Ambientalismo “reazionario”, Celebron ha detto una cazzata? Mica tanto

L’assessore leghista vicentino aveva sbeffeggiato i manifestanti di FridayforFuture e ne é nato un caso finito sulla stampa nazionale. Ma sbagliando il modo, ha centrato la sostanza

Si starà sfregando le mani Matteo Celebron, assessore allo sport di Vicenza: non capita tutti i giorni di finire nelle pagine del settimanale del Corriere della Sera, oggetto delle attenzioni della prestigiosa firma di Gian Antonio Stella. Chissà se tutto questo clamore se lo aspettava, il giovane amministratore che é anche segretario locale della Lega, per un semplice post di «provocazione» su Facebook in cui sbertucciava i manifestanti di FridayforFutureQuindi da domani basta auto, stop riscaldamento in casa, no tav e basta aerei. No anche al 5G, stop iPhone e Galaxy. Si torna al calesse, cavallo e bici. Per comunicare calamaio e carta. Se volevo muovermi liberamente come un capriolo e respirare a pieni polmoni sarei andato a vivere in una malga in alta montagna, non in centro a Vicenza») e, seduto sulla sabbia del cantiere per la futura tangenziale ovest, attaccava l’opposizione perché secondo lui doppiopesista sulla riapertura alle auto del centralissimo Corso Fogazzaro («Inquinano di più 160 metri di Ztl aperta a fasce orarie o 5 chilometri di strada con auto e tir a pochi metri dalle risorgive di Vicenza?»). Dopo l’uscita a sorpresa sul social network, nell’ordine si é beccato: la reazione ovvia del centrosinistra (ritirargli le deleghe: esagerati), la bacchettata degli alleati Fratelli d’Italia (si occupasse di sport: giusto), la reprimenda del segretario provinciale del partito Erik Preto (la Lega é favorevole alla nuova strada: ma va? non é che Celebron é ricorso all’ironia, anzi al sarcasmo questi sconosciuti? ah ma già: Preto e Celebron si guardano in cagnesco da sempre, e questo é tutto). Il sindaco Francesco Rucco? Non ha fatto una piega, come al suo solito.

Ora, facciamo a capirci: al di là della questione tutta vicentina della tangenziale, aver irriso i milioni di giovani che in buona fede sono scesi nell’agorà, luogo principe della democrazia, per un mondo meno devastato dal nostro sistema industriale e consumistico, non gli fa onore. Celebron non è un tipo aggressivo né rozzo, ma forse un po’ troppo superficiale sì. Per esempio, poteva ragionare sul fatto che, se ci fate caso, le proteste ammesse nel circuito della grande visibilità sui media sono due: o quello che sfocia, non sempre ma spesso, in terrorizzante violenza di strada, vedi i Gilet gialli francesi, di regola rappresentata dai colleghi gazzettieri in una cornice di condanna moralistica che impedisce di comprenderne le motivazioni profonde; o quello più rassicurante delle periodiche fiumane di piazza, pacifiche e sostanzialmente innocue, che non si sa come farebbero tremare i potenti, che infatti ricevono a braccia aperte e lasciano santificare la piccola Greta, di suo innocente. L’energia popolare, in entrambi i casi, é genuina. Ma viene fin troppo facilmente strumentalizzata e disinnescata dal trattamento mediatico a cui é sottoposta dall’industria del consenso, attraverso meccanismi ormai ben oliati. E che francamente solo una mente semplice può ancora non vedere.

Detto ciò, bisogna anche dire che, sia pur sbagliando i modi, Celebron ha centrato un punto essenziale: l’ecologismo coerente e consapevole non può illudersi di salvare capra e cavoli, di volere la botte piena e la moglie ubriaca, di mantenere questi consumi, questi comfort, queste abitudini private di massa, insomma questo stile di vita rigurgitante di oggetti-rifiuti, e al contempo pretendere di diminuire l’inquinamento, avere un’aria respirabile, proteggere la natura e fermare il riscaldamento globale. La tanto vituperata scuola della “decrescita felice” ha detto parole definitive, sull’ingannevole idea dello “sviluppo sostenibile”, un ossimoro che può convincere giusto un funzionario medio del Pd. Non basta lo sfogo, legittimo e gioioso, di una giornata di marce e sfilate, e nemmeno l’impegno, senz’altro meritevole, di quegli ambientalisti che guardano all’effetto (l’avvelenamento mondiale) ma non alla causa (il modello economico basato sull’eccesso, la crescita infinita che esiste nella testa degli economisti ma non, appunto, in natura). Quel che andrebbe fatto é semplice: consumare meno, possedere meno. Non rinunciare a tutto, come dice Celebron con il classico falso argomento degli estremi (o tutto o niente). Ma mettere forti limiti. E questo é impossibile, dice giustamente chi considera impolitico, cioé impraticabile un programma di volontaria frugalità. A meno che… a meno che non ci si ponga un obiettivo meno ingenuo, ma ancora più difficile: cambiare sistema, economico e politico. E già. Ma se persino una misura di minimo riequilibrio sociale come il reddito di cittadinanza incontra tanta ostilità, dove vogliamo andare?