Truffati banche venete, la giustizia farebbe pagare Intesa Bankitalia e Consob

Buono il compromesso del governo M5S-Lega sul decreto rimborsi, anche se con qualche ombra. Ma il meglio può essere nemico del bene

Se vivessimo nel paese di Candido, la soluzione proposta ieri dal governo M5S-Lega ai risparmiatori azzerati potrebbe apparirci la migliore delle soluzioni possibili: schivato il pericolo massimo, l’infrazione Ue contro gli aiuti di Stato (il liberal-liberismo come ideologia europea, applicato però solo ad alcuni e non altri, leggi banche tedesche), dato che Bruxelles per bocca della commissaria Marghrete Vestager aveva aperto a risarcimenti forfettari e massivi per i soggetti più svantaggiati, e ieri difatti si è tornati al “doppio binario” dividendo la platea degli interessati; rassicurato il ministro dell’economia Giovanni Tria, che temeva per i suoi funzionari che avrebbero dovuto firmare rimborsi generalizzati e automatici a rischio danno erariale, grazie alla reintroduzione dell’arbitrato per gli ex azionisti più grandi tramite apposita commissione Mef di nuovo conio, che per velocizzare procederà per tipi, e non caso per caso; appagata, a quanto sembra, la stragrande maggioranza dei centinaia di migliaia di ex soci di BpVi, Veneto Banca, Chieti, CariFe, Etruria e Marche, che se con reddito fino a 53 mila euro o patrimonio mobiliare sotto i 100 mila, si vedranno indennizzati automaticamente, al 30% della perdita gli azionisti e al 95% gli obbligazionisti fino a 100 mila euro; soddisfatte le due forze di maggioranza e i loro capi, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che possono presentarsi in campagna elettorale annunciando di aver chiuso la partita di un decreto dq 1,5 miliardi che, a causa di un comma che lasciava campo libero alla rivalsa contro gli intoccabili moloch Bankitalia e Consob, aveva fatto alzare muraglie di casta sull’asse Quirinale-Mef.

Ma siccome in fronte qui nessuno ha scritto giocondo, effettivamente non hanno tutti i torti le uniche due associazioni, su 19 in totale, che ieri non hanno accettato il compromesso, ovvero Noi che credevamo in BbVi&Veneto Banca e il Coordinamento Don Torta. Accusate di essere le più filo-governative (son state loro a organizzare qualche mese fa l’incontro con Di Maio e Salvini a Vicenza, dal quale uscì che il decreto salva-sbancati pareva cosa fatta e imminente), ora invece sono le più diffidenti e sospettose verso il testo finale. Gli interrogativi restano, e non di poco conto: resisterà la possibilità di chiedere i danni alla vigilanza che non é riuscita o non ha voluto vigilare? Sicuri che per far prima, istituendo un arbitro ex novo quando esiste già quello per le controversie finanziarie (Acf) presso la Consob, non si esponga comunque a rischi il beneficiario, dato che la commissione sarebbe emanazione del governo, e non un organo terzo?

La “preferenza sociale”, chiamiamola così, per cui si crea una corsia appunto preferenziale per i più economicamente deboli creando una obiettiva disparità di trattamento, non genera l’alto rischio di incostituzionalità (articolo 3 della Carta, tutti i cittadini sono uguali ecc)? Infine, se i cambi di valutazione e i tira e molla di questi mesi hanno insegnato qualcosa (i gialloverdi, coi gialli rincorsi dai verdi, prima optavano per l’arbitrato, dapprima all’Anac poi alla Consob, poi basta arbitrato e rimborso universale, poi hanno dovuto pensare ai paletti, poi hanno pasticciato sulla norma anti-Bankitalia, infine, ieri, hanno recuperato in parte l’impronta del decreto Renzi, quanto meno sulle soglie, benché Renzi pensasse solo agli obbligazionisti), se qualcosa, dicevamo, abbiamo imparato, é che il diavolo si nasconde nei dettagli. Perciò leggere attentamente il decreto finale sarà decisivo.

Ma torniamo al nostro ingenuo Candido di voltairiana memoria. Se sarebbe stato politicamente deprecabile una mancata corrispondenza, da parte dei due alleati-rivali al governo, fra le promesse e i fatti, e dunque meglio il piuttosto di ieri del niente di niente (o dei miseri 100 milioni previsti dal governo Gentiloni), questo miliardo e mezzo di pubblici quattrini stanziati a favore delle vittime dei crac bancari non dovrebbero esserci proprio. Per principio. Scusate, ma perché io, cittadino contribuente che nulla ha avuto a che fare con quegli istituti di credito, devo pagare con le mie tasse le perdite di altri cittadini che nessuno costringeva a investire i propri risparmi proprio in quelle banche, accettando quelle condizioni, facendosi infinocchiare da tutto quel caravenserraglio retorico-mediatico-sociale-politico locale (ah, le santissime “banche del territorio”: ma per piacere…)? Perché fu truffa, lo scambio fidi per azioni congegnato per gonfiare agli occhi di Ue e Banca d’Italia la solidità patrimoniale? Perché i default hanno provocato indubbie emergenze sociali, in particolare in famiglie con anziani, oltre che un dissanguamento miliardario per le imprese, specie le più piccole?

Posto che sul piano delle responsabilità penali sarà la magistratura a dover giudicare, sì, anche per noi é così. Ma i soldi per risarcire giustamente chi ha perso tutto dovrebbe metterli chi ha causato la perdita, direttamente e indirettamente: le banche in questione, e le autorità che dovevano controllarle. Ma poiché i governi precedenti a guida Pd hanno deciso di letteralmente regalare, nel caso delle venete, la polpa buona delle defunte ex popolari al primo gruppo bancario italiano, cioé Intesa, senza fargli sobbarcare alcun onere (dovevano invece dire all’ad Messina: li vuoi, i due bocconi? e allora prenditi anche gli ossi); e se pure le toghe del processo BpVi hanno deciso di salvarla da possibili richieste danni in sede civile, significa che da ciò che resta dei passati istituti ormai non c’é da aspettarsi nulla. Idem per Banca d’Italia e Consob: appena le si nomina, scatta uno scudo protettivo di sistema che, con la scusa della “indipendenza”, ne puntella l’impunità. Alla fine del famoso romanzo fantastico, Voltaire mostra Candido non più candido e ottimista, ma disilluso, seppur non sconfitto: dopo tanti viaggi, si dà all’orto. Ci sarebbe tanta gente che dovrebbe seguirne l’esempio. Magari nel perimetro di una patria galera.

(Ph. Shutterstock)