Elogio dei rompiballe

Gli attivisti come Peruffo (No Pfas) non vanno querelati, come vuole fare la Regione Veneto, semmai criticati. In ogni caso ammirati. Perché sono veri cittadini

Succede in Veneto che la Regione guidata dal leghista galleggiante Luca Zaia sguinzagli i suoi avvocati contro uno dei più accaniti attivisti No Pfas, Alberto Peruffo (in foto), presunto colpevole di aver leso l’onorabilità dell’assessore all’ambiente Gianpaolo Bottacin per alcune dichiarazioni rese in una trasmissione radio. Lo diciamo subito: una cosa indegna. Non interessa qui entrare nel merito delle circostanze, la questione é di metodo e di principio: non si va per vie legali quando si combatte una battaglia politica, né in generale si dovrebbe ricorrervi nel dibattito pubblico.

Il metodo: Bottacin non é un privato qualunque, é un uomo politico, un assessore in carica e un esponente del più importante partito del Veneto e, a quanto pare, dell’Italia. Ha tutti i megafoni e i palchi che vuole per smentire le eventuali falsità di avversari e contestatori. Trascinare in tribunale coloro che criticano, anche con toni duri e persino a volte eccessivi ma mettendoci impegno e argomenti, é il rifugio di chi non sa sostenere la polemica su pubblica piazza. Anche solo dal punto di vista dell’opportunità e dell’immagine, una mossa del genere fa più male a chi la fa che non a chi la subisce. Prevedibile ribattuta di Bottacin: ma quei fatti di cui mi si accusa non sono veri. Ammesso che sia come dice lui, un rappresentante delle istituzioni e un politico intelligente organizza in campo neutro un incontro aperto al popolo – già, il popolo tanto amato dai populisti più o meno autentici – in cui si confronta, e sicuramente si scontra coi supposti negatori della verità. Ma davanti a tutti, faccia a faccia. Non barricandosi dietro le carte di una denuncia penale.

Poi c’é il principio, che ha a che fare con lo stile: nell’agone dell’opinione pubblica, un’azione giudiziaria, anche non dovessero essere queste le intenzioni, é, o può apparire, di due sgradevoli tipi: intimidatoria o vendicativa. Accade spesso a quei giornalisti che fanno fino il fondo il loro mestiere, che non é quello di altoparlante della versione ufficiale (come sostiene Ario Gervasutti, indimenticabile ex direttore del Giornale di Vicenza), ma di coscienza critica che cerca le ombre, i problemi e le difficoltà, cioé esattamente quel che non torna, dal momento che a dire che si é fatto il massimo, si è operato al meglio e la responsabilità é sempre di qualcun altro, ci pensa già benissimo chi detta la pravda al microfono.

Ma il tentativo di silenziamento o ritorsione colpisce pure quei cittadini, in realtà non molti, diciamo pure mosche bianche, attivi in quel macrocosmo molecolare di comitati e associazioni che si battono per cause non sempre, anzi quasi mai valorizzate quanto e come meriterebbero. Sarebbero i cittadini ideali di una democrazia, se la democrazia fosse qualcosa più di una promessa impossibile. Perché sono attivi, appunto. Si attivano in prima persona, e così mettono in atto quella partecipazione diretta che costituisce il solo modo per realizzare, almeno in parte, il “potere del popolo” (demos-kratìa). Suonerà retorico, ma questo é.

Se ci si accontenta, come fa il bravo e quieto liberale comune, di rispettare le leggi e segnare una crocetta ogni tanto sulla scheda elettorale e chi s’é visto s’é visto, facciano loro, io delego e poi al massimo m’infurio se lorsignori mi deludono, beh logico che poi i Peruffo (ma anche, giusto come esempi, i Paolo Crestanello a Vicenza in particolare su Borgo Berga, o le Francesca Leder sul patrimonio palladiano, gli InCivilis a Padova, la galassia civica veneziana a partire dal Gruppo25Aprile e Venezia Cambia, gli ambientalisti di Legambiente e Italia Nostra, il Covepa sulla Pedemontana, per finire con le Mamme No Pfas e il coraggioso medico Vincenzo Cordiano) vengano considerati degli scrotoclasti che sanno solo protestare, lasciati soli a sopravvivere a richieste danni fuori dal mondo. Invece sono animali sociali da proteggere dalla possibile estinzione. Si battono e si sbattono. E non da oggi, non da quando la svedesina Greta é stata scelta dai potenti come alibi della propria anima nera. Vanno tutelati, magari per contro-criticarli. Ma non in tribunale: nell’agorà.

(ph: Facebook Alberto Peruffo)