Autonomia, Regione Veneto a Tria: «non intacca finanza pubblica»

La Regione Veneto risponde con una nota al ministro dell’Economia Giovanni Tria rispetto ai profili di costituzionalità della riforma dell’autonomia. «Deve essere fugata ogni eventuale preoccupazione per il sistema tributario e contabile dello Stato. Nelle bozze di intesa non c’è nulla che comporti invasioni di campo da parte della Regione Veneto: in discussione ci sono le fonti di finanziamento delle funzioni regionali ed è di esse che ci si occupa. Naturale che vi siano in gioco ambiti di competenza statali e regionali, ma ciò avviene nel quadro del “coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario”, oggetto di una potestà legislativa concorrente, ai sensi dell’art. 117, 3° comma, della Costituzione».

La Regione rileva che, come evidenziato dallo stesso Tria, gli effetti sulla finanza pubblica si potranno quantificare «non in sede di approvazione della legge rinforzata, di cui all’art. 116, 3° comma, della Costituzione». Inoltre, ravvisa Palazzo Balbi, «nella prima fase, applicandosi il criterio della spesa storica, non vi sarà alcun onere aggiuntivo. Ma non ve ne dovrebbero essere neppure nelle fasi successive, dal momento che il criterio del fabbisogno standard dovrebbe comportare semplicemente un riordino – nella direzione della solidarietà, dell’uguaglianza, del buon governo e della buona amministrazione (ai sensi degli articoli 2, 3, 5 e 97 della Costituzione) – della finanza pubblica, attualmente caratterizzata, in senso negativo, per il suo disordine».

Per la Regione Veneto, «in considerazione del difficile contesto economico e dei conseguenti vincoli di bilancio, emerge con palese evidenza l’urgente necessità di abbandonare la logica dei trasferimenti basati sul criterio della spesa storica e dei tagli lineari alla spesa degli Enti territoriali, per introdurre invece una logica meritocratica che – pur gradualmente e con le garanzie indispensabili per non privare nessun cittadino, da Nord a Sud, dei servizi essenziali – induca una logica di attenzione alla qualità della spesa e dell’utilizzo delle risorse di tutti».

Pertanto, conclude la nota, è «essenziale, come risulta dallo stesso intervento del Ministro, che sia data finalmente attuazione alle previsioni della legge n. 42 del 2009 e del D. Lgs. n. 68 del 2011, mediante la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni – LEP, e dei correlati fabbisogni standard disposta da tale disposizione normativa, nelle materie dell’assistenza, dell’istruzione e del trasporto pubblico locale, con riferimento alla spesa in conto capitale, nonché la ricognizione dei livelli adeguati del servizio di trasporto pubblico locale, proprio al fine di valutare adeguatamente le risorse che devono essere poste a disposizione di ciascun ente territoriale, ferma restando la perequazione». (r.a.)