25 Aprile, Azzalin (Pd): «festa per tutti tranne che per i fascisti»

«Non era mai successo che un partito di governo disertasse in blocco le celebrazioni per il 25 aprile ed è pericoloso. Per quanto mi riguarda ci sono stato, ci sono e ci sarò sempre». A dichiararlo, alla viglia delle celebrazioni per il 74° anniversario della Liberazione dal nazifascismo con la presenza a Vittorio Veneto del capo dello Stato Sergio Mattarella, è il consigliere del Partito Democratico Graziano Azzalin che domani sarà in piazza a Rovigo. Assenti dalle manifestazioni, invece, i ministri del Carroccio con in testa Salvini, che ha preferito un tour elettorale in Sicilia.

«La deriva della Lega, che oggi ha responsabilità di governo, è evidente. Le conseguenze del flirt di Salvini con movimenti di estrema destra e anche apertamente neofascisti non possono che essere queste. Ma è dalla Resistenza che è nata la nostra Costituzione, quella che permette ai leghisti di fare politica e potersi democraticamente sedere nelle istituzioni. La stessa Costituzione a cui si appellano per chiedere l’autonomia. Viene quasi da rimpiangere “l’antifascismo delle origini” sbandierato da Bossi», attacca Azzalin.

«Adesso la Lega sta ideologizzando quella che è una festa per tutti gli italiani, tranne che per i fascisti. Mette anche un po’ di tristezza dover ancora sottolineare cose che dovrebbero essere scontate e far parte del patrimonio comune. La Lega ha l’ossessione dei comunisti, ma finge di non sapere che, insieme a loro, alla Resistenza parteciparono socialisti, azionisti, liberali, repubblicani e anche i monarchici, sacrificando la propria vita per liberare l’Italia. C’è una rimozione pericolosa della storia – ribadisce Azzalin – tra chi vuole sciogliere l’Associazione nazionale partigiani o negarle fondi pubblici, tra chi cancella le celebrazioni o non vuole ascoltare “Bella ciao”. Tra quest’ultimi, è bene ricordarlo, c’è il vicepresidente della Regione Forcolin, che lo scorso anno abbandonò la manifestazione insieme ad alcuni sindaci del Veneziano, lasciando attoniti i bambini che stavano cantando. Adesso è tornato a parlare di “diktat” dell’Anpi: ma Bella ciao è un canto di Liberazione dalla barbarie nazifascista, non l’inno dell’Unione sovietica. E a chi ci ha garantito un futuro di democrazia, a cominciare dai partigiani, dovremmo dire tutti grazie». (a.mat.)