Lettera a un fan di Greta (non gretino)

La quindicenne svedese é la classica “finta bandiera” usata dal Potere per mostrarsi buono

Caro M,

ieri mi hai scritto: «almeno lei ha portato il problema del clima all’attenzione del mondo. Chi la critica, che sta facendo di meglio se non grattarsi le palle e stare a guardare?». Mi duole vedere che anche tu sei caduto vittima di quella gigantesca arma di distrazione di massa che è il “Fenomeno Greta”. La quale, a mio parere, non altro é che una bambina che sta giocando un gioco più grande di sé, delle cui regole non ha molta contezza (tra parentesi: é appunto una “bambina”, ma se ne va in giro per il mondo, incontra potenti, tiene conferenze, viene intervistata anche dalla tv di Vulcano… ma dei genitori ce li ha? Non si sono mai visti, non se n’è mai sentito parlare, che parte hanno in ciò che fa la loro figlia? E poi: va a scuola? E ancora: ha un passaporto? Viaggia da sola? Eccetera).

Forse Greta non ha ben chiaro che incontrare Macron, o qualche altro Signore degli Anelli pari suo, chiedendo la sua collaborazione nella lotta a favore dell’ambiente, equivale ad organizzare un Movimento per la Protezione dei Tre Porcellini chiedendo il patrocinio di Ezechiele Lupo. Forse non si è minimamente chiesta il perché di tutte quelle lodi, quei panegirici, quelle interviste. Né si è chiesta, probabilmente, come mai, mentre lei viene innalzata agli altari come una novella Giovanna d’Arco, contemporaneamente in Francia – ma è solo un esempio – i Gilets Jaunes vengano massacrati di botte, spesso ammazzati, le loro lotte vengano censurate dai media, e si faccia strame di ogni garanzia costituzionale per colpirli (ringrazio Alessandro Mucciarelli, su Fb, per i suggerimenti).

Ma forse è chieder troppo, appunto, ad una bambina. Perché, qualora se lo chiedesse, potrebbe venirle in mente che lei non è affatto la nuova profetessa di una improbabile riscossa ambientale, ma semplicemente un’utile bip (lo dico senza nessuna intenzione di offenderla, sia ben chiaro: sono gli “altri” a trattarla da tale) di cui il Potere si serve per far vedere ai gonzi quant’è buono e lungimirante, mentre al tempo stesso colpisce senza pietà chi lo attacca alle sue autentiche radici. Per cui da un lato le lodi zuccherose e melense, dall’altro la vecchia, cara repressione, storico strumento contro chi, realmente, lo metta in pericolo. Potrebbe venirle in mente anche che un articolo dell’ultimo dei glaciologi o dei biologi marini su Scientific American è mille volte più utile, per combattere in difesa dell’ambiente, dei suoi, peraltro innocenti, sorrisi.

Così pure, caro M, trovo miserella l’obiezione, anch’essa di maniera, secondo cui chi la critica «non sta facendo niente di meglio se non grattarsi le palle e stare a casa». Cosa dovremmo fare, caro M? Mettere a ferro e fuoco le fabbriche inquinanti (cioè tutte)? Incendiare i pozzi di petrolio (sai che fumo, dopo)? Aggredire coi forconi e le picche i potenti della Terra? Va bene: si chiama Rivoluzione (“unica soluzione”, come si diceva una volta). Tu vedi qualcuno in giro pronto a farla? Greta, forse? Ma mi faccia il piacere. Come diceva un post apparso di recente su Fb, “Non esiste ambientalismo senza anticapitalismo”. Appunto, e punto.

Né mi commuovono eccessivamente, caro M, le manifestazioni oceaniche di giovani che in queste settimane la accompagnano. Per un verso, vedendo quei ragazzi provo una “santa rabbia”, perché constato come, per l’ennesima volta, il Potere li faccia correr dietro ad una bandiera fasulla, sfruttando criminalmente la propensione naturale dei giovani a battersi per ciò che è buono e giusto. Dall’altro – scusami la malignità da vecchio Insegnante – mi vien da pensare che per molti di loro sia solo l’ennesima occasione per perdere un giorno di scuola andando in giro a cazzeggiare. Non avevo mai percepito nei giovani, fino al “fenomeno Greta”, una così travolgente passione per l’ambientalismo.

Mi domando, per esempio, quanti di loro sappiano cos’è il coltan, ingrediente essenziale dei loro imprescindibili smartphone, e con quali costi, umani e ambientali, esso venga estratto. Se lo sapessero, chissà se molti di loro sarebbero ancora così “arrabbiati”. Insomma, caro M, io ho l’impressione che siamo dinnanzi all’ennesima operazione di “dezinformatzija” del Potere. Spero di aver torto, Vedremo. Magari dopo che a Greta sarà stato assegnato il Nobel (se l’hanno dato a Dario Fo, possono darlo anche a lei).
Ciao, caro.

(ph: Shutterstock)