Rosso e i fanatici della Tav: “be stupid”. Ma tanto stupid

Stupidario della settimana: dai ricchi senza rispetto per i poveri, agli scrittori senza rispetto per l’intelligenza dei lettori

Milionari contro poveri. Renzo Rosso travestito da Salvini che attacca il reddito di cittadinanza (clicca qui per leggere) è una delle carnevalate più azzeccate del periodo. Detto che i milionari che prendono in giro i poveri sono divertenti come le partite del Vicenza, mister “Be stupid” mette in scena una perfetta satira di sé stesso e di chi la pensa come lui; è bellissimo pensare che chi ha i soldi se li meriti tutti, dal primo all’ultimo; ed è naturale trovare insensato che qualcuno possa ottenerne senza l’equazione magica “produco-guadagno”. Pazienza se questo “produco” molto spesso fa rima con lavori insulsi e inutili, se non deleteri. Perché una gran parte di chi guadagna lavorando, a questo mondo, molto spesso produce cose sulla cui utilità ci sarebbe da stendere un velo pietoso.
Morale: se dai ricchi è sciocco aspettarsi comprensione e vicinanza (siamo nell’epoca dei Briatore e dei Forchielli, non degli Alessandro Rossi), sarebbe almeno logico aspettarsi il rispetto. Chi ha già soldi e potere, ci dimostri anche un po’ d’intelligenza sociale. Gianni Agnelli, giusto per prendere ad esempio un ricco per niente simpatico, i poveri li prendeva per il culo a casa sua. E la sua Juve vinceva.

Veloci contro lenti. Spiace dover difendere i 5s ma la seconda cosa su cui continuano ad avere ragione è la lotta a questo modello di alta velocità. Scrivo “questo modello” perché nessuno è contro il trasporto ferroviario veloce; dove serve, ha un senso. Tra Milano e Bologna ad esempio, tra Bologna e Firenze, Firenze e Roma, Roma e Napoli – giusto per citare i casi più eclatanti -il senso ce l’ha. Ma dove non serve, non serve. Fa ridere i polli e gioire i cretini. Lasciamo stare la Torino-Lione, opera sulla quale basterebbe informarsi per capirne le assurdità. Ma davvero: basta leggere i risultati, i ragionamenti, le logiche di chi, anche stando fuori dai giochi, si è preso la briga di mettere in fila i dati. Purtroppo però, quando si parla di grandi opere, i paladini della cultura (“informarsi, leggere, studiare!”) dimenticano di saper leggere e si fidano ciecamente di quel che borbotta un Del Rio o qualche altro solone.
La nostra alta velocità, quella che da Brescia a Padova dovrebbe interessare il nostro territorio, è forse la più grande presa in giro del decennio. Ma siccome sono tutti a favore, dalla Lega al Pd, viene data per buona a scatola chiusa. Anzi, ci si abbraccia con i nemici giurati di sempre, riconoscendone intelligenza e lungimiranza. “Leghisti, siete razzisti, ignoranti e antistorici, ma sull’alta velocità avete capito tutto”; “Komunisti, siete statalisti spreconi e arruffoni, ma sull’alta velocità avete perfettamente ragione”. Curioso, a ben vedere.
Eppure basterebbe salire su un qualsiasi treno (anche il più semplice regionale che circola sulla Verona-Venezia) e chiedere al macchinista per scoprire che i 200 chilometri all’ora sono già alla portata; a Milano in un’ora si arriverebbe già oggi, a patto ovviamente di sistemare alcune tratte della linea normale (una spesa cento volte inferiore all’alta velocità) e di organizzare corse senza fermate intermedie.
Perché, se lo mettano bene in testa gli illuminati difensori del pregresso, anche il Frecciarossa Ferrari 3000 non potrà mai arrivare a Milano in meno di un’ora e mezza finché sull’asse Venezia-Milano si pretendono fermate ogni trenta chilometri. In pratica, stiamo costruendo un’autostrada e comprando una Porsche per andare a prendere il pane in fondo alla via, fermandoci nel tragitto in pulitura, dal tabacchino e all’ufficio postale.

Geni contro stupidi. Gli stupidi ovviamente sono quelli che dicono no a tutto, a partire da chi scrive. Ma lo stupido sarebbe in realtà felicissimo di contare su treni più comodi e veloci, con più binari da sfruttare e la possibilità di risparmiare tempo e spese. Però spendendo un decimo e rendendo felici tutti: non solo chi siede in business, ma anche chi viaggia in seconda. Purtroppo la sola ragione per cui l’alta velocità pare il nuovo boom economico sono gli interessi dei soliti che nelle grandi opere trovano l’occasione per lavorare a lungo e farsi pagare caro coi soldi pubblici, cioè di tutti.
Insomma, un guadagno garantito per anni e chi se ne frega se quel che facciamo serve davvero. Più o meno la stessa logica con cui Galan e soci hanno portato avanti (eufemismo) il Mose di Venezia: tonnellate di tangenti, tempi triplicati, lavori a perdere.

Scrittori contro scribacchini. Che l’alta velocità sia una parola d’ordine per buona parte dei soliti prenditori di casa nostra lo dimostrano i giornali. Non passa giorno senza un pezzo in difesa del progetto. E pazienza se non ne leggi uno che spieghi i reali vantaggi e sia onesto sulle spese.
Va segnalato però il servizio più interessante, uscito qualche giorno fa a firma Giancarlo Marinelli, editorialista del Giornale di Vicenza che ha l’onore della prima pagina per ogni idea che gli passa per la testa, dal caso Icardi alla condizione della donna in Pakistan.
Il nostro si prende la responsabilità di difendere l’alta velocità (clicca qui per leggere) con parole finalmente chiare e ragionamenti a prova di bomba: «quando Alessandro Magno scavalcava gli orizzonti per conquistare una terra, si poneva il problema dei costi e dei benefici? Giulio Cesare sarebbe stato Giulio Cesare se fosse stato attento alla accountability? E qual era la previsione di ricavi e perdite quando s’è deciso di tirar su la Tour Eiffel? Siate visionari, prendete i rischi che comporta una visione; guardate all’opera d’un Paese come all’atto di forza d’un popolo che sfida l’eternità. La vostra contabilità, invece, finisce sempre e solo nell’idiozia d’un sondaggio». Grazie Giancarlo: dopo un tale squarcio di luce, mi vergogno della mia meschinità e prometto: faccio una colletta tra amici e la Tav la finanzio anch’io.

(Ph. Rai, fotogramma)