Primavera fiorita, torna l’incubo allergie: tutto quel che c’è da sapere

La primavera è considerata, dalla maggior parte delle persone, la stagione più bella dell’anno. Non la
pensano così i diversi milioni di italiani che soffrono di “pollinosi” e, all’arrivo della primavera, cominciano ad accusare disturbi legati alla loro allergia.

Parla il dottor Giuseppe Pingitore, allergologo di Artemisia Lab

Cosa è la pollinosi?
Si definisce pollinosi l’insieme dei disturbi a carico di naso, occhi e bronchi che si presentano con periodicità stagionale, durante il periodo della pollinazione, e quindi generalmente in primavera, in soggetti divenuti sensibili ai pollini di determinate famiglie di piante. Durante la primavera, come è noto, molte piante rilasciano il loro polline nell’atmosfera: questo fenomeno riguarda sia alberi, come l’ulivo, sia piante erbacee, come le graminacee e la parietaria. Queste piante affidano al vento grandi quantità di granuli, pollinici affinché si possa compiere il fenomeno dell’impollinazione, che garantisce la crescita di nuove piante e la sopravvivenza delle specie vegetali. Si tratta di granuli microscopici dei quali nessuno si accorge tranne quelle tantissime persone che hanno sviluppato un’allergia verso quel determinato tipo di polline. L’arrivo del polline causa, in questi soggetti, sintomi quali sternuti, prurito, secrezione e ostruzione nasale, arrossamento e bruciore agli occhi. In alcuni casi possono comparire anche disturbi a carico dei bronchi, con fiato corto, tosse e difficoltà a respirare (asma).

Perché accade tutto ciò?
I soggetti che soffrono di pollinosi hanno sviluppato una “sensibilizzazione” verso uno o più tipi di pollini, cioè il loro sistema immunitario ha reagito producendo un tipo particolare di anticorpo chiamato immunoglobulinaE (IgE). Perché questo avviene non è completamente noto, ma il fenomeno è favorito da una predisposizione genetica e, probabilmente, da una intensa esposizione al polline. I disturbi sono tipicamente stagionali e strettamente legati
alla concentrazione del polline nell’aria che si respira; infatti terminato il periodo di pollinazione delle piante, il numero di granuli di polline per metro cubo di aria diminui sce fino a sparire e i dist u r b i parallelamente si attenuano e terminano. Il periodo di pollinazione cambia a seconda del tipo di pianta e, generalmente, dura 1-2 mesi, compresi per lo più tra la metà di aprile e la metà di giugno, tranne il caso della parietaria, nota anche come erba muraria, che ha una fioritura più lunga e il cui polline può causare fastidi da marzo-aprile fino a giugno-luglio. Quando si sospetta la presenza di una pollinosi, e la stagionalità e le caratteristiche dei sintomi ne rendono facile l’individuazione, occorre cercare di capire verso quale o quali pollini si è diventati sensibili. Cioè bisogna fare una diagnosi
di causa o eziologica.

Come si diagnostica l’allergia ai pollini?
L’individuazione dell’allergene causa della sensibilizzazione e, probabilmente, anche dei sintomi viene fatta utilizzando dei test sulla cute che consistono nel depositare sulla pelle del braccio delle gocce contenenti i vari allergeni e, con delle micro-lancette, fare penetrare una piccolissima quantità di liquido nella cute. In presenza di una sensibilizzazione allergica, cioè di anticorpi di tipo IgE verso un determinato polline si formerà, nella sede di inoculazione e nel giro di 10-15 minuti, un piccolo rigonfiamento arrossato e pruriginoso (pomfo), molto simile alla puntura di una zanzara. Il risultato dei test cutanei, noti come prick test, deve essere interpretato, e questo è il compito del medico specialista allergologo, alla luce dell’andamento dei sintomi, della tipologia dei disturbi e della stagionalità. Di grande aiuto sono i calendari pollinici, cioè delle tabelle costruite misurando le quantità dei vari pollini presenti nell’atmosfera ogni settimana e nelle varie zone d’Italia, suddivise sia in base alla latitudine sia in base all’altitudine. I calendari pollinici, confrontati con la stagionalità dei disturbi, consentono di orientare il sospetto verso un tipo di polline oppure un altro.

Come prevenire la pollinosi?
Chi è affetto da allergia primaverile può fare ben poco sul piano della prevenzione, visto che il polline si trova nell’aria che respiriamo. Alcuni accorgimenti possono essere di aiuto: evitare, durante la stagione del polline, di fare passeggiate nei prati e nei boschi; tenere le finestre di casa chiuse, soprattutto durante il giorno e nelle giornate ventose; viaggiare in macchina con i finestrini chiusi e il filtro antipolline in funzione. Per fortuna esistono dei farmaci efficaci in grado di controllare i disturbi scatenati dai pollini: in primo piano gli antistaminici che, assunti una
volta al giorno, assicurano un buon controllo dei sintomi dell’allergia, riducendo il prurito, lo scolo nasale e l’arrossamento degli occhi. Gli antistaminici di ultima generazione, tra l’altro, non inducono sonnolenza e aumento dell’appetito, effetti collaterali che sono posseduti dalle molecole più vecchie. Molto efficaci, soprattutto sulla congestione e ostruzione nasale, sono gli spray nasali a base di cortisone. Anche in questo caso si tratta di molecole di recente introduzione che hanno un’ottima efficacia e pochissimi effetti collaterali. Esiste, infine, in determinate condizioni e sotto stretto consiglio dello specialista, la possibilità di praticare il cosiddetto “vaccino” contro l’allergia: si tratta di una somministrazione per via sottocutanea o per via sublinguale di quantità crescenti dell’allergene ritenuto responsabile dei disturbi, al fine di indurre il sistema immunitario a produrre meno anticorpi IgE e, di conseguenza, a reagire in maniera meno intensa alla ricomparsa del polline l’anno successivo.

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