Banche, muro di sistema per proteggere gli Intoccabili

Sul decreto indennizzi e nuova commissione parlamentare ostruzionismo e paletti da Tria e Mattarella per salvare sempre loro: Bankitalia e Consob. Ma anche Di Maio e Salvini non la raccontano giusta

1 miliardo e mezzo di euro di fondo ristoro per i risparmiatori azzerati delle banche, fra cui le due defunte popolari venete, bloccato dalla paura. La paura del ministro tecnico dell’economia Giovanni Tria di dover fare assumere la responsabilità ai funzionari del suo ministero per l’esborso di pubblico denaro, basato sulla distribuzione «massiva», cioé a tutti i truffati che ne faranno richiesta, senza un arbitrato giudiziario specifico per ogni singola domanda. Mentre uno dei suoi stessi sottosegretari, il leghista Massimo Bitonci, punta sulla recente, almeno apparente “svolta” della Ue per cui Bruxelles ora benedirebbe l’indennizzo forfettario (secondo il decreto del governo italiano, il 30%, e solo come acconto), Tria invece non é per nulla convinto. E prende tempo.

Ma non c’é solo questa ragione, ad aver creato il “buco” del fondo risparmiatori nel decreto Crescita ieri in Consiglio dei Ministri. C’è un altro timore: quello di toccare l’indipendenza, leggi impunibilità delle autorità di vigilanza che, come ha già dimostrato la pur timidissima relazione finale dell’ultima commissione banche (presidente il mellifluo Pierferdinando Casini), non hanno vigilato abbastanza per non dire peggio. Nell’ultima versione del provvedimento che attende ormai da mesi di essere attuato, dopo aver subito quella volta un tira e molla alquanto sospetto, si conferma il diritto per i risparmiatori… di agire in giudizio per il risarcimento della parte di danno eccedente il ristoro corrisposto ai sensi del presente articolo», ovvero più del 30%, e viene espressamente ripristinata «la possibilità di proporre azioni nei confronti delle Autorità di vigilanza e delle banche, oltre a consentire di proseguire nel contenzioso legale contro la Consob, Banca d’Italia e banche».

I numerosi rinvii, che hanno fatto in sostanza minacciare ai due vicepremier Di Maio (M5S) e Salvini (Lega) di scavalcare ed esautorare Tria, sono dovuti a motivazioni tecnico-giuridiche dietro cui si combatte, felpatamente ma ferocemente, uno scontro di potere che vede da una parte i due partiti della maggioranza e dall’altra il ministro, garante dei “mercati” e garantito a sua volta dal capo dello Stato, Sergio Mattarella. Che nel frattempo ha tenuto ai box la partenza della nuova commissione banche, non tanto e non solo sul nome, sgradito, di chi dovrebbe presiederla, il grillino Gianluigi Paragone, ma sempre per scongiurare il pericolo, come ha scritto nell’irrituale lettera ai presidenti delle Camere, che «possibili interferenze» in «ambiti di competenza di varie attività di vigilanza» possano arrivare a mettere sotto accusa Bankitalia e Consob.

In mezzo, al solito, solo le vittime dei crac bancari, vittime oggi di un “ostruzionismo di sistema”. O di un disgustoso gioco delle parti. Con Di Maio e Salvini che sapevano, o comunque dovevano sapere benissimo che avrebbero dovuto imbattersi nel muro difensivo che avrebbero eretto il ministro «subìto» (copyright il leghista Claudio Borghi) e il Quirinale, oltre che la Commissione Europea (altro organo tecnico, ma in realtà naturalmente sempre politico, cioé con una sua linea politica smaccatamente anti-sovranista). Con le elezioni europee alle porte, confezionarsi un alibi perfetto agli occhi dei risparmiatori-elettori é una carta giocabilissima per uscirne in ogni caso innocenti. Ma anche Tria avrebbe dovuto immediatamente mettere il veto, rischiando sì di perdere la poltrona e mettere in crisi il governo, ma facendo un servizio migliore ai cittadini. Invece, a quanto scrive per esempio l’istituzionalissimo Federico Fubini questa mattina sul Corriere della Sera, la sua preoccupazione va solo ai suoi, gli sherpa ministeriali che devono firmare gli atti ufficiali. Insomma, come la si gira si gira, in Italia – come diceva Prezzolini – ci son sempre i furbi e i fessi. E son sempre gli stessi.

(Ph. Untouchables / Paramount Pictures)