Perché Parolin non spiega la «sostanza» positiva del Congresso Famiglie?

Il Segretario di Stato vaticano schiva il caso stando sul generico. E anche il vescovo veronese Zenti si copre le spalle

Se anche Repubblica corre a difendere l’ottimo Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin (in foto), significa che l’imbarazzo per lo svolgimento del XIII World Congress of Families a Verona è salito a preoccupanti livelli di guardia e che le formule diplomatiche adoperate fin qui per nasconderlo, o almeno attenuarlo, sono in via di logoramento. Perché l’imbarazzo non nasce da motivazioni di politica contingente, come la annunciata irruzione sovranista dei manipoli salviniani, ma dal fatto che uno dei cardini morali della Chiesa, la promozione della famiglia formata da un uomo e da una donna, è proposto e sostenuto da una struttura laica da lei non controllata, né direttamente né indirettamente.

Il cardinale Parolin, infatti, interrogato nel merito, ha risposto prudente e un filo elusivo: «siamo d’accordo sulla sostanza, le differenze ci sono sulle modalità». Solo che la sostanza, vale a dire ciò che è essenziale, si presenta sempre con modalità storicamente determinate, cioè in contesti anche molto differenti che possono valorizzarla al meglio oppure “sporcarla” alla radice. E dopo dodici edizioni, la secolare diplomazia vaticana dovrebbe conoscere bene il contesto in cui viene inserito il valore della famiglia in quei congressi ed essere in grado di esprimere un giudizio meno generico e più motivato.

Tanto più che lo stesso Parolin ha preso la parola durante la XII edizione del World Congress of Families svoltasi l’anno scorso in Moldavia. E’ qui che l’imbarazzo si fa stringente ed è qui che entra in campo il soccorso laico di Repubblica che spiega come il Segretario di Stato vi partecipò, «ignorando cosa fosse», su invito del Presidente della Repubblica moldava presso il quale si trovava in missione diplomatica. Ora si può ben comprendere come, da ospite, monsignor Parolin non potesse rifiutare un invito del padrone di casa ma non si fa certo onore alla sua intelligenza e alla sua preparazione affermando che egli non conoscesse la natura del “contesto” in cui era invitato ad entrare.

Altrettanto problematica appare adesso la confermata presenza al Congresso veronese del vescovo Giuseppe Zenti che, consapevole di muoversi sul ghiaccio sottile, si copre preventivamente e abbondantemente le spalle: «dirò un pensiero chiaro sul progetto che la Chiesa presenta come risposta alla Parola di Dio, col consenso del cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita». Sembra inoltre che Zenti si sia deciso a portare il suo saluto al Congresso anche perché tra i relatori figura il patriarca della Chiesa cattolica sira Ignazio Giuseppe III. In questo modo la presenza del vescovo di Verona verrebbe derubricata a semplice questione di etichetta ecclesiastica che, tuttavia, avrebbe potuto essere sostanzialmente risolta in altra forma o modalità che dir si voglia, come ad esempio con un fraterno invito al patriarca per una solenne concelebrazione in cattedrale o a S. Zeno. A edificazione di molti e senza imbarazzo per nessuno.

(ph: Imagoeconomica)