Asportato rene a paziente sveglio di 170 chili

Torino, 4 apr. (AdnKronos Salute) – Per la prima volta al mondo asportato un rene in laparoscopia su un paziente sveglio di quasi 170 chili con un tumore. L’intervento è stato realizzato all’Urologia universitaria dell’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino. “Si è trattato di un intervento innovativo e di frontiera senza precedenti, non essendo riportati in letteratura mondiale casi di precedenti interventi di laparoscopia urologica addominale a paziente sveglio, su un soggetto di 62 anni di Torino, affetto da una grave forma di obesità e con significativi problemi di respirazione”, sottolinea l’ospedale Molinette della Città della Salute.
“Quando un paio di mesi fa gli è stata riscontrata una massa al rene sinistro fortemente sospetta per tumore, è iniziato il dramma della scelta terapeutica”, riferiscono dall’ospedale. “Se da un lato l’asportazione chirurgica rappresentava l’unica possibilità di cura e la via laparoscopica una scelta obbligata per evitare un accesso chirurgico molto invasivo, le condizioni del paziente rendevano comunque estremamente rischiosa un’anestesia totale, via obbligata per questa tipologia di intervento”, evidenzia l’ospedale. “Fabio Gobbi, esperto di anestesie periferiche della Rianimazione ospedaliera (diretta da Pier Paolo Donadio), ha proposto di tentare un approccio innovativo per la laparoscopia addominale oncologica urologica: un intervento totalmente in anestesia spinale che permettesse al paziente di restare sveglio, evitando così la narcosi che avrebbe avuto un rischio elevato di essergli fatale”, spiegano.
Alcuni giorni fa il paziente è entrato in sala operatoria consapevole che se l’intervento non fosse stato realizzabile come pianificato, si sarebbe resa necessaria un’intubazione dalla quale avrebbe potuto non risvegliarsi più. L’urologo Paolo Gontero, direttore Urologia universitaria dell’ospedale Molinette, non era in grado di prevedere se l’anestesia periferica gli avrebbe consentito di espandere a sufficienza la cavità addominale per consentirgli lo spazio necessario per condurre la nefrectomia laparoscopica – rimarcano i medici – Uno dei fattori limitanti era poi rappresentato dalla breve durata dell’anestesia che avrebbe richiesto un’esecuzione dell’intervento in tempi rapidi, nonostante le difficoltà dovute all’obesità.
“L’anestesia periferica è stata la chiave di successo di questo intervento laparoscopico, consentendo di ridurre l’impatto chirurgico in un paziente che per la sua fragilità non avrebbe probabilmente superato l’intervento – afferma Gontero – La collaborazione multidisciplinare è ciò che ha permesso di sperimentare con successo un approccio assolutamente innovativo, che consentirà di effettuare interventi di laparoscopia oncologica urologica anche in altri pazienti con rischio operatorio molto elevato”.

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