Caso Fondazione Fontana, 4 domande a Lorenzoni

Il vicesindaco di Padova insiste nel sottolineare l’integrità di don Gabriele. Che nessuno mette in discussione. Ma non spiega l’origine delle donazioni

Il caso dei finanziamenti della famiglia Pipinato alla Fondazione Fontana continua ad essere sulle prime pagine della politica padovana. Dopo la lettera aperta dove l’imprenditore padovano Damiano Pipinato ha da un lato ammesso di aver fatto scelte sbagliate – si parla di un giro di evasione fiscale di quasi 40 milioni di euro, sanata grazie allo scudo fiscale – e dall’altro ha escluso il coinvolgimento della famiglia e dell’ente, il vicesindaco Arturo Lorenzoni, presidente della Fondazione fino al 2017 ed oggi consigliere, ha colto l’occasione degli auguri di Pasqua per cercare di fare chiarezza. In una lunga mail inviata agli iscritti della sua newsletter e pubblicata in Facebook ha raccontato come è nata la Fondazione, come ha conosciuto il suo fondatore don Gabriele Pipinato e come tutte le donazioni della famiglia Pipinato siano state opportunamente verificate.

Lorenzoni cerca di tutelare la figura sia di don Gabriele Pipinato sia della Fondazione Fontana. Ora, nessuno ha mai messo in dubbio le opere caritatevoli della Fondazione Fontana, né la figura integerrima di don Gabriele. Il punto, anzi i punti sono altri. La question, infatti, non è la destinazione, ma bensì l’origine dei fondi apportati come donazione alla Fondazione Fontana. Le  domande da porre a Lorenzoni sono allora queste:

1) quanta parte del totale delle donazioni può essere ricondotto a loro?

2) sono donazioni dei singoli o delle loro società?

3) tutti i fondi provengono dall’Italia o dall’estero?

4) la più importante: le donazioni sono in linea con il profilo economico delle società e dei singoli donatori?

Nessuno è indagato, non c’è nessun terzo grado da fare e non c’è nessun obbligo di risposta. Ma l’opportunità, forse sì. Considerata l’ampia disponibilità di Lorenzoni a parlarne, visto che è tutto in regola, sarebbe auspicabile che lo facesse preferibilmente nella sede opportuna, ovvero la commissione di garanzia e controllo a cui è stato convocato, ma se la ritiene troppo formale lo faccia dove meglio ritiene. Anche al bar di fronte ad un caffè. A tutela soprattutto dei Pipinato, in particolare di don Gabriele, della Fondazione Fontana tutta ed infine, ma non da ultimo, dell’immagine di se stesso, dato che il consenso lo ha conquistato proprio in nome della partecipazione e della trasparenza.

(Ph: Facebook – Arturo Lorenzoni)