“Norma Pernigotti”, governo vuole commissariare chi delocalizza

Il ministero dello Sviluppo economico sta preparando un pacchetto di norme sul made in Italy da inserire nel “decreto crescita“. Tra queste, spicca quella che Di Maio vorrebbe battezzare “norma Pernigotti“, in riferimento al caso dell’azienda di cioccolato di Novi Ligure che ha delocalizzato la produzione in Turchia. La norma prevede la nascita di un registro di marchi con almeno 50 anni. Come scrive Carmine Fotina sul Sole 24 Ore di oggi, se la proprietà pianifica la chiusura dello stabilimento, con relativo licenziamento collettivo, dovrà notificare al Mise le ragioni e le azioni per trovare un nuovo acquirente. Se dopo 90 giorni dalla notifica non giungono proposte d’acquisto o l’impresa non intende dare seguito a quelle ricevute, scatta una seconda comunicazione al ministero, che potrà nominare un commissario straordinario, con oneri a carico dell’impresa.

Il commissario potrà a sua volta cercare acquirenti e dovrà presentare una relazione al Mise entro 180 giorni. Nel caso di violazioni dell’azienda sulla notifica o un rifiuto a dare seguito a una proposta di acquisto vantaggiosa scatterà una sanzione che può arrivare fino al 2% del fatturato medio degli ultimi cinque esercizi. Al tempo stesso, sarebbero previste agevolazioni fiscali per l’eventuale acquirente. Un’altra delle misure in preparazione prevede il contrassegno “made in Italy” concesso dallo Stato, come garanzia di autenticità, al fine di contrastare il fenomeno dell’italian sounding. Il simbolo grafico, valido solo per i mercati extra Ue, sarebbe inserito in un contrassegno anti-falsificazione. La possibilità sarebbe concessa alle aziende su base volontaria, con richiesta e pagamento delle carte valori al Poligrafico dello Stato.

(Ph. Imagoeconomica)

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