Padova, Prandina “regalata” ai privati? Giordani, così non si governa

La “Civica Amministrazione” di centrosinistra è impantanata nelle divisioni interne. E così usa la partecipazione dei cittadini per prendere tempo

Amministrare una città, anche se di medie dimensioni, come Padova (93 chilometri quadrati, e poco più di 210 mila abitanti), è compito non facile. Sia per la necessità di contemperare interessi divergenti, che per le ormai croniche difficoltà di bilancio degli enti territoriali. E tuttavia Padova – terza città del Veneto per numero di cittadini, e quattordicesima in Italia – è rilevante per la sua Università tra le più antiche al mondo (nel 2022 celebrerà gli ottocento anni dalla sua fondazione) nonché per il suo patrimonio artistico, grazie al quale è candidata al “World Heritage List Unesco” come capitale mondiale della pittura del Trecento. Ma rileva anche per il suo terziario avanzato al servizio delle imprese non solo venete.

Città complessa, quindi, e ricca di contraddizioni: che l’attuale Civica Amministrazione di centrosinistra sembra incapace di (virtuosamente) governare, stanti le differenti sensibilità delle due componenti la maggioranza consiliare: una guidata dal sindaco Sergio Giordani, imprenditore mercantile di peso, e l’altra dal vicesindaco Arturo Lorenzoni, professore di Economia dell’Energia al Dipartimento di Ingegneria Industriale del Bo. E si tratta di sensibilità spesso in rotta di collisione, nonostante il pragmatismo di cui entrambi si professano cultori. Spesso le mediazioni cui tale pragmatismo porta, si traducono però in un sostanziale immobilismo, che se consente alla giunta di non implodere, frena tuttavia la sua operatività. Dalla “manutenzione” della città, che è – o dovrebbe essere – fine primario di un amministratore pubblico, ai progetti più rilevanti e, a mio avviso, qualificanti di questa stagione politica padovana.

Mi riferisco all’imminente cessione al Comune da parte del Demanio di una importante porzione della ex Caserma Prandina, che – in disuso da tempo – si trova in uno stato di estremo degrado. Intervenirvi, bonificandola e trasformandola in un bene ad uso pubblico, riqualificherebbe l’accesso ovest della città. Di più, essendo a ridosso del centro storico, essa potrebbe entrare in sinergia con esso grazie a una serie di servizi ad uso di una parte non irrilevante della cittadinanza. Sul suo utilizzo sono corse (e corrono) molte ipotesi: dalla realizzazione di un grande parco urbano, ovvero di una sorta di polmone verde a ridosso del centro di impianto medievale, al riutilizzo a fini sociali degli immobili che lì insistono, o a un grande parcheggio capace di risolvere i drammatici problemi della viabilità in quella parte della città.

Bene: che fa il duo Giordani-Lorenzoni? Al posto di elaborare come amministrazione un progetto complessivo sull’area, decide di avviare un “percorso partecipativo”, affidando a una struttura costituita ad hoc (“Agenda 21”) il compito di riunire le più diverse associazioni cittadine, operatori economici e quant’altro, affinché dal loro confronto esca la proposta di cosa fare di quell’area. Cosa positiva, la “partecipazione”, per carità. Peccato che essa si stia rilevando inefficace. Per un motivo sostanziale: non solo l’amministrazione non ha offerto ad “Agenda 21” un ventaglio di possibili soluzioni su cui lavorare/dibattere, ma non ha nemmeno indicato l’entità delle risorse che è in grado di mettere in campo, e che – allo stato – sono pari a zero.

Il che sta a dire che “Agenda 21” o non produrrà nulla, o – stante la eterogeneità dei soggetti chiamati a farne parte – partorirà solo una pluralità di “idee”, alcune anche non banali, ma difficili da riportare a sintesi in un progetto unitario. L’impressione è che la Civica Amministrazione abbia deciso di “non decidere”: e che il coinvolgimento dell’associazionismo e dei portatori di interessi sia, non tanto un processo democratico, quanto l’escamotage per prendere tempo…

No, una città non si governa così. Soprattutto se si ha in mano la concreta possibilità di ridisegnare una parte importante del tessuto urbano. Con il rischio che il degrado della ex Prandina si aggravi ancor più, e che il costo del suo possibile riutilizzo diventi proibitivo. Intanto – ne ha dato ampio risalto la stampa cittadina di martedì scorso – il gruppo di cittadini che anima la pagina Facebook “inCivilis Padova” ha presentato alla giunta una proposta riassumibile nell’hashtag #3P Parco Parcheggio Prandina, in cui avanza l’ipotesi che la riqualificazione dell’area, giocata su un grande parco urbano e su un parcheggio sotterraneo, venga gestita da APS Holding, braccio operativo del Comune.

ll vicesindaco, professor Lorenzoni, ha subito commentato che, semmai, l’operazione andrebbe fatta ricorrendo alla cosiddetta finanza di progetto (beh, uomo colto, egli preferisce l’inglese “project financing“, ma tant’è!). Avesse la pazienza di verificare quanti danni il “project financing” ha procurato alle pubbliche amministrazioni del nostro paese, probabilmente cambierebbe idea. Un esempio tra i molti? L’ospedale dell’Angelo di Mestre. Perché “regalare” profitti al privato, quando la menzionata società comunale può realizzare la medesima opera dando quegli stessi profitti alla Civica Amministrazione? Domanda semplice semplice, che “inCivilis Padova”, conti alla mano, ha avuto il coraggio di porre sul piatto, alla faccia dell’inazione della Civica Amministrazione, indicandone coperture e profitti. Ma non sarebbe invece questo il compito vero di chi gestisce la cosa pubblica? Pare che a Padova, capitale morale del laborioso Veneto, non sia così.

(ph: Facebook – Sergio Giordani)