Ikea dice addio a Verona, Sboarina: «colpa di Tosi»

«Far credere che Ikea poteva essere costruita alla Marangona è stato come vendere l’Arena ai cinesi». Il sindaco Federico Sboarina risponde alle accuse che in questi giorni stanno arrivando un po’ da tutte le parti per la possibilità, ormai sfumata, di vedere il colosso svedese a Verona. «Un’operazione non solo assurda ma impossibile, come è ampiamente documentato da varie note che non hanno mai smesso di ribadire come il progetto fosse incompatibile con l’area scelta. Rispondiamo punto su punto a chi invece continua a raccontare bugie ai cittadini. Adesso basta, bisogna smascherare l’incapacità con cui è stata amministrata la città prima di noi».

«Dal 2012 non è stato fatto più nulla per concretizzare l’opera. La precedente amministrazione ha mandato una lettera al presidente Zaia, nell’agosto 2016, in cui si chiedeva di cambiare le norme urbanistiche regionali, a dimostrazione che, anche quattro anni fa, la possibilità di costruire un centro commerciale alla Marangona era pari a zero. Da quella lettera, nient’altro di importante è stato fatto – continua Sboarina -. Nel frattempo sono intervenute nuove norme in tema di sviluppo del territorio ancora più restrittive, sul commercio e sul contenimento del suolo. Nonostante ciò nel 2017, appena insediati, abbiamo cercato uno spiraglio, confrontandoci sia con i rappresentanti di Ikea Italia sia con il presidente Zaia. Allora come oggi, la nostra posizione non è cambiata: sì all’Ikea, ma no al grande centro commerciale proprio perché impossibile da realizzare. Ikea si era detta quindi disponibile a rivedere il progetto iniziale che, ricordo, aveva una superficie commerciale grande tre volte quella di Adigeo, ma la Regione a fine maggio 2018 ha ribadito l’impossibilità legata alla destinazione logistica dell’area alla Marangona, inserita nel PAQE. E, nonostante gli annunci sulla stampa, nessun atto concreto è stato fatto nemmeno dai consiglieri regionali».

«Non c’è quindi da meravigliarsi se ieri, dopo anni in cui sono stati presi in giro da false promesse, i vertici di Ikea hanno deciso di rinunciare al progetto, dopo aver capito come stanno realmente le cose. La loro opera non è realizzabile oggi come non lo era cinque anni fa. Quel che è cambiato, rispetto ad allora, è che oggi chi amministra la città lo fa su progetti concreti – sottolinea il sindaco -. In poco più di due anni abbiamo fatto ciò che non è stato fatto negli ultimi dieci. Penso all’Arsenale, al restauro dell’Arena, al Central Park, alla Casa di Giulietta, al nuovo stadio, alla variante alla statale 12, al ribaltamento del casello dell’autostrada A4, tutte opere già avviate o in fase di progettazione, per le quali abbiamo lavorato sodo, puntando ai fatti e non ai falsi proclami. Non ricordo invece un progetto della precedente amministrazione che sia arrivato a buon fine: alcuni erano così assurdi, come il cimitero verticale, che morivano ancora prima di nascere, altri, come il traforo, sono stati decapitati direttamente dalla Magistratura. Capisco che il confronto possa essere fastidioso, ma non accetto più che si getti fumo in faccia ai veronesi. E’ ora che chi, per cinque anni non ha fatto nulla, si prenda finalmente le proprie responsabilità».

In sala Arazzi insieme al sindaco, è intervenuto anche l’assessore alla Pianificazione urbanistica Ilaria Segala. «A nulla – spiega – è servita la proposta che l’amministrazione ha fatto ad Ikea per trovare un’altra area di interesse dove realizzare l’insediamento». L’assessore alle Aziende partecipate Daniele Polato conclude: «iniziamo dall’Ikea, ma nei giorni prossimi apriremo i fascicoli dei principali temi sui quali i cittadini sono stati presi in giro dalla precedente amministrazione negli ultimi cinque anni. L’iter per portare Ikea a Verona parte nel luglio 2012, quando il colosso svedese doveva andare all’area Biasi. Da subito è partita la campagna di bugie, in cui cascarono addirittura le agenzie per il lavoro, con annunci di mille assunzioni da inserire in Ikea. Il cambio di area non ha però mutato le sorti del maxi centro, ma nessuno ha mai avuto l’onestà di dire come stavano esattamente le cose». (a.mat.)