Export, Emilia Romagna sorpassa il Veneto nel manifatturiero

L’osservatorio di Confartigianato Imprese Veneto ha resa pubblica la sua ultima rilevazione che conferma il sorpasso, nel corso del 2018, dell’Emilia Romagna sul Veneto per quanto riguarda le esportazioni manifatturiere. Per la precisione, il Veneto (+2,5%) è cresciuto la metà rispetto all’Emilia Romagna (+5,2%). Il dato nazionale invece si assesta al +3%.

«Il 2018 sarebbe da incorniciare – afferma Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Imprese Veneto -. Purtroppo però questi dati eccellenti nascondono un problema serio. Inizia a venire al pettine il gap infrastrutturale che ci zavorra e sta rallentando la nostra regione nei confronti, ad esempio, dell’Emilia Romagna che, oggi, coronando un inseguimento di soli 3 anni ha recuperato 2 miliardi di euro di export manifatturiero (tanto era il divario nel 2015), relegandoci al terzo posto della classifica. Purtroppo il Veneto rischia di essere emarginato di lusso del nuovo triangolo dello sviluppo formato da Milano, il nodo emiliano e l’area centrale Veneta. Come dimostrano i risultati dei nostri cugini emiliani che, ad esempio, da 10 anni hanno l’alta velocità».

«Serve una svolta – denuncia Bonomo – e avvicinare i nodi dell’asse Padano da Torino a Venezia comprimendo i tempi di viaggio sulla rete ad alta velocità portando ad un ora la tratta Milano – Mestre e, in direzione sud verso Roma, ridurre il tempo di percorrenza sulla tratta Padova – Bologna dagli attuali 59 a 34 minuti. Guardando a nord invece, per garantire all’export veneto la possibilità di accedere velocemente ai valichi alpini del Tarvisio e soprattutto del Brennero, anche in considerazione del prossimo completamento della Superstrada Pedemontana, è urgente dare compimento al collegamento autostradale della Valdastico con l’asse del Brennero».

«A parte la competizione, sana, tra regioni – conclude Bonomo – due situazioni geopolitiche internazionali vanno tenute monitorate dal governo al fine di evitare danni enormi per l’internazionalizzazione delle imprese italiane e venete in particolare: la prima riguarda la Brexit la cui incerta evoluzione (decisive queste ore) mette a rischio quasi il 6% del nostro export (3 miliardi e mezzo); la seconda riguarda la Via della Seta. Deve diventare un’opportunità per noi e non per i cinesi. Dobbiamo assumere decisioni ponderate, dopo aver attentamente studiato e approfondito le questioni, pensando prima ai nostri interessi e a quelli dell’Europa. No ai pregiudizi ideologici, no a inutili barriere (dazi), ma valorizzare la qualità del Made in Italy, soprattutto nel settore manifatturiero della piccola e media impresa introducendo regole di reciprocità e di sviluppo sostenibile, standard di qualità dei prodotti seriamente controllati. Serve un intervento strategico dello Stato italiano ed una governance europea, serve il contributo di tutti». (a.mat.)

(ph: shutterstock)