«Rimborsi banche, governo incartato: bastava firmare decreti PD»

In un lungo thread su twitter, il deputato del Partito Democratico Luigi Marattin (in foto) fa il punto sul decreto rimborsi per fare «un po’ di chiarezza sui “truffati delle banche”». Per Marattin, la vicenda «è il perfetto esempio di come funziona – e fallisce – il populismo cialtrone». Il parlamentare ricorda che il fallimento delle banche in questione (Carife, Banca Etruria, CariChieti e Banca Marche nel 2015, e Popolare di Vicenza e Veneto Banca nel 2017) è stato dovuto sia alla «pesantissima doppia recessione 2008-2015», sia alla «conclamata mala gestio da parte di chi le dirigeva: molti di loro sono stati rimossi e multati dalle autorità amministrative e sotto indagine/processo ai fini penali e civili».

Marattin ricorda che «anche nei decenni passati le banche erano finite nei guai per gli stessi motivi, ma si era ovviato con soldi pubblici. Ma dal 2012 – al grido “mai più salvare le banche con soldi pubblici” – tale pratica è vietata. Questo slogan era urlato soprattutto dai movimenti populisti. Stavolta quindi a pagare il conto del fallimento di quelle 6 banche sono stati i sottoscrittori di capitale di rischio (azionisti) e gli obbligazionisti subordinati. Questi ultimi furono subito forfettariamente rimborsati all’80% dal governo Renzi».

«Tra gli azionisti possiamo però distinguere almeno tre categorie: 1) coloro che erano pienamente inseriti nei (malati) sistemi di potere locale che gestivano quelle banche; eleggevano il management spellandosi le mani dagli applausi e partecipavano al beneficio relazionale. 2) coloro che compravano azioni delle banca locale per inerzia (“mi fidavo come del mio parroco”, chissà poi perché), senza curarsi di diversificare il proprio investimento e senza leggere i prospetti informativi. 3) coloro ai quali sono state date informazioni parziali, sbagliate o distorte; non è stata detta la verità sulla reale situazione della banca; sono stati sottoposti a indebite pressioni (“vuoi il rinnovo del fido? Compraci le azioni delle banca”)».

«I governi Pd – sottolinea Marattin – hanno sempre pensato fosse ingiusto rimborsare le categorie 1) e 2), e sacrosanto rimborsare la 3), i veri truffati. Per distinguere i quali però non valeva l’autocertificazione, ma – come in tutti gli stati di diritto – la pronuncia di un giudice o un arbitro. A questo fine, stanziarono i primi 100 milioni (legge di bilancio 2017) e prepararono i decreti attuativi che avrebbero dato il via ai rimborsi alla (numerosa) categoria 3. I decreti avrebbero dovuto essere solo firmati dal nuovo governo Conte, nel frattempo insediatosi.

«Ma Lega e M5S non hanno mai firmato quei decreti, perché per tutta la campagna elettorale avevano urlato che dovevano essere rimborsate tutte e tre le categorie. Perché questo fanno le agenzie di pubblicità: ti dicono quello che vuoi sentirti dire, e basta. Arrivati al governo, hanno però scoperto che rimborsare tout-court gli azionisti di un’azienda fallita non solo è contrario ad ogni norma (italiana o Ue) ma pure al più elementare buon senso. E si sono incartati. E fino ad oggi non sanno come uscirne. Per rincorrere la bugia (sbagliata e dannosa) di rimborsare tutto a tutti, stanno bloccando i (sacrosanti) risarcimenti ai veri truffati, che il governo Pd aveva predisposto. È l’essenza del populismo e dei danni enormi che può fare, se non viene fermato subito». (r.a.)

(Ph.Imagoeconomica)

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