, ma cosa può andare male? Abbiamo fisici più o meno allenati, testa abituata alle situazioni più scomode, voglia di fare e attrezzatura di buon livello. Non manca nulla secondo me. Andremo a settembre, in pieno periodo monsonico. Per fortuna il Dolpo rimane abbastanza protetto dall’Himalaya e quindi è spesso asciutto anche in settembre, ma il tarlo del maltempo ci accompagnerà per tutto il periodo di preparazione.

L’avvicinamento alla partenza non è stato lungo. In 36 ore eravamo a Juphal e il quarto volo aereo della mia vita mi dà le stesse emozioni del Blue Tornado di Gardaland. Traballante e cigolante, con vuoti d’aria a ripetizione. Ma torno un attimo indietro, perchè anche il trasferimento è stato ricco di emozioni. Iniziamo da uno scatolone fuori peso di un paio di chili, che ho appoggiato con proverbiale scaltrezza italica sulla bilancia, con lo spigolo fuori: niente sovrapprezzo! Già perchè in tutto questo c’è un budget tirato all’osso. Anche su questo io e Michele andiamo sempre d’accordo.

L’arrivo a Kathmandu è abbastanza caotico, ma credevo peggio. Siamo in orario ma lo stress si accumula rapidamente visto che in 1 un’ora 30 minuti abbiamo un volo interno. Le bici transitano sane e salve sembra, nei loro scatoloni. In pochi minuti ci ritroviamo immersi in un caldo umido e fastidioso, circondati da ragazzini nepalesi che in cambio di qualche Rupia vogliono portarci gli scatoloni. Via tutti! Le bici sono solo nostre! Un contatto nepalese ci accompagna alla partenza del secondo volo, in un aeroporto secondario. I nostri scatoloni sono troppo grandi, vanno aperti. Una decina di persone ci circondano e danno consigli sul da farsi, mentre apriamo in tutta fretta le nostre bici, con le magliette appiccicate e grondanti di sudore. Preghiamo che i nostri gioiellini in carbonio vengano trattati bene. Per un attimo sono contento che non sia arrivato in tempo il nuovo telaio, mentre vedo Michele che cerca di parlare agli addetti al carico, pregando di trattare con cura la sua nuova bici.

Un volo di mezz’ora ci porta a Nepalganj che è sera. Trascorreremo qui la notte. Il caldo di Kathmandu all’improvviso mi sembra niente in confronto al clima umido e pressante di questa cittadina al confine con l’India. Nuvoloso, scrosci di pioggia fortissimi, zanzare e mosche: e temperature che non posso quantificare ma sicuramente molto più alte di qualsiasi estate padana. È questo il monsone? Portatemi in montagna!

Credo di saper adattarmi alla maggior parte delle situazioni, ma quella sera desideravo soltanto l’aria condizionata (intermittente visti i black-out continui) della nostra camera d’albergo. Nepalganj è una cittadina veramente triste: c’è miseria ad ogni angolo, animali per strada, povertà e accattonaggio ovunque. Manca anche quel caos che avevo percepito a Kathmandu. Rimango un attimo sbigottito, ma la nostra permanenza qui è fin troppo rapida: alle 6:00 del mattino abbiamo l’ultimo volo, questa volta diretto alle grandi montagne. Indossiamo i vestiti da bici, che ci rimarranno addosso per almeno due settimane, e regaliamo i vestiti civili con cui siamo arrivati qui.

Ci sono molteplici compagnie aeree, tutte con trabiccoli degli anni ’60, e se in un aeroporto nepalese cambiano postazione del “check-in”, l’ignaro e solitario turista italiano non può accorgersene. L’ora di partenza si avvicina in mezzo a caos e sudore: bici smontata tenuta nella mano sinistra, ruote tenute nella mano destra, casco in testa. Questo è l’outfit con cui chiediamo al primo che passa, poi al secondo che passa e via così. Finchè si capisce dove dobbiamo andare, ovviamente in ritardo. I motori sono già accesi e ci fanno correre. Che ansia! Non facciamo in tempo a sederci che l’aereo è già in pista, mentre la hostess, una ragazza veramente carina e gentile, china e ricurva su questo aereo da una decina di posti, ci porge del cotone da mettere nelle orecchie. Vedo il pilota, con i Rayban e le gambe accavallate, sembra sicuro di sé. In un attimo siamo oltre le nuvole e si vedono le montagne: sono un po’ ansioso per l’avventura che stiamo iniziando tutta di botto. Mi sento sbalzato qui senza neanche aver avuto il tempo di ragionarci, o almeno questa è la sensazione di stamattina.

TO BE CONTINUED…

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