Chiesa e pedofilia, Ratzinger: «”collasso morale” colpa del ’68»

È destinata a creare forti polemiche l’ultima pubblicazione del papa emerito Benedetto XVI sulla “Chiesa e lo scandalo degli abusi sessuali”. 18 pagine di appunti, pubblicati sul mensile tedesco Klerusblatt, sul tema della pedofilia, per la quale Joseph ratzinger incolpa il “collasso morale” iniziato con la «Rivoluzione del 1968». Fu allora, scrive Ratzinger, che la pedofilia venne «diagnosticata come lecita e conveniente». Nello stesso periodo, iniziò «un collasso della teologia morale cattolica che ha reso la Chiesa inerme di fronte a questi processi della società». In questo clima di relativismo, in molti seminari si formarono «club omosessuali» e «la Santa Sede sapeva di questi problemi». Il pontefice tedesco chiama in causa le responsabilità dell’Occidente: «una società nella quale Dio nella sfera pubblica è assente e per la quale non ha più nulla da dire».

Benedetto XVI sostiene che «non molto tempo fa» la pedofilia venne «teorizzata come del tutto giusta» e che da allora «diffusa sempre più. E ora, scossi e scandalizzati, riconosciamo che sui nostri bambini e giovani si commettono cose che rischiano di distruggerli. Che questo potesse diffondersi anche nella Chiesa deve scuoterci e scandalizzarci in maniera particolare. Come ha potuto la pedofilia raggiungere una dimensione del genere? Il motivo sta nell’assenza di Dio». Ai giorni d’oggi, aggiunge Benedetto XVI, «la crisi causata da molti casi di abuso ad opera di sacerdoti spinge a considerare la Chiesa addirittura qualcosa di malriuscito». Ma pur ammettendo che «sì, il peccato e il male nella Chiesa ci sono», conclude, «anche oggi c’è pure la Chiesa santa che è indistruttibile. La Chiesa di oggi è come non mai una chiesa di martiri…». (r.a.)

(Ph. Shutterstock)

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