Vinitaly, allarme dazi Usa: «Prosecco nel mirino»

I dazi Usa minacciano molti prodotti Made in Italy. Il presidente Donald Trump, infatti, è pronto ad usarli in risposta alle continue sovvenzioni europee ad Airbus che hanno causato un impatto negativo nei confronti degli Stati Uniti. Le accuse reciproche di aiuti illegali ai loro principali costruttori di aeromobili, Boeing e Airbus durano da 15 anni e il mese scorso l’Organizzazione mondiale del commercio aveva stabilito che gli Usa non sono riusciti a fermare alcune sovvenzioni per Boeing mentre in precedenza aveva dichiarato illegittime le sovvenzioni europee per Airbus e nel maggio 2018 aveva rilevato che l’Ue non aveva ritirato il proprio sostegno alla società olandese. Il danno non è ancora stato quantificato ma gli Stati Uniti, invece di trovare una soluzione diplomatica, sono pronti alla rappresaglia con nuovi dazi che potrebbero colpire beni importati dall’Europa.

E al Vinitaly scoppia l’allarme dazi visto che tra i prodotti colpiti potrebbe rientrare anche il vino. Lo afferma Coldiretti che in una nota sottolinea il «continuo incremento delle esportazioni di spumanti italiani che, trainate dal Prosecco, nel 2018 sono ammontate a un valore di 333 milioni con un balzo del 13%. L’Italia è il primo paese fornitore di vino e spumante con oltre 1/3 del mercato complessivo in valore davanti alla Francia (28%). In pericolo ci sono anche altri prodotti simbolo dell’agroalimentare nazionale a partire dall’olio di oliva con le esportazioni che nel 2018 sono state pari a 436 milioni ma ad essere minacciati sono anche i formaggi italiani che valgono 273 milioni».

Nella black list ufficiale divulgata dall’amministrazione statunitense sono citati espressamente tra gli altri gli spumanti e il Marsala tra i vini ed il pecorino tra i formaggi ma sono a rischio anche gli agrumi, l’uva, le marmellate, i succhi di frutta, l’acqua e i superalcolici tra gli alimentari e le bevande colpite. Il valore complessivo delle esportazioni agroalimentari italiane negli Usa è pari a 4,2 miliardi e rappresenta circa il 10% del totale delle esportazioni nazionali che è di 42,4 miliardi nel 2018 secondo una analisi Coldiretti su dati Istat. «Si tratta dunque di evitare uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra Paesi alleati – afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini -. Gli Usa si collocano al terzo posto tra i principali italian food buyer dopo Germania e Francia, ma prima della Gran Bretagna». (a.mat.)

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