“Boldini e la moda”: la Parigi fin de siècle tra seduzione e innocenza

I ritratti femminili dell’artista ferrarese in mostra a Ferrara fino al 2 giugno: un viaggio nel tempo prima dei disastri del Novecento

Merita un breve viaggio di primavera la mostra “Boldini e la moda“, al Palazzo dei Diamanti di Ferrara fino al 2 giugno, per l’originalità del tema proposto e la qualità delle opere scelte per argomentarlo, sul filo conduttore di celebri ritratti per lo più a firma dell’artista ferrarese. L’esposizione nasce infatti nell’intento di documentare come Boldini abbia in vario modo influenzato l’alta moda parigina che si andava allora affermando. I manufatti esposti allo scopo sono talmente affascinanti, ed è così spettacolare l’allestimento, che sin dai primi passi noi visitatori, pur smaliziati o scettici, veniamo totalmente coinvolti in una sorta di saga della bellezza dalle mille sfaccettature. Sicché, come in un festoso valzer d’altri tempi, l’arte, il lusso, la seduzione e la frivolezza ci accompagnano lungo un percorso ritmato dagli artifici di una stagione dimenticata, la Belle Époque.

Tutto appare doverosamente bello, nei pochi decenni a cavallo tra Otto e Novecento abitati dal “bel mondo” internazionale, dove s’intrecciano nobiltà e ricchezza insieme ad un pizzico di noia sfumata di malinconia e a qualche peccato di varia natura e consistenza, segreto ma non troppo e molto, molto attraente. Ne è cuore pulsante la Parigi dei salotti à la page, dei salons dove espongono gli artisti, ma anche degli ateliers dei grandi couturiers o delle passeggiate al Bois de Boulogne. Questa è dunque una bellezza che parla francese, anzi parigino: e parigine, non importa se per nascita o per sorte, sono le protagoniste di tanto fascino immortalate dal pennello adorante e malizioso del nostro pittore, egli pure divenuto parigino per scelta di vita.

Apre la danza il confronto tra la flessuosa Madame Charles Max, ritratta in un soffio di mussola bianco opalescente, e l’immagine fotografica di una modella di Galliano, che esce imperiosa da uno strascico di tulle color nebbia. L’evidente richiamo ai drappeggi amati da Boldini dimostra come a distanza di più d’un secolo il suo stile sia ancora un punto di riferimento per i creativi d’alta moda del nostro tempo. Sala dopo sala, guidano i nostri passi le sue incredibili signore. Ecco la giovane donna, forse Eleonora Duse, con la mano in bella posa a sfiorare l’aereo abito primaverile su cui il pennello indulge delicatamente. Ecco Consuelo Vanderbilt abbracciata senza troppa convinzione al figlio fanciullo: l’abito scuro non lesina qualche trasparenza, distinguendosi appena nella penombra del salotto settecentesco. Ed ecco emergere da una nuvola rosea screziata di bianco Olivia Concha de Fontecilia: una rosa le orna lo scollo e altre si annidano tra le pieghe della seta.

Realtà o finzione? Le donne di Boldini sembrano apparire all’improvviso, come sorprese esse stesse di esistere; e l’artista le veste di pennellate simili a nastri di cristallo, accarezzandone i corpi evanescenti in un continuo gioco tra seduzione e innocenza. Alla fine entrano in scena le divine, la misteriosa Divina in blu e la quasi sfrontata Lina Bilitis con l’imprescindibile bagaglio di pechinesi; il bel mondo sta cambiando, arrivano soggetti nuovi dagli atteggiamenti inconsueti. A far da contorno all’arte incontriamo ovunque un turbine di creazioni lussuose. Sono un’autentica giostra delle vanità gli abiti firmati da nomi entrati nella storia del costume, i cappelli stravaganti da impalcare sul capo delle belle e i ventagli di piume colorate, tutto il corredo di orpelli necessario allo sfoggio dell’eleganza.

Così ci avvolge l’atmosfera di un passato mondano soddisfatto di sé, inconsapevole di quanto fermentino sotto la superficie spensierata infinite contraddizioni destinate ad esplodere nelle forme che purtroppo tutti conosciamo.
Ma qui si ferma la macchina del tempo che ci ha gioiosamente portati all’indietro, mentre scivolano sulla tastiera le ultime note del grande valzer ballato sull’orlo dell’abisso, dal quale si è ormai affacciato funesto il “secolo breve.”

(in foto ritratto di Madame Charles Max – ph: Wikipedia)