Legittima difesa, Salvini tradisce la cultura di destra

Non cambia quasi nulla, per fortuna. Ma fa ridere che le modifiche a una legge d’origine fascista siano promosse da chi dovrebbe credere nello “Stato forte”

Potremmo dire che, per fortuna, non cambia nulla. Già, perché come è stato illustrato ampiamente da chi ne sa più di noi, con questa modifica alle leggi sulla legittima difesa, in buona sostanza non ci saranno grosse novità. È solo una questione di feeling, direbbe Mina. Infatti, è bene dire che nessuno ora può illudersi di poter andare in giro a sparare a chiunque entri in casa propria. Chi spara, soprattutto se finirà per uccidere il ladro, ricadrà ancora nel reato di eccesso colposo di legittima difesa. Solo alcuni casi marginali consentiranno un uso più disinvolto delle armi per difesa, purché non vi siano esiti mortali. Tutto questo è stato chiarito a iosa, ma vale la pena ripeterlo.

Tuttavia, il punto non è se a fronte di tanto clamore, ci sia della sostanza, in una legge presentata come urgente e importante. Perché nuovamente, purtroppo – e non è una caratteristica specifica del governo Salvini-Di Maio – abbiamo sprecato fiato su un problema marginale, abbiamo aumentato le pagine del Codice Penale per eventualità numericamente poco frequenti, mentre nulla vogliamo decidere a proposito di problemi (reati ambientali, corruzione, reati finanziari) che richiederebbero invece un urgente intervento del Parlamento. Ancora una volta ci siamo battuti per un po’ di fumo. Nuovamente, «nulla cambia perché tutto cambi», istituzioni e leggi vengono alterate per poco più di uno spot elettorale, per un consenso addavenì, che così utilizzato non si sa bene a cosa debba servire.

Non c’è fortunatamente quindi da strapparsi le vesti. C’è però da ridere. A vedere che la disastratissima coalizione di centro-destra all’italiana, così lontana da qualsiasi principio ispiratore della destra tradizionale, si è ricompattata e unita ha votato a favore di questa modifica alla disciplina sulla legittima difesa. Diteglielo, per favore, al ministro Giulia Bongiorno, che dice di provenire da un partito di destra, diteglielo a Salvini, che non pare ispirarsi certo ai sacri principi del socialismo: la modifica introdotta rinnega ogni principio di una visione della politica e della giustizia proprie della destra.

La detenzione allegra delle armi e il loro uso da pistoleri non è certo eredità di una visione dello Stato modello legge e ordine. Il far west, la giustizia fai da te, è quanto di più lontano ci possa essere da una comprensione tradizionale delle leggi. Inoltre, il considerare la tutela dei beni materiali più importante della persona umana, al punto che per difendere gli uni si possa sacrificare quest’ultima, non appartiene a nessuna cultura di destra e qualcuno avrebbe fatto bene a ricordarlo. Nello Stato (forte) tipico delle ideologie liberali e conservatrici, la difesa dei diritti, in particolare l’esercizio della forza, è compito esclusivo dello Stato attraverso le sue istituzioni. In una società di quel tipo, guai agli individui che pensano di sostituirsi al Potere, perché all’interno di questi modelli statuali certi rischi sono eliminati alla fonte, dalla prevenzione e da un serio controllo sul territorio.

Per la destra che sia vera destra, i cittadini devono poter stare tranquilli senza doversi comperare pistole e fucili. Ci pensano Carabinieri e Polizia e Magistratura. Anche perché a ben vedere, estendere le possibilità di autodifesa dei cittadini significa automaticamente ammettere la propria incapacità a svolgere funzioni essenziali e caratteristiche dello Stato. Né sarà stato un caso che la legge che i nostri parlamentari di centro-destra attuali hanno testé modificato fosse una legge cosiddetta fascista, in quanto inclusa nel corpus di leggi penali volute da quell’Alfredo Rocco, grandissimo giurista, spesso ricordato criticamente come autore dell’omonimo codice penale e che certo non ci andava piano con i delinquenti e con la repressione.

Paradossalmente, se avessero studiato un po’ più di storia, i nostri parlamentari avrebbero avuto la spiacevole sensazione che con questa nuova legge era come se stessero dando del «comunista» al ministro fascista, giudicando le sue leggi non sufficientemente dure verso certi reati. Ma tant’è, viviamo nelle contraddizioni e fortunatamente la scarsa conoscenza della storia non riesce a cambiare (nemmeno in peggio) il mondo come ambirebbe, e così finisce solo per baloccarci in vuoti giochi elettorali.

(ph: Imagoeconomica)