Arpav: «nel Po trovati Pfas di nuova generazione»

Arpav, a seguito di nuovi controlli effettuati la settimana scorsa in tre punti del fiume Po, trovando un nuovo composto, il C6O4. «L’inquinante emergente – spiegano in una nota inviata a Nicola Dell’Acqua, commissario delegato per i primi interventi urgenti di protezione civile in conseguenza della contaminazione da Pfas – era in passato stato ritrovato nelle acque contaminate nei pressi dello stabilimento della Miteni, che lo utilizzava nel processo produttivo a sostituzione dei Pfas tradizionali».

Già a marzo era stata riscontrata la sua presenza presso la stazione di acque superficiali sul fiume Po in località Corbola. Presenza confermata con un altro campionamento effettuato il 2 aprile. «Data l’ubicazione – spiega Arpav – risulta pressoché impossibile che derivi dal sito inquinato nell’area dell’azienda Miteni. Il composto quasi sicuramente arriva dalle regioni del bacino padano a monte idraulico delle prese in cui è stata ritrovata la sostanza con una concentrazione di circa 80 nanogrammi/litro. Ricordiamo, infatti, che la stazione è ubicata in prossimità di Castelmassa, al confine con Lombardia ed Emilia».

La regione del Veneto sta predisponendo una segnalazione alle regioni Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte. «Una sostanza così poco utilizzata e di nuova generazione per essere riscontrata in queste quantità nel fiume più grande d’Italia fa supporre che si possano trovare a monte fonti di inquinamento importanti – conclude la nota -. Si ricorda che per questa sostanza di nuova generazione gli standard analitici commerciali non sono disponibili e le analisi, ad oggi, sono sperimentali. Non essendovi limiti europei e nazionali, per motivi precauzionali il gestore della rete idropotabile Acque Venete ha già ordinato nuove batterie di filtri».

Luca Zaia, presidente della regione Veneto, ha commentato: «questa è la conferma che la questione Pfas è un tema che interessa tutto il Paese, ed è una primaria questione ambientale nazionale. Per questo motivo è necessario che il governo, come ha già fatto il Veneto da tempo, intervenga fermamente, ponendo limiti zero. Invitiamo, quindi, il ministero dell’Ambiente a muoversi sulla linea già tracciata dalla nostra Regione, agendo il più rapidamente possibile. Ciò a tutela della popolazione non solo delle aree interessate da questo tipo di inquinamento in Veneto, ma di tutti i cittadini del nostro Paese». (a.mat.)