Federalismo europeo: così il popolo può far fuori la classe dirigente

Il populismo demagogico insegue gli umori della gente. Intellettuali e democrazia invece ne devono sintetizzare le esigenze

Il direttore di Vvox, Alessio Mannino, scrive una recensione al libro del suo sottoscritto collaboratore. Intervento articolato, non banale e, come spesso gli accade, critico. Naturalmente, non mi par vero di potergli liberamente controreplicare. Comincio con il dargli ragione su un fatto marginale, cioè che il titolo del mio libro è un po’ troppo accademico: “EUROPA 2024: geopolitica delle autonomie locali per il Federalismo europeo“. In realtà si tratta di un saggio di facile lettura. Ma questo è il massimo che gli concedo perché per il resto il direttore ha torto: senza mezzi termini.

Io sono convinto che il fluttuante elettorato italiano ed europeo sia pronto a fare propria una proposta per una nuova Europa federale e per superare i nazionalismi vintage che oggi sembrano tornati di moda come i dischi di vinile. Certo, ci vuole un’operazione maieutica che è compito dei politici e degli intellettuali. Prima ancora che Mannino me lo faccia notare, lo dico io: sarei forse radical chic? Nemmeno per sogno! Piuttosto sono un populista nel senso nobile della parola e non un demagogo che segue il gregge dovunque esso voglia andare pur di restarne alla testa. Per esprimersi il popolo ha bisogno di qualcuno che sintetizzi idee e sentimenti confusi. Quindi, con il massimo rispetto per il popolo è necessario avanzare proposte coerenti nel quale esso si riconosca. Gli intellettuali dovrebbero servire a questo. Purtroppo, per vane e velleitarie ambizioni, cedono alla seduzione della politica o delle caste intrecciate dei più svariati poteri.

L’autonomia e un vero federalismo che responsabilizzi le comunità e allo stesso tempo concentri alcuni poteri è la via da percorrere anche per combattere la corruzione. E lo dico a costo di prendermi del “luterano” dal mio amico Poggeschi che ha presentato il mio libro. Ma io sono davvero luterano! Il compito di compiere questa operazione spetta a noi, a chi cerca di capire i fenomeni e a chi, come il direttore Mannino, diffonde le idee in modo organizzato e ordinato. Se poi veniamo meno a questo nostro compito e anche noi ci lasciamo andare alla demagogia, al disfattismo, all’interesse di bottega, diventiamo popolo nel senso più plebeo e non nel senso nobile in cui io lo intendo. In altre parole, il popolo ha già in seno una volontà e delle esigenze: spetta a noi estrarle. Il contrario di quanto fa il demagogo che segue gli umori del popolo e non le idee più radicate.

E non è nemmeno una questione di élite o classe dirigente. In democrazia non esiste la classe dirigente e questo è il motivo della mia simpatia per il M5Stelle pur nelle contraddizioni in cui di tanto in tanto e sempre più spesso cade. Il popolo si dirige da solo e gli intellettuali ne interpretano soltanto i valori! Si sente spesso affermare che la classe dirigente di un Paese è corrotta. Talora a questa affermazione si aggiunge che anche il popolo è corrotto, per di più è anche ignorante e stupido. Questa affermazione ripugnante è anche sbagliata. Infatti, se si distingue tra classe dirigente e popolo già si rifiuta l’idea di una democrazia in cui tutti possono e devono essere parte delle decisioni e della rappresentanza. Si scarta l’idea che ogni cittadino valga quanto qualsiasi altro e abbia accesso alle decisioni. Thomas Jefferson diceva che «non conosco nessun depositario del potere migliore del popolo».

Se invece si pensa che sia giusto che esistano classi dirigenti, allora bisogna accettare che il popolo sia per sua natura ignorante, corrotto e immorale in quanto pensa al proprio vantaggio di breve periodo. La classe dirigente può essere costituita da persone appartenenti a élite per nascita o condizione sociale. Oppure essa è l’espressione di un insieme di valori coerenti che vengono trasmessi attraverso istituzioni politiche alle quali tutti possono partecipare per cui le persone che ne fanno parte si rinnovano continuamente lasciando immutato il sistema.

Nel caso si creda necessaria o utile l’esistenza di una classe dirigente, l’onestà è richiesta solo a chi ne fa parte. I dirigenti si fanno interpreti di doveri morali e vi obbediscono per il bene di tutti. Anche a costo di tenere nascoste al popolo alcune informazioni e persino mentendo a esso al fine di perseguire un bene superiore. Se, invece, la classe dirigente è corrotta e si comporta allo stesso modo del popolo; se anziché essere fedele a valori e principi prende le decisioni in base a “sondaggi”, ritorniamo all’indistinzione tra classe dirigente e popolo, quindi al populismo demagogico. Alla base del mio libro sta la fiducia nella democrazia e nella sacralità del popolo in nome del quale si deve agire sia che tu sia Giulio Cesare o Gaio Gracco.

(ph: Wikipedia)