Se il Padova torna in serie C, che fine farà l’Euganeo 2?

Il sindaco Giordani ha trovato metà dei 100 milioni che servono. Ma una retrocessione sposterebbe in avanti il progetto almeno di due anni

Domenica 22 aprile 2018, giusto undici mesi fa, il Calcio Padova conquista con due giornate di anticipo la promozione in Serie B, dopo quattro anni difficili iniziati con il fallimento nel 2014, la rifondazione e la ripartenza dalla Serie D. Quello 2017-18 è un campionato trionfale per i biancoscudati, che si classificano primi del proprio girone con 8 punti di vantaggio sulla seconda ed uno score formidabile: 17 vittorie, 12 pareggi e solo 5 sconfitte. La squadra allenata da Pierpaolo Bisoli, si dice, è a già bella e fatta per la Serie B. Ed infatti il mercato estivo condotto dal dg Giorgio Zamuner è mirato solo a coprire alcuni ruoli piuttosto che a cambiare faccia al team.

Con la promozione torna all’ordine del giorno il problema stadio. Lo Stadio Euganeo di Padova, il più recente costruito in Veneto (1994) ha 19.736 posti ma non piace a nessuno. È scomodo perché si trova qualche chilometro a nord del centro città; è brutto e inadeguato perché è stato costruito a stralci e, attorno al campo, c’è la pista di atletica. E, soprattutto i tifosi padovani rimpiangono l’Appiani, lo storico impianto dell’era Rocco a due passi dal Prato della Valle.

Le amministrazioni comunali, prima quella Bitonci e poi quella Giordani, si pongono entrambe il problema e danno soluzioni diverse. Quella presieduta dall’attuale sottosegretario del MEF punta sulla ristrutturazione del Plebiscito, lo stadio del rugby all’Arcella. Ma il costo dell’opera, 17 milioni, risulta insostenibile per il Comune, che pure se ne accollerebbe solo 7. Ma a metà novembre 2016 la Giunta cade e il progetto si ferma. Nella successiva campagna elettorale il candidato sindaco del Centrosinistra Sergio Giordani, già presidente del Padova, fa del no alla «Patavium Arena» uno dei punti forti del proprio programma. Forse anche per questo vince le elezioni.

Ma il problema stadio resta e così, a metà dicembre dell’anno scorso, Giordani e Calcio Padova presentano insieme l’Euganeo 2 da 100 milioni di euro, che dovrebbe prendere fisicamente il posto dell’attuale. «Troveremo gli investitori» promette Giordani. E intanto fa gli scongiuri perché i biancoscudati non stanno ripetendo fra i Cadetti il trionfale campionato precedente.

Un mese prima infatti è stato esonerato Bisoli: una sola vittoria in undici giornate. Poi cinque pareggi e altrettante sconfitte. Il Padova, quindicesimo in classifica è in piena zona retrocessione. Arriva in panchina Claudio Foscarini ma la situazione non migliora. E così, dopo due mesi, è richiamato Bisoli. La società cerca di raddrizzare la stagione con un imponente mercato a gennaio, che porta in biancoscudato ben dieci giocatori, in massima parte di categoria. Ma non basta.

Domenica 17 marzo, dopo la sconfitta interna col Perugia, il Padova è penultimo con 23 punti (e una partita in più del Carpi, ultimo con 22). Arriva il secondo esonero per l’allenatore di Porretta Terme e al suo posto, il giorno dopo, è promosso il tecnico della Primavera, Matteo Centurioni, un quarantenne ex calciatore senza alcuna esperienza di prima squadra. Una mossa che, per i tifosi padovani, non risulta proprio entusiasmante. Perché si ha un bel dire che il campionato è ancora lungo e che bastano due o tre vittorie a far sperare nella salvezza, ma a questo punto ci vorrebbe un miracolo per cambiare l’inerzia della stagione del Padova.

Con una prospettiva non così peregrina di tornare immediatamente in Serie C, è scontato che il progetto nuovo stadio subisca uno stop. I due promotori del progetto si sono comunque dati da fare per trovare finanziamenti: la società ha ottenuto un paio di milioni dal Coni, Giordani ha incontrato il presidente del Credito Sportivo Andrea Abodi, già capo della Lega di Serie B. Ne è scaturito un nuovo business plan: il Credito Sportivo erogherebbe un finanziamento di 50 milioni di euro, da rimborsare in venti anni con un tasso d’interesse circa del 3%. Per gli altri 50 milioni, si punterebbe su privati.

Legittimi dubbi sorgono proprio sulla reperibilità di questa seconda tranche. Con una retrocessione del Padova la tempistica della operazione si sposterebbe necessariamente in avanti almeno di un paio d’anni, ipotizzando una immediata risalita in Serie B. A meno che la contropartita pubblica per gli eventuali investitori privati non sia così allettante da annullare l’effetto di un ritorno in C.

(ph: Roberto Bonetto presidente del Padova, da Padovacalcio.it)