Padova, caso Fondazione Fontana: Lorenzoni dica dove gradisce parlare

Il vicesindaco non ritiene la commissione trasparenza il luogo adatto. Il centrosinistra? Tace

La ricerca deltesoro” di Galan ha allungato la propria ombra nella città del Santo fino a lambire l’amministrazione comunale. Nel filone dell’inchiesta è saltato fuori anche il nome dell’imprenditore calzaturiero padovano Damiano Pipinato, che aveva nascosto al fisco una quarantina di milioni, fatti rientrare in Italia grazie allo scudo fiscale. Il suo nome, o meglio cognome, é particolare. Uno dei suoi fratelli è infatti don Gabriele, vicario episcopale per i beni temporali della diocesi di Padova e nel consiglio della onlus Fondazione Fontana, il cui presidente fino al 2017 è stato il vicesindaco Arturo Lorenzoni, tuttora nel cda.

E’ emerso che la Orden Proprieties, i cui soci sono Damiano, Fabio, Daniela e don Gabriele Pipinato, assorbita dalla Dany spa, é proprietaria del capannone dove si trova il negozio Mediaworld: la Orden girava parte degli affitti alla Fondazione Fontana. Pur precisando che la Fondazione Fontana ed i suoi esponenti non sono in alcun modo coinvolti in ambito giudiziario, il tutto fa nascere molteplici domande, a cui la fondazione ha ritenuto di rispondere finora con uno stringato comunicato. Il caso è poi arrivato, dopo qualche giorno di esitazione, anche in Consiglio Comunale, dove l’opposizione compatta ha chiesto che, per questione di trasparenza, il vicesindaco si presenti nella commissione di garanzia e controllo per riferire della vicenda.

Lorenzoni parla di flussi finanziari tracciati (anche se chi conosce le dinamiche di antiriciclaggio, sa bene che questo non significa nulla, in quanto è l’origine dei fondi che va chiarita) e naturalmente ha massima fiducia nei confronti di don Gabriele. Tuttavia, resta forte la sensazione che il tutto voglia essere messo il più velocemente possibile sotto il tappeto. Dopo le dichiarazioni del vicesindaco, infatti, la notizia si è già inabissata.

È questo silenzio che inquieta. Da sottolineare, inoltre, che nessuno dei compagni di maggioranza ha speso una sola parola, magari anche a difesa di Lorenzoni stesso. Eppure, proprio quei “compagni” da questa vicenda dovrebbero aver capito che la parte forse decisiva del sostegno che ha permesso a Lorenzoni di affermarsi è arrivato proprio dal mondo cattolico-clericale. Possibile che per questioni di trasparenza nessuno in maggioranza chieda una veloce riunione solo per un semplice chiarimento? Coalizione Civica, se ci sei batti un colpo.

Lorenzoni appare tranquillissimo, forse troppo. Ma sarebbe bene che lui stesso fugasse ogni ombra, anziché trincerarsi dietro striminzite dichiarazioni di rito. Per esempio, ha voluto specificare che secondo lui la commissione trasparenza non è il luogo adatto.  E sia. Ma allora indichi lui dove, come e quando gli vada a genio dare una spiegazione completa ed esauriente.

(ph: Facebook – Associazione Amopadova)