Congresso famiglie, la Chiesa ha fatto bene a non patrocinare

La kermesse di Verona è strumentalizzata da entrambi i fronti. E invece i temi meriterebbero un dibattito ragionato

La decadenza è questa: evocare vecchie paure in mancanza di nuovi obiettivi. Resuscitare nemici morti per sentirci vivi. Di Maio ha definito “sfigati” gli organizzatori del Congresso mondiale delle famiglie. La stessa definizione si applica in modo speculare anche a coloro che si scandalizzano e paventano un improbabilissimo “ritorno al medioevo”. Pensare che nemmeno la Chiesa cattolica, tradizionale difensore della famiglia naturale, ha voluto dare il patrocinio a questo convegno, benché il vescovo veronese Zenti ci tenga a dare il benvenuto. D’altra parte, ormai dichiararsi cattolici presume un impegno morale inferiore a quello richiesto per iscriversi al Touring Club o al circolo ARCI. I principi e i precetti dei cattolici sono bellamente ignorati dai fedeli che possono fare qualsiasi cosa consci di essere comunque perdonati, anche senza pentimento, sia da Dio sia dai preti.

La Chiesa cattolica tollerantissima perdona e ammette ai sacramenti divorziati, concubini, omosessuali e si cura appena di chi abortisce o usa anticoncezionali. Reintegra preti lussuriosi che organizzano orge e gira la testa dall’altra parte su pedofilia e omosessualità. Il pentimento e la promessa di non peccare più? È un optional: tanto ci pensa Dio. E precetti e principi? Suvvia, abbiamo scherzato! Così tutti si liberano dal dovere di giudicare. L’obiettivo associativo è uno solo: più siamo meglio stiamo! Se la Chiesa fosse appena un po’ rigorosa nel selezionare chi ne fa parte rispettandone le regole, si ritroverebbe con le chiese ancora più vuote di quanto lo siano oggi.

Per questo apprezzo profondamente il comportamento della Chiesa cattolica: sapendo di non potersi opporre alla rivoluzione dei costumi, alla dissoluzione del sacro e alla laicizzazione della società, opera in modo degnamente conservatore: rallenta l’ondata del cambiamento ribadendo stancamente alcuni principi in modo che il cambiamento avvenga in modo graduale e, modificando il proprio ruolo, riesce a mantenere un posto nella società. Di conseguenza, la Chiesa non ha appoggiato in pieno, anzi, questa kermesse che è un’evidente provocazione politica e non una discussione approfondita sulla famiglia e le famiglie. Basta leggere i nomi dei partecipanti istituzionali italiani e stranieri. Invece, una riflessione seria e aggiornata sulle diverse forme di famiglia contemporanee sarebbe quanto mai opportuna e dovrebbe essere condotta in modo da aprire un dialogo per comprendere come sono radicalmente cambiate la società, le relazioni e la morale. Lo stesso vale per questioni cruciali quali l’aborto e l’accettabilità bioetica di tecniche la cui applicazione desta preoccupazione in qualsiasi persona ragionevole. La Chiesa l’ha capito benissimo e, pur con i suoi tempi biblici, si è già adeguata trasformando in virtù la sua ambivalenza, tanto laica quanto in questo caso opportuna.

Il Congresso è osteggiato e strumentalizzato in modo altrettanto cieco di come alcuni dei promotori lo propongono. Trattare della famiglia e della bioetica in un contesto dialettico tra conservatori e chi invece vuole accelerare un cambiamento in atto, sarebbe quanto mai utile e interessante. Ma non sembra il caso di questo Congresso. La mia (flebile) speranza è di essere smentito e che la kermesse di Verona apra a un dibattito aperto.

(In foto il segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin, ph: Imagoeconomica)