Uccide la compagna, ai domiciliari dopo 2 mesi: «sua vita irreprensibile»

È tornata alla ribalta la vicenda di Nadia Orlando, 21enne uccisa dal compagno Francesco Mazzega a Udine nel luglio del 2017. La storia di Nadia è stata raccontata ad “Amore criminale” su Rai3, provocando forte indignazione sulla rete, in particolare perché Mazzega, appena 57 giorni dopo l’omicidio, è finito ai domiciliari a casa dei suoi, a Muzzana del Turgnano, in attesa della sentenza in primo grado a 30 anni per omicidio aggravato dai futili motivi.

La decisione dei domiciliari da parte del Tribunale del Riesame di Trieste è arrivata dopo una rivolta in carcere contro di lui. La Corte di Cassazione ha confermato la scarcerazione, confinandolo ai domiciliari con braccialetto elettronico. La decisione della Suprema Corte, depositata a fine gennaio, dà ragione al Riesame nell’aver «considerato correttamente decisivi lo stato di incensuratezza dell’imputato, la sua vita antefatta irreprensibile e insuscettibile di negativi rilievi».

Nella pronuncia hanno pesato anche «l’inserimento sociale» dell’assassino, «la sua stabile attività lavorativa, le sue condizioni familiari, godendo egli dell’appoggio dei suoi più stretti congiunti ma soprattutto la sua spontanea costituzione e la confessione resa», arrivata dopo aver vagato una notte intera col cadavere della giovane in auto. Per la prima sezione penale della Cassazione, non emergono «pericoli imminenti e di particolare rilevanza non fronteggiabili con gli arresti domiciliari». Nella sentenza si ricorda inoltre che «il carcere rappresenta sempre l’extrema ratio» e che la custodia nei luoghi di pena va «applicata solo quando ogni altra misura risulti inadeguata». (r.a.)

Fonte: Adnkronos

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