Mughini contro le “influencer”: «ai miei tempi le chiamavamo putt…»

Giampiero Mughini all’attacco degli, o meglio, delle “influencer“. In una lettera al sito Dagospia, il giornalista parte dall’utilizzo del “misterioso” anglicismo: «ho il sospetto che sia una sorta di trabocchetto semantico. Chi diavolo siano questi e queste “influencer” io non ne ho la più pallida idea».

Mughini ricorda poi di avere incontrato in uno studio tv una sedicente influencer, usa a scatti ammiccanti e osè: «ho chiesto alla fanciulla in che modo e su chi si esercitasse la sua “influenza“», senza riuscire ad avere una risposta. Ancora, lo sfegatato juventino ricorda che nei giorni scorsi i giocatori bianconeri hanno organizzato una festa «alla quale erano state invitate una sessantina di “influencer” donne. Anche lì mi chiedo che cosa e come influenzassero gente come Matuidi» e Chiellini.

Mughini si concentra poi su Taylor Mega: «una che più “influencer” di così si muore. I tacchi alti, il bikini ridottissimo e poco altro addosso, le labbra su cui è intervenuto un chirurgo d’assalto, le pose studiatissime anche se un po’ gelide da quanto le si legge in volto che sta calcolando l’Iva sulla sua prestazione in corso, accidenti se tutto questo non è un “influenzare” alla grande».

«Ai nostri tempi  – conclude – le “infuencer” non c’erano proprio. Immagini che ci “influenzassero”, sì qualcosa emergeva da riviste che quando le compravo le avvolgevo entro a una copia de “le Monde Diplomatique”. Foto cento volte meno attizzanti, meno influenzanti delle attuali e fulgide “influencer”. O forse no. Pose di fanciulle di cui avrei detto allora che erano delle “puttanelle” molto invitanti. Lo avrei detto fra me e me, apprezzandole e dando il risalto che meritano in una corretta lingua italiana». (r.a.)

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