Banche, “Don Torta”: «chi ha fatto il trappolone al premier Conte?»

Pubblichiamo il comunicato di Andrea Arman, presidente del Coordinamento Associazioni Banche Popolari Venete “don Enrico Torta”

Ricordate quando in discussione c’era la legge Baretta-Puppato-Santini (legge 205)? La politica, Governo Gentiloni e sottosegretario Barretta, si era creata dei supporter per far apparire all’opinione pubblica che quella legge era voluta dai risparmiatori. Quei supporter noi li avevamo definiti “associazioni filogovernative” e ne facevano parte Ezzelino III da Onara, Codacons, associazioni di genesi sindacale, associazioni pensionati, associazioni composte da tre persone eccetera. Quelle stesse associazioni, più o meno, che oggi si stracciano le vesti affinché il Governo vari il provvedimento che darà indennizzo ai risparmiatori attraverso il sistema del doppio binario. Allora, al tempo della Baretta-Puppato-Santini, come ora con il doppio binario, vi erano delle associazioni formate da soli risparmiatori che non condividevano la volontà governativa perché funzionale a difendere le posizioni istituzionali ed ingiustamente penalizzante per i risparmiatori.

Questa breve premessa per poter, di seguito, dimostrare che la situazione non è cambiata. A Roma, l’8 aprile 2019, è andata in scena la stessa rappresentazione vista con il Governo Gentiloni ed il sottosegretario Baretta: da una parte le stesse associazioni filogovernative e dall’altra le associazioni dei risparmiatori fatte da risparmiatori. Il regista della giornata romana dell’8 aprile, è, evidentemente, lo stesso degli incontri al Mef dove un gruppo di associazioni eterogeneo e benevolente aveva regolare udienza con il sottosegretario Baretta. Allora, nel 2017, la legge Baretta-Puppato-Santini nasceva con la mediatica cornice delle associazioni filogovernative che ne davano un’apparenza di legittimazione dalla base. In verità, i risparmiatori erano apertamente ostili.

Con l’entrata in campo della sig.ra Vestager ha preso nuovamente fiato il disaccordo politico fra alcuni esponenti delle forze di Governo e, ancor più, la posizione dei funzionari del ministero (Mef) indisponibili a dare attuazione alla legge legittimamente approvata dal Parlamento. Nella conseguente impasse creatasi, a qualcuno è venuto in mente di forzare la mano cercando nei vecchi amici dell’era Baretta e nei nuovi – sensibili al tintinnare degli euro – la legittimazione per disfare la legge di bilancio e riportare l’orologio indietro, al tempo dell’arbitrato e del mis-selling. Chi ha concertato l’operazione ben sapeva che le associazioni dei risparmiatori, fatte di risparmiatori, non si sarebbero piegate (sulla scorta delle indiscrezioni giornalistiche la posizione del Coordinamento don Torta era già stata espressa per iscritto, molti giorni prima… per esempio) mentre poteva contare sul numero di sigle associative che avrebbero dato, come nel passato, apparente dignità mediatica alla proposta del Governo, ed al resto di cui sotto.

Lunedì 8 aprile il premier Conte ha spiegato, per sommi capi, quella che il ministero e l’Europa vorrebbero fosse la soluzione e ha chiesto alle associazioni presenti di votare, senza appello dei presenti e per alzata di mano, una sorta di delega in bianco al ministero, garantita dalle buone intenzioni sue e del Governo. Ovviamente noi ed altre due associazioni di risparmiatori abbiamo votato contrario e si sono astenute altre due associazioni di risparmiatori significative nel panorama veneto e ferrarese. E qui è scattato “el tamaj“, che tradotto in italiano è il trappolone! Il premier Conte ed il governo si rendono conto di avere dalla loro una sorta di macedonia di sigle associative di fatto poco rappresentative e facilmente smontabili nella loro effettiva consistenza. Hanno votato contro o si sono astenute le associazioni, ormai storiche, dei risparmiatori veneti e ferraresi. Che fare? Immediata parte la gran cassa dei giornali e televisioni che esaltano la vittoria della formazione associativa del gabinetto di regia ma, il primo ministro ed il governo, coerentemente con gli impegni assunti e gli obiettivi perseguiti, frenano.

Con altrettanto tempismo parte la contestazione al governo guidata dal quel gruppo di associazioni che nel passato si sono distinte per sostenere l’azione del governo Renzi ed ancor più le decisioni del governo Gentiloni e che l’8 aprile avevano apparentemente approvato l’azione di governo. I conosciuti giornali e televisioni che tenevano bordone ai governi passati spacciano la protesta di quelle sigle associative come la protesta dei risparmiatori e ne nasce la solita confusione che impedisce di affrontare con serietà e metodo i problemi. A trarne giovamento di questa situazione sono gli avversari dei risparmiatori e del governo: da una parte resta bloccata la legge e questo sfianca la resistenza dei risparmiatori veri; dall’altra viene amplificata la contestazione al governo, specialmente nella componente 5 stelle, e viene mediaticamente riabilitata la soluzione del mis-selling e dell’arbitrato, cara al Partito Democratico, al sistema finanziario, ai funzionari del ministero ed a qualche uomo della maggioranza. Chi ha teso el tamaj al primo ministro Giuseppe Conte? Non noi risparmiatori!

(Ph. Imagoeconomica)