I Verdi italiani estinti? Uccisi dalla “sinistra”

L’ecologismo è morto dopo la svendita al serpentone Pci-Pds-Ds-Pd. Ma si può ripartire dalle idee di Langer. E dal cambiare la Costituzione

Il prossimo 3 luglio saranno ventiquattro gli anni trascorsi dalla morte di Alexander Langer. Il suo pensiero politico è di straordinaria attualità, proprio quando i Verdi sono fuori dal Parlamento e ai minimi storici. Quanto meno in Italia, dove la situazione é molto diversa rispetto partiti Verdi in Europa, che hanno visto ad esempio l’affermazione netta dei Grünen in Baviera, dove sono il secondo partito (in Baden Wuntemberg governano da sette anni), in Lussemburgo, o alle comunali in Belgio.

In Italia alle elezioni del 4 marzo dello scorso anno, i Verdi alleati con il Pd hanno ottenuto ben zero parlamentari. Risultato distante anni luce da quello del 1996 quando, in coalizione nell’Ulivo, ottennero 14 deputati, altrettanti senatori e il ministero dell’Ambiente assegnato ad Andrea Ronchi, nonché sottosegretari. Alle politiche del 2006, invece, furono undici senatori e cinque deputati gli eletti, con ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio (in foto), che nel governo Amato del 2000 era stato ministro delle Politiche Agricole.

Cos’è successo in questi dieci e passa anni? È avvenuta la fagocitazione da parte della sinistra Pci-Pds-Ds-Pd, svuotando di contenuto i temi ambientali e veicolando il falso slogan secondo cui l’ecologismo era patrimonio di tutta la sinistra. In questa operazione distruttiva hanno avuto come alleati la gran parte dei giornali e televisioni, che appartenevano e appartengono a gruppi industriali che per ovvi motivi non possono condividere le battaglie “verdi”. Langer parlava degli “amici del futuro: presumibilmente non esiste persona che non si senta di appartenere a questo gruppo, ma i veri amici sono pochi. E fra gli stessi Verdi, quelle battaglie sono state svendute, verniciandole del coloro della speranza ma tradendole nella sostanza. Perciò, diciamolo pure, l’estinzione è stata una conseguenza logica e fisiologica.

«Se tutti gli abitanti della Terra consumassero le risorse come fanno gli Italiani, avremmo bisogno di 2,6 pianeti Terra», ha dichiarato uno dei fondatori del Global Footprint Network. La chiave del successo dei Verdi tedeschi è nel seguente messaggio: vivere secondo le capacità del nostro pianeta di sostenerci è tecnologicamente possibile, economicamente vantaggioso ed è la nostra unica possibilità per un futuro più florido. Costruire un futuro sostenibile per tutti deve essere la nostra priorità. In Italia invece lo sviluppo sostenibile possiamo “misurarlo” attraverso i parametri dell’Agenda 2030, che fa riferimento a 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) e 169 Target o sotto-obiettivi. Il Rapporto ASviS di due anni fa ha classificato non sostenibile la condizione italiana. Un giudizio confermato dal ministero dell’ambiente sotto il governo Gentiloni: nel 21% dei casi valutati la situazione è estremamente negativa, nel 48% insoddisfacente, e nessuno degli obiettivi appare in via di miglioramento. Oltre ai fallimenti nelle politiche ambientali i Verdi non sono riusciti nemmeno a modificare l’art 9 della Costituzione per inserire una tutela espressa dell’ambiente. Basterebbe questo per dimostrare quanto falso sia lo slogan della sinistra di Palazzo «siamo tutti ambientalisti»: ma per favore. Anche sulle politiche di riduzione delle emissioni dei gas che alterano il clima siamo sotto di molto rispetto al valore dei paesi Ocse.

Io credo che solo rielaborando il pensiero di Langer da parte di una nuova giovane dirigenza, sarà possibile far rinascere un partito ecologista in Italia. Il Langer della convivenza tra i popoli, dell’ecologia come tema centrale, della critica all’Europa burocratica ed economicista per «realizzare la speranza europea» di un’unione federale europea democratica e decentrata, con il rafforzamento del potere delle Regioni e dei Comuni allo scopo di costruire una “casa comune” di dialogo, cooperazione politica, sociale, economica tra popoli. Che c’entra tutto questo, con la sinistra italiana di oggi?

(ph. Imagoeconomica)