Elezioni Ue, né sovranisti né euroconservatori: viva le autonomie locali!

La vera sfida é per l’autodeterminazione. Ma i nostri candidati non sono all’altezza

Mai come quest’anno le elezioni per il Parlamento europeo saranno importanti per il futuro dell’Unione. Eppure, già si sente parlare di candidature vuote di senso. Meglio, con il solo senso di trovare un posto a chi non ce l’ha, avendo esaurito la sua parabola politica nazionale. È successo così anche in passato e Bruxelles è stato scambiata per il cimitero dei dinosauri politici. Si pensa che il Parlamento europeo conti poco, ma certamente potrebbe contare di più se i rappresentanti fossero davvero qualificati. Un’Italia rappresentata dal meglio della politica e della cultura e soprattutto da persone interessate a impegnarsi per l’Europa avrebbe una maggiore voce in capitolo di quella che manda una pattuglia di vecchi vampiri e di giovani assenteisti (con le solite eccezioni, naturalmente). Ma predico nel deserto, visto che gran parte dei media italiani (ma anche degli altri Paesi) considerano le elezioni europee solo come un censimento per misurare gli equilibri interni.

Invece la domanda dovrebbe essere: «quale Europa avremo nel 2024 alla fine della legislatura?» Sarà prevalsa l’ondata sovranista, statalista e anti-europea? Costoro sono favoriti dal fatto di avere una proposta chiara per quanto sfascista. Oppure i conservatori avranno salvato le istituzioni di Bruxelles? Questi invece perderanno perché, al di là di una vuota retorica europeista, vogliono mantenere lo status quo. C’è una terza via? Sì, ma è ancora confusa e se ne parla poco o nulla. La rigenerazione dell’Europa sarà possibile se si responsabilizzeranno i cittadini rilanciando in modo energico decentramento e principio di sussidiarietà. Questa sarà la condizione necessaria per potere procedere energicamente verso un’Europa forte che diventi un vero Stato Federale Europeo. Per questo le elezioni europee di maggio riguardano anche questioni fondamentali come le autonomie locali e regionali all’interno della UE.

Non dimentichiamo infatti che il pensiero federalista elaborato culturalmente e applicato dai padri fondatori degli Stati Uniti, ma già praticato nella Confederazione Elvetica, ha l’obiettivo di valorizzare le diversità per mezzo dell’autogoverno locale. La democrazia decentrata e la conservazione delle differenze è una delle basi essenziali del federalismo e si adatta alla geopolitica dell’Europa. La caratteristica principale dell’Europa e di ciascuna regione di essa è per l’appunto la diversità. La sua unità sta proprio nella conservazione di queste diversità culturali regionali che sono oggi molto meno presenti in altri grandi Stati quali la Cina, gli stessi Stati Uniti e la Russia. Invece la Bruxelles dominata dagli Stati nazionali s’è disinteressata alla questione catalana, a quella scozzese finendo per essere umiliata dalla Brexit che poi s’è ritorta contro gli stessi promotori. La cittadinanza europea esiste nei fatti, nei costumi, nella politica e nell’economia; ma è incerta nei sentimenti.

Tuttora il discorso sulla cittadinanza evoca solo extra-comunitari, Stati nazionali e concetti logori. Dimentica invece la questione del collegamento tra l’appartenenza a un territorio e la responsabilità per esso. Appartenenze sentite, come quella veneta, catalana, scozzese sono sminuite e combattute dagli Stati nazionali. Lo sganciamento tra territorio e cittadinanza ha indebolito il senso di responsabilità e il consenso politico. L’approccio reazionario segue un modello otto-novecentesco: la riscoperta dei nazionalismi. “Difendere i confini della patria”! Ma quali confini, che oggi sono superati dalle telecomunicazioni e dalla cultura ed economie globali? La sfida degli autonomismi e di tutta l’Europa è ricostruire i termini della cittadinanza e della responsabilità civica. A questa Europa-patria gli autonomisti sinceri si devono rivolgere rivendicando l’autodeterminazione con l’atteggiamento generoso di chi contribuisce a un grande progetto ideale. Ma dai nomi dei candidati che circolano, possiamo stare sicuri che l’Italia e il Veneto ancora una volta saranno assenti in Europa!

(Ph.  Iakov Filimonov / Shutterstock)