Ma quale “Congresso famiglie”, Greta insegna: l’emergenza é il clima

La politica non è concreta sulle questioni decisive e parla di fuffa. Ma quando l’ambiente sarà distrutto, i soldi non serviranno a nulla

Non sappiamo se servirà a qualcosa. Ma mai sciopero fu più sacrosanto di quello che venerdì 15 marzo verrà celebrato in tutto il pianeta per ricordare la grave situazione ambientale, per dire che bisogna fare qualcosa contro il global warming e che tutto ciò non necessariamente dovrà passare attraverso l’azione dei politici professionisti, perché sono i cittadini prima di chiunque altro ad avere il diritto e il dovere di fermare lo scempio del pianeta, anche se la politica dissente, per gli ovvi motivi che conosciamo.

Uno sciopero stimolato dal Movimento che è nato in seguito all’azione di una giovane sedicenne svedese, Greta Thunberg e che (stranamente) è arrivato fino alle nostre latitudini, dove solitamente preferiamo occuparci e preoccuparci di cavolate, di fake news, di problemi marginali o questioni marginali, di armi di distrazione di massa come il “Congresso delle famiglie” a Verona, in grado però di portare l’acqua al magro consenso della nostra pseudo-democrazia. Meglio così, finalmente. Ci saremo, con il cuore, con la mente e se necessario anche con il corpo.

Perché è necessario, perché urgente e perché ci riguarda tutti da vicino. Soprattutto riguarda i giovani che, come ha avuto modo di denunciare questa piccola novella Pippi Långstrump, hanno il diritto a trovarsi un mondo se non migliore, certamente non peggiore di quello che ci è stato consegnato. Senza andare lontano, ci vengono in mente le nostre bellissime città venete, Padova, Verona, Vicenza, Venezia e la sua laguna, orrendamente segnate da una politica che dell’ambiente se ne è sempre disinteressata; da un’economia, che anche quando non è riuscita a fare gli agognati profitti a produrre la sospirata ricchezza, è riuscita a provocare senza pietà danni ambientali irreversibili, con il beneplacito dei governati, con le collusioni che sappiamo, al cospetto dell’impotenza dei cittadini.

Padova al primo posto in Italia per il livello di polveri sottili. Verona poco distante. I nostri fiumi, inquinati irreversibilmente, i nostri meravigliosi laghi sfruttati economicamente per consentire ai turisti stranieri di fare i danni che al contrario non possono fare dalle loro parti. Le nostre splendide montagne, regolari prede di disastri metereologici, da tempo prelibatezze per sfruttamenti insostenibili, per quattro soldi. E poi gli eventi straordinari che ogni tanto arrivano anche alle nostre orecchie (la stampa compiacente!), echi nell’uso di sostanze chimiche mortali, tanto per citarne una, la recente criminale vicenda dei Pfas, dell’acqua che beviamo divenuta fonte di morte, per noncuranza, complicità e dolo, pubblico e privato.

Mentre le nostre amministrazioni lasciate alla loro logica, la nostra politica che comanda e guida non riescono a proporre nulla di meglio dei pannicelli caldi inconcludenti, di qualche chiusura spot del traffico, quasi volessero solo dimostrare che se sei ricco puoi continuare a inquinare. Una politica (a livello locale e a livello nazionale) che teme solo di perdere un voto se avesse il fiato di assumere provvedimenti ormai doverosi, per invertire un trend strutturale di decenni di distruzione dell’ambiente. Con la consapevolezza che non ci vorrebbero decisioni cervellotiche o strane, studi speciali di chimica e biologia, per comprendere che per centinaia di anni abbiamo lasciato fare alla natura nel trovare le soluzioni per riequilibrare le sue ferite e così dovremmo semplicemente continuare su quella strada, lasciar fare alla natura. E non dimenticare un aureo principio economico: non si distribuiscono pasti gratuiti (c’est à dire: qualcuno pagherà i disastri ambientali inevitabilmente, prima o poi).

Ma non ci faremo molte illusioni. Troppo forte è la pervicacia con cui la peggiore politica ha assunto il controllo delle nostre vite, con la quale il lato peggiore dell’economia si è ancorato alle dinamiche del nostro sviluppo. Certamente questa indicata dalla treccioluta Greta è l’unica strada da perseguire. Che la gente, stufa certamente sicuramente di respirare aria cattiva e di rischiare malattie mortali per l’assenza di sensibilità ambientale, si muova e pretenda l’adozione di misure straordinarie e permanenti. Non certo il blocco del traffico, non certo i finti controlli sui riscaldamenti. Qualche bell’esempio in Europa ce l’abbiamo, basterebbe andare a vedere. Stop ai mezzi pubblici a combustione. Fonti energetiche alternative obbligatorie. Bando alle automobili non elettriche. Interventi di ripristino ambientale. Incentivi alle scelte individuali ambientali. Ce ne sarebbe da fare. Quando avremo distrutto il nostro ambiente tutto il denaro del mondo non sarà sufficiente a ripristinare ciò che avremo irreversibilmente perduto.

(ph: Alexandros Michailidis – Shutterstock)