Vicenza, cenerentola del turismo: politica e promozione assenti

Si continua a non dare incarichi stabili al servizio del cittadino. Inoltre mancano sedi, personale, programmazione e pubblicizzazione

Perché a Vicenza il turismo di routine latita e il turismo culturale non decolla? Non mi risulta siano state date risposte convincenti dopo che i vari tentativi non hanno ottenuto i risultati sperati. Il turismo di routine richiama, in genere, un visitatore medio, attirato dalle caratteristiche fisico-ambientali o storico-artistiche di un sito, che non presuppongono conoscenze specifiche o interessi particolari. Vicenza, città fortemente connotata sul piano architettonico, non presenta altre vistose attrattive che catturino la curiosità del visitatore, né offre un calendario di manifestazioni sempre appetibili.

Estendendo il discorso alla provincia, bacino di presenze che si riversano sui rispettivi capoluoghi, vi è una grande differenza con le altre città venete. Per Verona, basterebbe citare il lago di Garda, meta consolidata di un turismo internazionale tra i più ambiti in Italia. Per Padova, è sufficiente ricordare i centri termali frequentati da un’affezionata clientela in ogni stagione dell’anno. Da noi si salva Asiago, che mantiene a stento le posizioni acquisite, mentre Recoaro nella splendida conca di smeraldo è miseramente decaduta tra l’indifferenza degli abitanti e l’inerzia delle istituzioni.

Il turismo culturale richiama un visitatore più esigente, attirato oltre che dalla fama dei monumenti in ciò Vicenza non è seconda a nessuno – da eventi estemporanei celebrati in cornici prestigiose. Quest’ultimi sono rari e oggetto di vivaci discussioni. Eccetto la Basilica Palladiana, la città non dispone di sedi espositive qualificate né di servizi pubblici adeguati. Perciò è impossibile competere con le città contermini che hanno maturato negli anni un’esperienza che ne ha accresciuto il prestigio. Il quale agisce nell’immaginario collettivo che ha bisogno di essere continuamente alimentato.

A Vicenza, gli spazi angusti di Palazzo Chiericati hanno ospitato finora di tutto, arte moderna e contemporanea, reperti bellici e giocattoli per bambini. Il seminterrato è in grado di ospitare appena mostre minori in linea con la natura del Museo e le sue collezioni: disegni, stampe, medaglie. Il Teatro Olimpico non è più il luogo privilegiato delle rappresentazioni classiche, antiche e moderne, sul suo palcoscenico si continua a vedere di tutto, dando l’impressione spesso di assistere ad esibizioni istrionesche. Il Palladio Museum è coacervo di oggetti inerti che non suscita il desiderio di rivisitarlo una seconda volta.

Carenza di sedi adeguate, assenza di personale qualificato, tardiva programmazione, scarsa pubblicizzazione, sono elementi che giocano a sfavore della città del Palladio. Vien da chiedersi, infine, che funzione abbiano e che partita giochino certe organizzazioni di promozione turistica, come “Vicenzaè”, presenti nel territorio da data immemorabile sotto la stessa regia. Gli assessori al Turismo e alla cultura dovrebbero, a questo punto, prendere seriamente in mano la situazione, farsi carico a tempo pieno della complessa materia. E invece di reclutare, per partito preso, soggetti promossi per fedeltà politica, avvalersi di direttori stabili, al servizio dei cittadini, non del potente di turno. Da questo punto di vista non è cambiato nulla. Per il resto, qualcosa si sta muovendo. Ma riprenderemo il discorso.

(ph: Shutterstock)