Agsm Verona, ecco come Sboarina si é messo in Croce

Sfiducia del cda al presidente della multiutility, la palla é all'(in)decisionista primo cittadino. Retroscena di una crisi

Michele Croce, presidente della multiservizi veronese Agsm, due giorni fa é stato clamorosamente sfiduciato da tutti e quattro i suoi consiglieri d’amministrazione. Ma non proprio a sorpresa. Era da tempo che nella maggioranza di centrodestra, di cui fa parte il leader della civica Verona Pulita, c’era chi lo aveva preso di mira, per quella sua conduzione dell’azienda-cassaforte del Comune giudicata troppo accentratrice e personalistica, da cavallo brado alla cavezza. Ad essere nelle peste, però, non é solo lui, che rischia di finire disarcionato come quando cadde dalla poltrona più alta dell’altra municipalizzata, Agec (per motivi diversi: lì c’entrò il suo mettersi di traverso all’allora sindaco Flavio Tosi e la sua denuncia di fatti e misfatti che portò poi al processo Tartaglia). Sulla graticola, c’è anche, o rischia di finirci, anche il sindaco Federico Sboarina.

Ma andiamo con ordine. Il vicepresidente del cda Mirco Caliari (Verona Domani), Francesca Vanzo (Lega), Maurizio Giletto (Battiti) e Stefania Sartori (Pd) sabato scorso hanno in sostanza voluto prendere le distanze da Croce. Con ogni probabilità c’entrerà la visita che a gennaio la Guardia di Finanza ha fatto alla sede di Agsm, per prelevare carte sulle consulenze del gruppo e sulla procedura per la direzione generale (la nomina di della facente funzioni Daniela Ambrosi avvenuta l’anno scorso, preceduta da un bando di selezione finito in nulla e messo sotto accusa dalle opposizioni). Più nello specifico, era stata una consulenza, quella al legale di Croce, Luca Tirapelle, ad aver scatenato ire e imbarazzi, nonché le spese per il 120° anniversario di Agsm. Le Fiammie Gialle si sono mosse dopo una serie di esposti inviati alla magistratura dall’avvocato Luigi Bellazzi, ex consigliere comunale Msi (stessa provenienza del giovane Croce, che l’ha querelato e portato a processo per diffamazione) e noto a Verona per i suoi interventi, via social network e mailing list, in cui fustiga su poteri forti, magagne e casi di opacità e ambiguità sul crinale tra affari e politica.

Croce ha reagito contestando le accuse e ribattendo che con lui consulenze e sponsorizzazioni sono state tagliate e che tutte le scelte fatte «sono state condivise con l’amministrazione». Cioè con Sboarina, col quale si doveva vedere oggi e a cui ha inviato la documentazione ufficiale sulle spese. Ma quanto sono state condivide con il board aziendale? O meglio, con le forze politiche di cui il consiglio d’amministrazione é un’espressione? Che per carattere Croce sia un indipendente, é notorio. Che abbia sottovalutato la portata di alcune decisioni da lui assunte, é possibile. Che invece chi come lui aveva fatto della trasparenza e della legalità il suo mantra sia diventato il contrario di quel che predica, é inverosimile. Quel che é certo é che il traballante presidente di Agsm si è via via ritrovato isolato, e una spia si era già accesa sul caso di Roberto Niccolai, di Verona Pulita ma entrato da tempo in collisione col suo referente politico: Croce non é mai riuscito a scalzarlo dalla presidenza di Agec, evidentemente per l’indisponibilità del sindaco.

Sboarina, all’indomani della sfiducia del cda, ha convocato quest’ultimo, anziché il presidente. Comportamento alquanto strano. Ancora più strano é che abbia fatto partecipare all’incontro due esponenti di Verona Domani (la stessa sigla del vicepresidente Agsm a capo della “rivolta”), ovvero Matteo Gasparato e Paolo Rossi, e il vicecommissario provinciale leghista Matteo Zavarise. Una riunione politica vera e propria, non una verifica tecnica, e per giunta con le componenti – si vocifera – che guardano con voluttà al rinnovo del vertice aziendale. Magari per stoppare definitivamente la fusione con la vicentina Aim, che in realtà non vogliono né a Verona né a Vicenza, tanto é vero che sono soltanto ad una seconda lettera d’intenti (dopo quella firmata due anni fa dagli ex sindaci Tosi e, per il capoluogo berico, Achille Variati). Senza essere giunti ad un vero accordo sulla governance. Una questione, questa dell’aggregazione che (non) s’ha da fare, che può aver avuto il suo peso, dato che si era alla vigilia di una intesa Agsm-Aim per la gara sul gas di Ascopiave (un preludio, almeno sulla carta, a una prospettiva “veneta” nelle utilities alternativa alla lombarda A2A che era preferita da Sboarina).

A contare di più, oltre all’ostilità personale maturata contro Croce, c’é forse un sotterraneo lavorìo interno al centrodestra scaligero (Verona Domani in prima fila) e in particolare alla Lega, ricompattatasi di recente, per mettere alle strette il sindaco Sboarina, che in questo anno e mezzo di governo ha scontentato parecchi per la sua andatura perennemente tentennante e rinviante, la propensione a decidere di non decidere, la paura di farsi nemici e crearsi problemi. Secondo il Pd, di fronte alle mancate dimissioni di Croce il primo cittadino starebbe pensando di far dimettere l’intero consiglio, “salvando” così l’amico Michele che lui ha voluto alla presidenza della multiutility, scelta che gli alleati quella volta non gradirono, considerandola una investitura eccessiva rispetto al peso elettorale di Verona Pulita.

In ogni caso, questa volta Sboarina non potrà tirarla troppo in lungo. Chissà cosa ne pensa il suo deus ex machina, colui che diede l’imprimatur alla sua candidatura, l’ex vicesindaco, oggi ministro della Famiglia e soprattutto uomo dell’entourage di Matteo Salvini, il sovranista e tradizionalista Lorenzo Fontana. Organizzatore, fra l’altro, di un convegno sui temi etici, già contestatissimo, che infiammerà il dibattito non solo locale ma anche nazionale, nelle prossime settimane. Se aggiungiamo le recentissime dimissioni da capogruppo della Lega (da cui è già stato espulso) di Mauro Bonato, che non ha spiegato perché il suo stesso partito lo consideri «imbarazzante», ce n’è abbastanza per rendere plausibile lo scoppio di un altro, composito ed esplosivo “caso Verona”.